John Fante: lo scrittore dell’identità e della libertà

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John Fante (Denver, 8 aprile 1909 – Los Angeles, 8 maggio 1983) è uno degli scrittori statunitensi più importanti del ‘900, attivo anche come sceneggiatore e scrittore di racconti. Il suo nome è legato a una serie di romanzi usciti tra il 1938 e il 1985 incentrati sulla figura di Arturo Bandini (alter ego dello stesso Fante), di cui il più noto è Ask the Dust (1939, “Chiedi alla polvere”).

John Fante

Nato a Denver da Nicola Fante, di origine abruzzese, e Mary Capolungo (di origine lucana), ebbe modo di frequentare diverse scuole cattoliche prima di iscriversi all’università del Colorado, ma decise di abbandonare lo studio e dedicarsi completamente alla carriera di scrittore. È opportuno soffermarsi su questo dettaglio: la scrittura di Fante è fortemente autobiografica, legata agli incontri e ai luoghi visitati, in modo particolare Los Angeles, eletta a città privilegiata della sua opera. Temi del suo macrotesto sono la povertà, il cattolicesimo, l’identità italo-americana e soprattutto (riferimento metaletterario) la sua carriera autoriale, declinata attraverso la figura di Arturo Bandini. Per queste ragioni è dunque possibile classificare l’autore come realista. 

Il romanzo che più di tutti ha contribuito a rendere noto John Fante è appunto Chiedi alla polvere (1939), dove il personaggio principale è il summenzionato Bandini. Egli è il protagonista della saga iniziata con La strada per Los Angeles (1933-1936, pubblicato postumo nel 1985), che prosegue con Aspetta primavera, Bandini (1937) e Chiedi alla polvere, e si conclude con Sogni di Bunker Hill (1982). Viene da chiedersi chi sia Arturo: egli è un giovane orfano di padre, intenzionato a diventare uno scrittore di successo, avido lettore (senza comprenderli) di Nietzsche e Spengler. Il protagonista è inoltre fortemente intollerante, razzista e arrogante e coltiva sogni irrealizzabili. La cifra stilistica del primo romanzo di Fante risiede proprio nell’ironia che si crea nell’osservare come i piani del protagonista vadano a ramengo e come egli sia mal tollerato in una società che non sopporta l’entropia.

La strada per Los Angeles

In Chiedi alla polvere Bandini/Fante è riuscito a pubblicare un proprio lavoro e si trasferisce a Los Angeles in cerca di maggior fortuna. L’arrivo nella grande città rappresenta un vero e proprio rito di passaggio, poiché egli si innamora della giovane cameriera messicana Camilla Lopez, con la quale vive una burrascosa e tormentata storia d’amore. I due, oltre a un difficile amore, dovranno far fronte allo stigma sociale e alla povertà. Merita la pena di menzionare il film tratto dal libro, con Colin Farrell nella parte di Bandini e Salma Hayek in quella di Camilla.

Fante è riuscito a costruire quella che potremmo definire “saga di formazione”: Bandini è un personaggio in continua evoluzione, arrivando a dare una una scossa definitiva alla sua vita nell’ultimo romanzo. Lo scrittore americano investe molto sul realismo e sulla descrizione accurata della società della sua epoca, facendo proprio quello che il critico ungherese György Lukács definisce rispecchiamento.

L’autore italo-americano rappresenta tuttora una tappa obbligatoria nei programmi scolastici e, soprattutto, l’amministrazione comunale di Los Angeles ha voluto intitolare una piazza allo scrittore di fronte alla biblioteca della città statunitense, frequentata dal giovane Fante. Charles Bukowski ha riconosciuto apertamente in Fante la sua principale fonte di ispirazione. 

John Fante Square, Los Angeles

È opportuno concludere questo articolo con qualche riflessione dedicata all’attualità: John Fante/Arturo Bandini rappresentano quei tanti giovani costretti a lasciare l’Italia o qualsiasi altro paese in cerca di opportunità di lavoro e di una vita migliore, ma soprattutto mi piace vedere nello scrittore e nel suo alter ego i tanti emarginati e le tante persone guardate con sospetto solo perché straniere. Nell’America di Trump, che sembra aver smarrito i valori dei Costituenti, è fondamentale conoscere uno scrittore di questo calibro, perché è bene ricordare che, prima o poi, potremmo essere tutti stranieri in casa di qualcun altro. 

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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