Design e Società da FuoriSalone: Pesce “fuor d’acqua” o Femminismo Fuori luogo?

Gaetano Pesce, la poltrona nel Salone del Design 2019 e il femminismo fuori-luogo

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Che problema hanno le donne nel 2019?

Beninteso, non tutte. Ma, realmente, mi chiedo, quando accadono isterismi anacronistici come l’ultimo Flashmob di “Non una di meno” contro la mega poltrona provocatoria del designer Gaetano Pesce in Piazza del Duomo in occasione del Salone del Mobile 2019: “Davvero credono in quello che dicono quelle donne che si sentono offese dalla “Maestà Sofferente” di Pesce?”.

Veniamo ai fatti. Come ogni anno da ormai 58 ad oggi, Milano a primavera diventa per quasi una settimana il centro del Design, chiaramente con la D maiuscola: forma d’arte che negli ultimi decenni ha preso sempre più importanza nel mondo dei creativi e dell’Arte stessa, anche se, occorre ammetterlo, in pochi casi si tratta davvero di principi estetici assolutamente condivisibili, ma non sta certo a me dire cosa è Arte e cosa non lo è, e sicuramente non è questa la sede. Ebbene, non poteva mancare tra le tante installazioni artistiche anche una che rendesse ridondante agli occhi di tutti i milanesi che “Hey, siamo nella Settimana del Design!” e dove collocarla se non in Piazza del Duomo? Non è stata certa l’unica, ma senza ombra di dubbio è stata quella che ha fatto più discutere, confermando che ormai gli artisti e i loro entourages si intendono ottimamente e giustamente anche di markting 4.0 (o forse 5.0?). Di cosa si tratta? Semplice: di una poltrona. Una poltrona gigante.

 

La stessa poltrona morbida e richiamante il formoso corpo femminile che l’artista in questione, all’anagrafe Gateano Pesce, aveva creato già 50 anni fa, diventando presto un’icona nel luccicoso mondo del Design.

Il problema (problema? Sì, problema…a quanto pare!!!) sembra essere che questa gigantografia di poltrona icona sia stata coperta di spilli alla San Sebastiano martire di cristiana memoria e intitolata “Maestà sofferente”, desiderando essere un simbolo PER le donne (e NON CONTRO) che soffrono di abusi e violenze nel mondo. Per la serie “…il Design si occupa anche di problemi sociali”. Per la serie “siamo leggeri con profondità”. E’ palese a tutti l’operazione di chiacchiericcio mediatico che ne sta alla base. Ma chi se ne importa! Ciò che mi sconvolge non è che si usi il design per promuovere un tema così importante, cavolo, va benissimo. Non mi sento come donna MINIMAMENTE offesa da una poltrona che richiama forme femminili. Io so benissimo di non essere un oggetto. Non ho bisogno che me lo confermi un designer. Anzi, l’artista ha richiamato delle forme femminili per innalzarne il senso estetico di quella poltrona. E sarò “leggera” io (e menomale, aggiungo!)  ma a me guardando la poltrona di Pesce è venuta in mente l’icongrafia maxima della fecondità antica, la Venere di Willendorf, risalente al Paleolitico, e ancora la scultura di Halaf del 6000 a. C., entrambe opere d’arte che inneggiavano alla Maestà della Donna come essere fecondo di Vita, con tutto il rispetto che ne poteva derivare.

Venere di Willendorf

Insomma, possibile che bisogna sempre vedere il marcio dappertutto? Quella straordinaria donna di Simone de Beauvoir, grande donna, icona superficialmente di tante forme di femminismo ipocrita, non diceva affatto che le donne dovevano avercela con gli uomini, nè che per essere libere bisognasse assumere caratteristiche maschili. Certo, sottolineava con domanda provocatoria nel suo saggio del 1949, intitolato “Il Secondo Sesso”, che la donna non è certo da considerare esclusivamente come “Tota Mulier in Utero ?” ( e ci mancherebbe!) ma la stessa De Beauvoir ci insegna che maschio e femmina hanno caratteristiche diverse e complementari e nessuno deve essere nemico dell’altro. Personalmente non vedo nell’opera di Pesce o in Pesce stesso un nemico.

scultura di Halaf del 6000 a. C.
scultura di Halaf del 6000 a. C.

Io vedo insipienza e sterile accanimento in movimenti e comportamenti femministi estremisti che non portano da nessuna parte. Anzi, probabilmente portano gli uomini, e non solo, a considerare tali forme di estremismo puro accanimento isterico (dove per isterismo non intendo qualcosa di femmineo, giacchè, come ci ha segnalato Freud, anche gli uomini possono essere “isterici”, piuttosto intendo qualcosa di potenzialmente patologico a livello psichico).

“La donna per l’ennesima volta è rappresentata come corpo inerme e vittima, senza mai chiamare in causa l’attore della violenza“,

hanno gridato le attiviste di Non una di meno.

Le (pseudo, de facto) femministe hanno accusato perfino il sindaco Beppe Sala che, essendo uomo, ha dato via libera ad un’opera di tale enorme disvalore per le donne senza comprenderne l’offesa fuori misura! Naturalmente, hanno anche aggiunto, opera di un ARTISTA UOMO…come se, in quanto uomo, fosse PER FORZA privo di ogni forma di sensibilità verso l’altro sesso! Insomma, una perpetuata discriminazione al contrario. E’ la dittatura del “a prescindere”.

Ma perchè?

Davvero siamo arrivati a questo?

Non credo che un tale modo di percepire la vita e i comportamenti degli uomini come nemici ci porti lontano come donne. Anzi, sono convinta che ci impoverisca e ci porti anni luce lontano dal raggiungere la parità e il rispetto che meritiamo. Come esseri umani, TUTTI.

Non credo nel “valore delle donne” in quanto “donne a prescindere”. So bene che sto affermando qualcosa di molto pericoloso e i commenti potenziali a questo articolo lo dimostreranno, ma credo, molto sinceramente, negli esseri umani al di là del genere. Non nego che le donne siano state (e in alcuni settori lo siano purtroppo anche oggi) per tanto, troppo, tempo ostacolate da una società costruita dai maschi. Ma penso anche che le donne, esattamente COME gli uomini, debbano farsi valere come esseri meritevoli di Valore, appunto, a prescindere dal sesso. Le donne. E gli uomini. Allora si avrà la parità. Certo, occorre lavorare affinchè vi siano le stesse condizioni di partenza, gli stessi diritti, le stesse possibilità di realizzazione del proprio potenziale. Lottando per questo, INSIEME DONNE E UOMINI, non perdendosi in cause deficitarie che, anzi, indeboliscono come la lotta contro la “Maestà sofferente” d Gaetano Pesce. Difficile? sì, molto. Ma, banalmente, oggi che il vaso di Pandora è stato rovesciato, oggi che anche grazie all’operato di molte donne coraggiose (e anche alcuni uomini) abbiamo reso noto  le discriminazioni tutte e dobbiamo continuare (con intelligenza e su basi concrete) a farlo, è questa la vera, semplice e allo stesso tempo profondamente complessa, scommessa che ci aspetta. Senza sterili lotte concepite in nome di un’appartenenza ideologica che non bada alla realità di ogni singolo caso, che deve, invece, essere valutato nella sua unicità e nel suo giusto contesto.

Può piacere o non piacere l’opera di Pesce, ma addirittura vestirla di contro-sensi in nome di un assoluto ideologico rischia di portarci indietro, anzichè guardare al futuro.

Parafrasando la De Beauvoir mi sentirei di dire:

“Donne (e uomini) non si nasce. Si diventa.”

Valentina Ferrario (Donna e Essere Umano).

 

 

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