Paul Klee e l’arte come rappresentazione dell’irreale

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Paul Klee e l’arte come rappresentazione dell’irreale

Paul Klee e l'arte come rappresentazione dell'irreale«L’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile»: queste le parole di Paul Klee, non un semplice pittore ma un rivelatore straordinario di universi interiori.

Klee nasce il 18 dicembre 1879 a Münchenbuchsee (Svizzera) ma presto si trasferisce a Berna con la famiglia. Forse perché figlio di genitori musicisti, l’amore per la musica, in particolare la classica e la lirica (amava suonare il violino), lo accompagnò per tutta la vita ed ebbe un ruolo pregnante nella sua crescita artistica. La musica, con la sua forza estraniante, sicuramente rafforzò quella sensibilità che gli permise di scoprire relazioni magiche tra forme, luoghi, simboli e colori.

A differenza di molti artisti suoi contemporanei, Paul Klee non si occupò affatto di affrontare con la sua arte problematiche sociali e politiche: nei suoi dipinti l’artista preferì esplorare la fantasia,  l’immaginazione e il sogno attraverso gli occhi ingenui e innocenti di un bambino. Forse per questo Klee mostrò un particolare interesse verso gli angeli, figurine realizzate ad acquerello, a penna o a carboncino, che incarnano i concetti pregnanti del suo pensiero. Gli angeli sono stranamente rappresentati come bambini brutti e indifesi, caratterizzati da piccoli difetti fisici e debolezze, angosciati e angoscianti, ma sorridenti e simpatici. Secondo Klee l’angelo, come il bambino, vive di continua ricerca, di scoperte ed attraverso il gioco vive una realtà parallela, sognata, riluttante verso la verità terrena.

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Senecio, 1922

Negli anni centrali della sua carriera Klee realizzò circa 9000 opere, in massima parte di piccolo formato, usando supporti alquanto disparati: dal foglio di carta, alla tavola, alla tela, alla tela applicata su legno. Le immagini di Klee assomigliano ad architetture, città immaginarie, acquari, orti botanici, labirinti, spartiti musicali, arabeschi, intrecciano simboli, note e ideogrammi.

La cultura figurativa di Klee è difficile da inquadrare poiché molto ricca e complessa: si fondono in essa elementi di gusto primitivistico ed espressionistico, l’arabesco di Matisse e le scomposizioni formali del cubismo. La libertà fantastica dell’artista arriva a una sorta di automatismo pittorico parallelo al surrealismo (Pasto variato, 1928), a una espressione carica di emotività romantica, dove si mescolano insieme umorismo ed estasi infantile. Moltissimi gli artisti del dopoguerra che non hanno potuto fare a meno di confrontarsi con il suo universo di immagini e segni, a cominciare da Wols, Jean Dubuffet, Henri Michaux, Mark Tobey, Cy Twombly.

All’inizio della sua carriera Klee venne attratto dalla pittura di Van Gogh e Cézanne, e dagli studi cromatici di Delaunay. Si appassionò in seguito a Gustav Klimt, a William Blake e a Goya, e a Parigi venne rapito dalle suggestioni degli impressionisti, di Leonardo e Rembrandt.

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Dapprima innalzatosi dal grigiore della notte, 1918

Nel 1911 conobbe Kandinskij entrando così in contatto con il Blaue Reiter, il gruppo che ha consentito la nascita dell’arte astratta. Oltre al legame artistico, Klee instaurò con Kandinskij un profondo rapporto di amicizia durato oltre tredici anni nonostante le numerose vicissitudini. Ad esempio, durante il primo conflitto mondiale, i due dovettero separarsi con la promessa di ritrovarsi presso la Bauhaus a Wimar, la scuola che ha rappresentato il punto di riferimento per tutti i movimenti artistici nel mondo, del design e dell’architettura del XX secolo. Negli anni Trenta, a causa delle minacce del governo tedesco, i due artisti furono costretti a separarsi di nuovo: si incontrano per l’ultima volta nel 1937 ma rimasero in contatto fino al 1940: Klee morirà il 29 giugno di quell’anno a causa di una grave malattia.

L’eredità artistica di Klee è ospitata nei musei più importanti del mondo. Per Klee, come per l’amico Kandinskij, l’opera d’arte rappresenta un confronto con il mondo reale che viene riletto in chiave astratta. Il grande merito di Paul Klee è stato dunque quello di reinventare il mondo, di superare la realtà, rendendo visibile quanto di magico e misterioso è racchiuso in essa.

Valentina Piuma per MIfacciodiCultura

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