Canova in mostra a Napoli: quando la scultura è senza tempo

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Antonio Canova, Le Tre Grazie, 1812 – 1817

Fino al 30 giugno 2019, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli accoglie la mostra Canova e l’Antico, interamente dedicata al rapporto tra Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia 1822) e l’arte antica. Curata da Giuseppe Pavanello, la mostra riunirà al MANN più di cento lavori del celebre artista con tantissimi prestiti internazionali: dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo, giungono, tra le altre opere, le celeberrime Tre Grazie, ma ci saranno anche l’imponente statua La Pace proveniente da Kiev e l‘Apollo che s’incorona del Getty Museum.

Modello in gesso della statua dedicata a George Washington, andata distrutta nel 1831

Considerato dai contemporanei un nuovo Fidia, Canova, padre del Neoclassicismo, tenne fede al principio del teorico Johann Joachim Winckelmann, secondo cui gli antichi andavano imitati e non copiati, individuando nell’arte greca il primato di perfezione e bellezza. E Canova è colui che riuscì a riportare in vita l’antico, ricreando una bellezza ideale, quieta e non perturbata dalle passioni. Artista inquieto, diviso tra due epoche, egli guarda al passato per raccontare il suo presente, riuscendo con le sue opere a fermare il tempo. Da Venezia, dove nacque il suo talento, a Roma, città in cui la sua bottega divenne punto di riferimento per gli artisti dell’epoca, Canova ha viaggiato e la sua fama e la sua arte hanno travalicato i confini nazionali per arrivare fino agli Stati Uniti.
Le vicende storiche di fine ‘700 irrompono nella vita di Canova che con il suo lavoro cerca inizialmente di evadere dalla drammaticità della sua epoca, per poi cedere e dedicarsi ai personaggi del suo tempo come Paolina Bonaparte, ritratta come Venere con il pomo della discordia. Attraverso le sue opere ha scolpito i mutamenti dei suoi tempi, ritraendo nel marmo l’ultimo imperatore, Napoleone, nella posa di Marte pacificatore, nudo, con lo scettro e la vittoria alata; e il primo presidente della giovane repubblica americana, George Washington,  che Canova ritrae vestito come un generale dell’esercito romano intento a scrivere la sua rinuncia al potere.

Liquidate in passato come algide statue di sale, le sue opere sono oggi celebrate come il più alto ideale di bellezza. Tutte in marmo bianco, con un modellato armonioso e levigato, sono oggetti puri, incontaminati, secondo i principi di una perfezione eterna: non solo bellezza intrinseca ma anche particolare forza emozionale. Celebrato in vita come lo scultore di cui il mondo non può stare senza, ha interpretato le nuove istanze neoclassiche e rivoluzionato l’attività scultorea, trasformandola da pratica artigiana a intellettuale.
Canova è stato anche colui che ha celebrato la morte con una serie di monumenti funebri di grande impatto visivo, con la tomba che diventa il luogo in cui i vivi e i morti si confrontano in una corrispondenza di sensi: i vivi che ricercano nel ricordo dei defunti un modello a cui ispirarsi e i morti la speranza di non essere dimenticati.

Antonio Canova, Apollo che s’incorona, 1781

Non fu solo artista, ma anche colui che fu scelto da papa Pio VII per ricoprire la carica di presidente della pontificia commissione per le Belle arti con il compito di valutare le opere d’arte che venivano alla luce dagli scavi, approvando o meno la vendita e l’esportazione. In questo ruolo, Canova ha introdotto un concetto chiave della storia dell’arte: il valore di un’opera è legato a una nazione e alla sua storia, per questo deve rimanere nel territorio. E sarà lo stesso Canova ad andare a Parigi per richiedere la restituzione delle opere trafugate da Napoleone, riuscendo a riportare in Italia i cavalli di San Marco a Venezia, il Laocoonte e Raffaello a Roma.

Emerge la testimonianza artistica di un’esistenza in bilico tra due epoche, nostalgica di un passato perduto in un tempo di enormi rivolgimenti storici, lascito di un’artista che si ispirò a sublimi modelli classici per reinterpretare un presente caotico e tentare di dar forma a un futuro inimmaginabile.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

Canova e l’Antico
Dal 28 marzo al 30 giugno 2019
MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Piazza Museo 19, Napoli

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