“Il ventre di Parigi” di Émile Zola: un romanzo di arte e società moderna

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Il ventre di Parigi di Émile Zola: un romanzo di arte e società moderna

Il ventre di Parigi è un romanzo di Émile Zola pubblicato nel 1873 che affonda l’attenzione in maniera naturalistica sul popolo francese, contrapponendolo a importanza ai grandi poteri del tempo, di riferimento all’avvento del Secondo Impero di Napoleone III.

Émile Zola

Di dichiarato stampo moderno, il testo va a comporre così una sequenza pittorica di grande impatto storico: l’autore crea, con la sua penna, una successione di scenografie perfettamente realizzate secondo le tendenze artistiche del tempo. Infatti, si parla di macchie, di colori, con chiaro riferimento sia alla corrente impressionista diffusasi fortemente in quegli anni, sia alla stagione degli artisti cosiddetti macchiaioli, ai quali va inoltre riconosciuta l’attenzione su temi di genere dove il popolo è al centro di grandi opere ma anche di feroci lotte. In più, nelle dettagliate descrizioni all’interno del mercato, il vero soggetto vivente del romanzo, vi è un espresso rimando all’arte fiamminga, che dal Quattrocento è nota per la straordinaria efficacia nel cogliere i particolari, soprattutto delle nature morte come anche dei paesaggi rurali. E poi, quando il sole comincia a sorgere, o a tramontare, e porta con sé l’immobilità del momento, dove in un istante tutto si acquieta, quando l’autore ci descrive gli effetti dell’alba e del tramonto sulla città, noi non possiamo fare altro che pensare alle tele di Monet. Tutta la rivoluzione artistica compiuta da Caravaggio a suo tempo, si ritrova qui, a Parigi. Ecco che la letteratura va di pari passo con l’arte, perché questo è proprio ciò che si stava vivendo in quegli anni, dove artisti e letterati sedevano e discutevano affannosamente ai tavolini dei caffè, caratterizzando così un’epoca successiva denominata Belle Époque.

Il fulcro della storia ruota attorno al mercato centrale della città, ma è una storia che si compone di tante vicende diverse che si intrecciano continuamente come in una tana di topi. Siamo già nel periodo di grande espansione delle città, di forte industrializzazione, ma in questo caso tutto l’interesse si riflette sulle vite di chi sta ai margini, in basso, il popolo di contadini, essi sono l’anima della città, la compongono organicamente, è un enorme ingranaggio che non si arresta più.

Il mercato di Les Halles

All’interno di questo piccolo mondo spiccano le storie di alcuni personaggi principali, ognuno con un proprio carattere che va a contrapporsi all’altro, e da questo scontro nasce un riflesso nella società. Florent è un ex esiliato della Cayenna, condannato per le sue forti opposizioni al potere centrale, che ritorna nella grande città da estraneo e in condizioni disastrose, dove trova riparo presso il fratellastro e sua moglie Lisa, l’antagonista per eccellenza. Nella descrizione di questi personaggi, ma soprattutto di Florent e delle relazioni che intercorrono insieme agli altri, si giunge addirittura al tragicomico: un disgraziato miserabile, magro, di una magrezza di cui si diffida in una collettività ricca di gente grassa e rotonda. Egli si ritrova conteso da due donne, possenti dietro ai loro banchi del mercato, per essere sfamato. Da una parte il banco del pesce, in cui si può vedere l’immagine nauseabonda degli ultimi anni da condannato su un’isola in mezzo al mare, e dall’altro quello della carne, apoteosi per eccellenza di abbondanza, allegoricamente raffigurata dal panciuto fratello, che inoltre gli evoca il ricordo della madre.

A questo si aggiunge una brutalità nel realismo del linguaggio, in una descrizione pura e vera, a volte sadica da parte dell’autore, come quando Florent narra alla nipotina delle vicende terrificanti che ha vissuto da esiliato, e intanto il fratello sta cucinando il sanguinaccio mentre il suo aiutante gli dice di essere il più bravo a sgozzare i maiali. È un modo, quello di affrontare temi così fastidiosi in uno stile crudo e a volte violento, tipico della poetica di Baudelaire. Ecco che tutto torna, le parole i suoni i colori e i profumi, il poeta, l’artista, lo scrittore hanno la stessa radice sociale e culturale.

Fabio De Liso per MIfacciodiCultura

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