Russian Doll, analisi psicologica di una matrioska prigioniera nell’antiorario

La nuova serie di Netflix affronta il tema dello spazio e dei ricordi svincolandosi dalle coordinate del "reale"

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Counterclockwise, senso antiorario, ritorno al passato, nessun’ora nè spazio sono per sempre e ogni stato è precariamente esistente nell’hic et nunc. Qualsiasi situazione può essere sovvertita e gli stati umorali rivissuti all’infinito. Entro ogni storia, però, i dettagli hanno la loro importanza, e anche se alle volte può sembrare di essere rinchiusi entro i confini inquisitori e limitanti di una matrioska rossa fiammante, in realtà è probabile ci sia una via d’uscita. Forse. Gotta get up, gotta get out, gotta get home before the morning comes 
What if I’m late, gotta big date, gotta get home before the sun comes up (Harry Nilsson, Gotta get up). La certezza è che non sarà possibile terminare Russian Doll senza avere in testa la canzone di Harry Nillson, Gotta get up, che analogamente a quanto accadde con What’s up per Sense8 diventa una vera e propria ossessione. Un po’ come la trama della serie, del resto.

Follia è fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi

Che si tratti di un sogno, d’immaginazione o realtà o chissà che altro non ha importanza ma Russian Doll, targata Netflix e ideata da Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland, è un autentico un trip nei meandri della mente e delle sue indubbie ossessioni. Nadia Vulvokov è a una festa, precisamente quella organizzata per il suo compleanno, si trova in un bagno pitturato di blu con di fronte uno specchio e dietro una pistola come maniglia della porta. Giusto il tempo di uscire di casa per cercare il gatto sparito ed essere investita e poi la scena è nuovamente quella dello starter point: bagno, specchio, porta e qualcuno che bussa insistentemente. Immaginarsi dunque di rivivere la medesima situazione, apparentemente per sempre, è dunque un incubo? Sarà possibile applicare delle modifiche oppure il fato è padrone indiscusso e nulla può l’uomo contro i suoi disegni minuziosamente ripetitivi?

Tutto è determinato […] da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Lo è per l’insetto come per le stelle. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile (Albert Einstein, Pensieri di un uomo curioso)

A chiunque è capitato, almeno una volta nella vita, di rivivere mentalmente una scena, ripercorrendo, e scandagliando, ogni infinitesimo dettaglio di quella configurazione architettonica cronologicamente passata. In psicologia, questo meccanismo retrò, se ripetuto all’eccesso ha un termine: ruminazione. Questo capita quando si raggiunge il set point, ossia il punto di saturazione. Giunti a questo punto, una calamita attrae la mente che rincorre la stessa sequenza di pensieri, con emozioni e sensazioni annesse, senza possibilità di scampo. Ritrovarsi costantemente in un ricordo e non riuscire a uscirne è la base per qualsiasi trauma, cioè uno stato che non è stato accettato e assorbito dal connubio mente-corpo, il quale l’ha respinto senza affrontarlo.

Ricordare, ripetere e rielaborare, disse Freud, e tutto è tutto fuorchè semplice, in quanto la psiche segue delle logiche ferree prima di giungere alla mancata accettazione dell’evento, e in seguito maschera e rimescola le cause scatenanti confondendole con altri elementi neutri. Come in Russian Doll, occorre quindi ritornare al punto d’inizio, e da lì ripartire in un’analisi sincera e non giudicante dei contenuti presenti. Logicamente, pensare è un’azione che avviene entro uno spazio temporale chiaro, eppure quando si viene catturati dai pensieri, momentaneamente si è distanti dal qui e ora e si perdono momentaneamente il senso della corporeità e la relazione con l’ambiente circostante.

«Ma accidenti, tutto il mondo è reale e tutti quanti tirano avanti come in un sogno, cazzo. Come se anche loro fossero sogni. Amore o dolore o pericolo ti riportano alla realtà» (Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma)

In realtà, come disse Jack Kerouac che differenza c’è tra il ricordo e il sogno? Sicuramente il primo è maggiormente ancorato al livello cosciente mentre il secondo avviene in uno stato di notturna non consapevolezza, eppure entrambi seguono delle leggi ben precise, le quali impediscono a un contenuto psichico di essere metabolizzato senza riserve. Rimebrare e sporofondare nell’onirico sono solo due delle possibili vie che aprono le porte alle manifestazioni del rimosso coi suoi impulsi celati, ma come insegna Russian Doll ciò che conta è rendersi conto che, qualunque sia il peso emotivo, consapevole o meno, non è d’obbligo affrontarlo da soli.

Ci sarà sempre qualcuno che, per quanto bizzarra e apparentemente assurda e anche priva di senso possa sembrare la propria condizione, starà vivendo la medesima avventura e si dichiarerà disposto a condividere e ad occuparsi del caos dell’altro avvertendolo come diverso ma al contempo simile al poprio. Come le matrioske, che rivivono infinitamente la copia di se stesse ma ma alla fine non si sentono mai uguali tra loro.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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