Ingres: un classicista straordinariamente moderno nella forma

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Ingres: un classicista straordinariamente moderno nella forma
Autoritratto a ventiquattro anni (1804)

Una vita lunghissima di successi inarrestabili quella di Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban, 29 agosto 1780 – Parigi, 14 gennaio 1867), celebre pittore francese, vissuto negli anni dell’Impero Napoleonico, della Restaurazione e della Monarchia borbonica. Anni vivaci e frenetici nell’evoluzione politica e culturale del Paese, in cui l’artista si distinse per un disegno elegante, frutto degli studi classici e forme sempre più moderne per l’epoca.

Giovanissimo era riuscito ad entrare nell’atelier di David, eccellente maestro dell’arte accademica francese, da cui apprende lo studio del nudo maschile dal vero e le pose tipiche delle statue classiche, in un imperturbabile equilibrio. A soli 21 anni vince il premio più ambito dell’epoca, il Prix du torse, trampolino di lancio verso il Prix de Rome che consisteva in un viaggio di quattro anni alla scoperta delle meraviglie d’Italia e della grande tradizione antica. Lo vincerà al secondo tentativo con Achille riceve gli ambasciatori di Agamennone (1801) in cui la commissione apprezzò l’interesse per i bassorilievi greci, visibile soprattutto nelle piccole figure del fondo, minuziosamente ritratte. Non parte però subito per Roma ma rimane tra i fedelissimi del governo francese, al momento finanziariamente in crisi, perfezionando il suo stile che diventa sempre più personale, svincolato dall’accademismo di David. Fino alla partenza nel 1806, finisce gli ultimi quadri che al Salon verranno accolti con sospetto, considerati troppo d’avanguardia e aulici.

Napoleone I sul trono imperiale (1806)

I modelli di riferimento che studia, analizza e assimila sono soprattutto gli italiani Mantegna e Raffaello ma anche i pittori primitivi ed i fiamminghi. Questo permette al suo stile di guardare con ossessione al passato ma di volgere lo sguardo anche alla modernità. Le forzature e alcune distorsioni erano considerate sbagli anatomici dai contemporanei, ma ad Ingres servivano per raggiungere una linearità ed una maggiore naturalezza nei suoi quadri. Sono passati alla storia le tre vertebre in più che sembra avere la sua odalisca, il braccio troppo allungato di Teti per raggiungere il volto di Giove o la testa rovesciata in una posa innaturale della sua Angelica.

Momento cruciale della sua carriera è la serie di ritratti ufficiali di madame francesi, monsieur e letterati, che ben piacevano alla nuova classe aristocratica appena nata, in fermento di possedere e di mostrare la propria posizione sociale raggiunta. La nascente etica del disimpegno, dopo lunghi anni di guerre, prevedeva una vita amata e vissuta nel lusso più sfrenato per questa nuova generazione borghese. Personaggi influenti erano ritratti elegantemente vestiti, con un colore piatto e senza chiaroscuro, su un fondo neutro dal quale la loro figura si stagliava. Ingres preferiva la posa familiare, solitamente su una poltrona o accanto ad un tavolo per evidenziarne la posizione di uomini di cultura. La grande rottura definitiva con i ritratti contemporanei si ha con la presenza di uno sfondo dipinto, con paesaggi lontani, ancora esplicito riferimento rinascimentale e con il ritratto a mezzo busto.

Nella serie di ritratti, che continua anche a Roma, sperimenta nuove formule e nuove idee compositive. Cerca di esprimere la personalità di ogni soggetto con una lenta e studiata elaborazione.

Raffaello e la Fornarina (1814)

Per il principe Raffaello aveva una forte ammirazione, giovanissimo a Roma lo percepiva come un dio in Terra per la sua maestria ma anche per l’eleganza che lo caratterizzava. Con lui crea una forte simbiosi, assimilando le stoffe ed i panneggi eleganti, la serie delle Madonne, le pose nei ritratti e addirittura la donna amata. La Fornarina, amante e musa di Raffaello, ritorna anche nelle opere del pittore francese, nei ritratti e nel turbante della Grande Odalisca.

Apprezzato anche dai sovrani, non solo aveva legato con Napoleone, ritraendolo sia come console che come imperatore in trono, ma anche con i reali di Napoli Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte. Questi, conquistati dai suoi nudi, gli commissionarono una serie di opere fra cui il Fidanzamento di Raffaello e Paolo e Francesca. Ingres era, infatti, non solo un pittore di storia, di nudi classici e di ritratti ma dipinse anche temi mitologici e letterari soprattutto durante la Restaurazione.

La critica lo definisce pittore neoclassico ma il suo stile fu qualcosa di più. Ingres fu un anticipatore dei tempi e un attento osservatore. La padronanza del passato gli permise di andare oltre, verso un maggiore naturalismo e addirittura verso un interesse psicologico.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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