Enzo Jannacci, abbiamo visto un re

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Enzo Jannacci, abbiamo visto un re

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I due corsari

Presentare Enzo Jannacci non è mai semplice, il perché è presto detto. Per assaporare al meglio la genialità di quest’uomo bisogna spaziare in molteplici ambiti: dalla musica, al teatro, al cabaret. Jannacci al pari di altri pochi personaggi, arricchì la scena artistica di metà secolo non solo nella sua amata Milano ma di tutta Italia.

Nato nella grande metropoli lombarda il 3 giugno 1935, si diploma al Conservatorio di Milano. Il battesimo musicale avviene negli anni ’50 al Santa Tecla, tempio del rock’n’roll milanese, dove suona prima con il gruppo di Tony Dallara, i Rocky Mountains di cui è il tastierista, e successivamente coi Rock Boysstorica band di Adriano Celentano. Sul finire del 1958 forma un duo con il suo grande amico Giorgio Gaber, facendosi chiamare I due Corsari.
Milano e Genova sono in quel periodo i due principali centri di sperimentazione musicale: da una parte ci sono i sopracitati, dall’altra capeggiano Gino Paoli, Luigi Tenco e Umberto Bindi, con i quali Jannacci spesso collaborò.

Enzo_JannacciLa sua poliedricità musicale (suonava perfettamente molteplici strumenti) accompagnò la sua estrema varietà nello scrivere i testi: famosi erano sia quelli caratterizzati da comicità surreale quasi demenziale, sia quelli maggiormente introspettivi e d’amore. Il sodalizio con Gaber va a meraviglia e riescono anche a pubblicare un album. Nel 1964 Jannacci firma uno sketch per Carosello chiamato Pildo e Poldo.

Nel 1963 il Santa Tecla fa spazio nella sua carriera al Derby, locale di cabaret milanese, dove conosce Dario Fo e Cochi & Renato. Incide il suo primo disco chiamato La Milano di Enzo Jannacci nel dicembre del 1964 ed esordisce in televisione in un programma di Mike Bongiorno. Con Dario Fo inizia anche la sua carriera teatrale, portando Jannacci a una evoluzione sempre maggiore dello stile e della tecnica. Enzo Jannacci a teatro sarà il compimento di questo percorso, primo album live italiano, con moltissime repliche al Teatro Odeon del personale spettacolo 22 canzoni.
Il 1966 è l’anno delle canzoni sulla Resistenza, in onore del padre partigiano: Sei minuti all’alba racconta gli ultimi atti di vita di un soldato, catturato dai nemici, che verrà fucilato al sorgere del sole. Soldato Nencini è invece la storia di un militare meridionale e il suo difficile ambientamento in una caserma di Alessandria, dove scriverà la lettera di separazione dall’amata.

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Derby Club Milano: Thole, Abatantuono, Jannacci, Di Francesco, Porcaro, Boldi e Faletti

Il legame con Dario Fo porta alla creazione di tormentoni indissolubili della cultura e della musica italiana. Vengo anch’io. No, tu nononostante la musicalità allegra e apparentemente nosense, rappresenta una graffiante critica sociale dove le persone respingono un individuo solo per il gusto di vedere qualcuno nel ruolo dell’emarginato. Ho visto un Re (cantata con gli amici del Derby) diventa addirittura uno dei simboli del ’68, a metà tra una favola e una rivalsa politica.

La mancata vittoria di Canzonissima lo allontana dalle scene. Grazie alla laurea in medicina entra nell’equipe del dottor Christiaan Barnard in Sud Africa, primo medico a effettuare un trapianto cardiaco.

Dopo l’allontanamento dalle scene Jannacci deve rilanciarsi, sia a livello musicale che televisivo. Escono tutti i successi de I due corsari ed è ospite con Mina di uno show televisivo dove canta il suo ultimo successo Messico e Nuvole. Grazie alla collaborazione dei suoi amici di sempre Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto porta in televisione il suo spettacolo teatrale l poeta e il contadino nel 1973, dove cantano la famosa Canzone intelligente. L’anno successivo il trio realizza la sigla di Canzonissima, più nota con il titolo E la vita, la vita.

Dopo una lunga pausa dalle scene la sua carriera musicale riprende nel 1979 con il decimo album Foto ricordo. Sempre più stretto sarà il rapporto con Paolo Conte, con cui realizza Bartali, omaggio a un uomo leggendario oltre che magnifico atleta. Jannacci rivede il successo anche grazie a Ci vuole orecchio, una delle sue massime fortune. Inizia ad entrare in scena il figlio Paolo, massimo orgoglio di Enzo, come accompagnatore musicale. Il tour del 1981 lo porta in giro per l’Italia: da ricordare il suo evento a Milano allo Stadio di San Siro (verrà inoltre trasmesso dalla Rai).

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Enzo Jannacci con il figlio Paolo

Grazie al varietà Gran Simpatico Enzo ha la possibilità ancora di rinnovarsi, presentando ospiti di recente successo come Abatantuono, Boldi, Teocoli e il suo amico Gaber. Nel 1985  esce il disco L’importante, arricchito da testi in parte goliardici ma che nascondono una profonda riflessione sull’esistenza. Quattro anni più tardi partecipa al suo primo Festival di San Remo, anche se non raccolse molto successo. Negli anni successivi torna a presenziare al Festival, dove vince il premio della Critica per il miglior testo. Nel 2003 il brano L’uomo a metà, del CD omonimo, vince la Targa Tenco come miglior canzone.

La raccolta The Best 2006 è il suo ultimo doppio cd, contenente i 35 brani più significativi della quarantennale carriera del cantautore. Muore a Milano il 29 marzo 2013 di un tumore di cui soffriva da anni, lasciando un vuoto incolmabile nella cultura italiana. Un genio poliedrico, capace di raccontare un’epoca e una Milano così lontane da noi ma così vicine, per sogni e passioni.

 

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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