Lezioni d’Arte – Quell’uomo innocente, quel Cristo in camicia, di Goya

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Particolare del volto soldati

Quell’uomo con la camicia bianca che alza le braccia al cielo indifeso dipinto da Francisco Goya (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux, 1828) è diventato un’icona di ingiustizia, terrore e contemporaneamente rassegnazione umana. È il protagonista del dipinto Il 3 maggio 1808, conservato al Museo del Prado, che testimonia l’eroismo del popolo spagnolo contro l’invasione napoleonica durante la guerra d’indipendenza. Spicca fra tutti per il bianco della sua camicia, emblema dell’innocenza, e il gesto così umano sottolineato dalla luce che lo invade.

Particolare

È un’immagine che rimane impressa nella memoria artistica e purtroppo sempre attuale. Goya ferma in eterno l’apice della tensione. Sulla destra, schierati, una massa uniforme di soldati è pronta con i lunghi fucili a sparare. Sono ritratti di spalle, privi di identità e di sentimenti, in un’azione rigida e meccanica. Un lume ad olio, ai loro piedi, è l’unica fonte di luce che rischiara la scena. Mostra riversi a terra i cadaveri deformati nei volti, immersi nel fango e nel sangue dei patrioti spagnoli. Quel sangue che spicca in contrasto con il bianco. Un frate prega in ginocchio tremante come ultima speranza, mentre gli altri uomini sono in attesa della morte, ammassati al colle. Disperati alcuni si nascondono il volto fra le mani, un gesto che nell’arte ha sempre rappresentato il dramma umano. L’ambiente è arido e freddo. Sullo sfondo si riconosce il profilo della città di Madrid chiusa nel buio della morsa del terrore.

La tela è 2 metri per 3, dimensioni monumentali che coinvolgono maggiormente chi la osserva. Nonostante la scena rappresentata si ispiri ad un fatto di cronaca, la particolarità è la resa di Goya che non si concentra nel dettaglio e nel realismo, come prevedeva la pittura di storia, ma con le sue pennellate si concentra sulla resa dell’espressione. All’artista preme esprimere il terrore, l’angoscia e le ingiustizie subite davanti alla violenza della guerra. Un sentimento universale che accomuna tutti gli uomini in ogni epoca. È proprio questo che lo rende un dipinto iconico sempre contemporaneo.

Particolare del volto dei cadaveri

La Spagna di quegli anni era martoriata dalla violenza e dal sangue. Le truppe francesi all’alba del 3 maggio 1808 fucilarono tutti i civili spagnoli che trovavano al loro passaggio con l’accusa di essersi ribellati all’invasione napoleonica. Il dipinto viene commissionato alla fine della guerra, tra la partenza di Giuseppe Bonaparte e la restaurazione del trono legittimo di Ferdinando VII Borbone, dal consiglio di reggenza per elogiare le azioni più eroiche avvenute durante l’insurrezione spagnola. Il gesto di Goya dunque non rappresenta soltanto una denuncia contro le atrocità della guerra ma fu soprattutto uno strumento per potersi ingraziare il nuovo sovrano e conquistare la posizione di pittore di corte.

Francisco Goya, 2 maggio 1808

Sceglie i due momenti salienti in due grandi tele: la sanguinosa rivolta del 2 maggio contro i Mamelucchi e la conseguente fucilazione all’alba del giorno dopo sulla montagna del Principe Pio. La resa dei patrioti madrileni come popolani non piacque però al sovrano Ferdinando che scartò e nascose il dipinto per molto tempo.  Il gesto iconico e la distanza ravvicinata fra le due parti che rende l’evento ancora più cruento e drammatico ispirerà Pablo Picasso, un’artista che utilizzò nel secolo successivo molte sue opere per denunciare le atrocità della guerra che avevano soppresso la libertà e la vita della sua Spagna.

L’uomo inginocchiato con la camicia bianca, dalle braccia protese, diventa un nuovo Cristo ancora una volta inchiodato in un gesto finale, estremo, di sconfitta. Nei suoi occhi il terrore, la sorpresa ma anche la forza e la dignità umana di andare incontro al proprio destino e di fronteggiare chi sta con violenza annullando la vita.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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