Klimt e Schiele, personificazioni viventi di Eros e Thanatos

Giovedì 28 marzo alle ore 20:00 al Let's si svilupperà la tematica dell'Eros dal punto di vista di Egon Schiele e Gustav Klimt

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Gustav Klimt, “Eros e Thanatos”, 1915

L’erotismo ha sempre insiti dentro di sè due impulsi, due spinte vitali che molto spesso non si trovano in una condizione di equilibrio ma traballano, traballano e cambiano assetto continuamente: Eros e Thanatos, secondo Freud. Il primo orienta alla vita, al soddisfacimento dei poli pulsionali che anelano e bramano il piacere stesso come un desiderio preconfezionato che cambia continuamente, il secondo, anch’esso insito in ogni cosa, richiama una parvenza ombrosa senza nome, sempre presente ma non costantemente percebile nella sua tangibilità. L’evidenza che un giorno la vita verrà meno, e la giovinezza sfiorirà attimo dopo attimo, è sufficiente per consolidare l’esistenza di Thanatos, ma se appunto si parla di bellezza, allora significa che anche Eros vuole la sua parte. Klimt e Schiele sono le rapprezentazioni in forma d’artista di queste due pulsioni, eterogenee ma sempre unite in un rapporto di interconnessione e interdipendenza.

L’eterno venire,
essere,
e passare,
sogni
del futuro
e tolleranza
del presente.
Desideri
divengon soffio
in questo tutto (Egon Schiele)

Egon Schiele, “Ragazza accovacciata con la testa china”, 1918

Egon Schiele è l’apoteosi della ricerca dell’Eros nei corpi crudi, nitidi e senza fessure, emaciati, schivi o quanto mai coloratamente ardenti di vita e di pensieri indipendenti e indomabili. Mai potranno essere catturati dalla vecchiaia o dal tempo gli occhi azzurri di Wally Neuzil, l’appena ventunenne quando conobbe Schiele e forse anche ex amante di Klimt, la profondità dei lineamenti fisici non potrà essere distrutta dall’eterno fluire del tempo. Attorcigliati in un abbraccio eterno, tra il marrone e il nero, come un carboncino tremante ma con una tecnica magistrale è l’ultimo saluto alla stessa Wally, morta nel 1917 al fronte come crocerossina.

Il futuro che ci mostra il sogno non è quello che accadrà, ma quello che vorremmo accadesse. La mente popolare si comporta qui come fa generalmente: crede in ciò che desidera (Sigmund Freud)

Come il Laocoonte, le figure schieliane si attorcigliano, si avvinghiano ma sono bel lontane, oltre che dal raggiungere una serenità interiore, da una linearità corporea. Crude e vive, senza filtri ma con le anime in fiamme, coi pensieri che trasudano da ogni angolo della bocca, dalle fessure tratteggiate con la sanguigna o dalle mani freneticamente convulse. Gli abiti sono dei veli, spesso colorati, che contornano le sinuosità della carne viva e le attribuiscono un valore aggiunto, ma ad essere reale è solo la fisicità. Vibrazioni alle volte tristi alle volte in estati, in qualche maniera consapevoli del loro destino e per questo, e forse in antitesi a ciò, perennemente in movimento.

Un sognatore è colui che può trovare la sua strada al chiaro di luna e vedere l’alba prima del resto del mondo (Oscar WIlde)

Gustav Klimt, “Danae”, 1907-1908

Il fondatore della secessione viennese, dal canto suo aveva anticipato Ragazza accovacciata con la testa china (1918) di Schiele, in quanto Danae è degli anni 1907-1908. A osservarle, entrambe figure sono supine, l’incarnato è chiaro e i capelli una fiammata di fulgido amaranto. I seni della protagonista anonima di Schiele sono coperti dalle braccia, mentre Danae, in procinto di essere fecondata da Zeus durante la notte, scopre le nudità senza saperlo. Gli occhi della protagonista sono socchiusi ma intorno a lei esplode un tripudio d’oro e ambre magique e una coltre di manti preziosi, dalle fantasie egizie e dai richiami di antichi splendori, evocanti fuochi, fumi e luci primigeni. Mentre la divina pioggia d’oro s’impossessa di Danae durante una notte buia, la protagonista di Schiele è sola e ha gli occhi spalancati, pare pensierosamente cosciente della sua nudità e vi si adagia, e sullo sfondo non rimane nulla. Solo bianco. Le differenti tonalità del background rappresentano la differenza tra Schiele e Klimt, che s’incontrarono nel 1907 al celebre Cafè Museum di Vienna. 

Tutta l’arte è erotica (Gustav Klimt)

Il dualismo Eros-Thanatos non può essere visto unicamente in un contrasto acceso, in quanto ognuna delle due pulsioni ha intrinsecamente entro di sè un’implosione dell’altra. Sia in Schiele che in Klimt questo appare evidente: un voluttuoso sogno è in realtà una violenza e la fulvida fiamma schieliana è troppo pensierosa per essere realmente felice. La psiche e così il corpo convivono in un’unione inscindibile, fino al termine utimo di Thanatos, che richiama a sè i viaggiatori, ammaliati e al contempo persi nelle loro vanitas in eterno divenire.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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