Antonio Fogazzaro, uno spirito parallelo al suo tempo

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Antonio Fogazzaro (Vicenza, 25 marzo 1842 – Vicenza, 7 marzo 1911) è stato uno scrittore del tardo romanticismo italiano, vissuto in piena epoca risorgimentale. Non uno spirito del suo tempo, ma parallelo al suo tempo. Con tendenze verso la modernità e altrettante tendenze volte al passato. Ha attraversato la sua epoca con una sensibilità poetica tutta sua.

Antonio Fogazzaro
Antonio Fogazzaro

Nato a Vicenza nel 1842, sin da bambino mostra la sua attitudine alla lettura e alla scrittura dimostrandosi più sensibile rispetto alla norma. Non interessato agli studi giuridici, si troverà costretto ad intraprenderli dalla famiglia, di forte ideologia cattolica. Non senza motivo il pensiero politico fogazzariano, di conseguenza, sarà intriso di una forte componente liberale cattolica, simile a quella di Alessandro Manzoni. Addirittura la prosa di Fogazzaro viene giudicata, dalla critica più positiva, quasi della diretta discendenza manzoniana dei Promessi Sposi per la sua riuscita.

 

Fogazzaro dunque è dell’opinione che lo Stato della Chiesa cooperi con lo Stato italiano per risolvere i problemi sociali e anzi, è a favore di una maggiore riforma interna alla Chiesa. Infatti è ampiamente contestato da intellettuali contemporanei per la sua posizione riguardo la conciliazione delle tesi evoluzionistiche darwiniane e i dogmi cristiani. Secondo lui, a grandi linee, il problema non è nemmeno da porsi: si possono seguire entrambe le teorie, data la loro appartenenza a discipline opposte.

È un fervente difensore della monarchia, appoggia ampiamente Cavour. Nel 1896 viene anche nominato Senatore del Regno d’Italia.

Il suo romanzo Piccolo mondo antico, del 1891, mette in luce proprio l’ambiente aristocratico, patriottico, conservatore cattolico tipico di Fogazzaro, che tenta di descrivere lo spirito antitetico e complesso dei suoi tempi.

Antonio_Fogazzaro2La sua concezione della poesia non è così scontata come probabilmente il suo nome semisconosciuto ci porterebbe a pensare. Tende molto spesso allo spiritualismo, all’assoluto, al mistero. Secondo la sua definizione il poeta è «chi ascolta le voci occulte delle cose e sente la vita oscura, i germi e le orme di tristezze e di gioie, nelle onde, nelle selve, nei venti, nelle rupi, nei fiori». Il suo intento è, infatti, anche quello di cogliere un profondo legame con la natura, per andare a scavare nelle corde più profonde dell’animo umano, alla ricerca del sublime. Il grande ideale caro ai romantici, che in parte riguarda Fogazzaro. Non casualmente alcune delle sue opere in prosa mostrano la natura come parte integrante dell’intreccio, un elemento determinante della sensibilità fogazzariana. Ne è un esempio Malombra (1881), uno dei maggiori romanzi dell’autore, in cui il lago che circonda l’antica villa della sensuale protagonista, contribuisce ad avvolgere l’intera vicenda nel mistero. Fogazzaro inserisce qui i topos della sua prosa: Marina è la classica donna aristocratica, bella, affascinante quanto inquieta, fragile e disturbata psicologicamente. Un altro personaggio, Carlo, è il prototipo dell’intellettuale inetto e decadente del tempo (categoria avversa alla mentalità dell’autore). Ciò che muove l’intreccio è il ritrovamento di un biglietto retrodatato decenni prima scritto da un’antenata della villa in cui vive Marina, con la richiesta di vendetta verso antenati della sua famiglia. La protagonista, sentendosi come la reincarnazione della defunta Cecilia, mette in atto il suo piano uccidendo, appunto, questo tal scrittore Carlo. Il romanzo non viene apprezzato granché dalla critica contemporanea, ma il regista Mario Soldati nel 1942, in piena fase di cinema neorealista, ne realizza l’omonima versione cinematografica che ottenne un grande successo, riuscendo a far trasparire l’inquietudine, l’occultismo e la sensibilità suscitata dalle pagine di Fogazzaro.

malombra-fogazzaroLa sua produzione letteraria e il suo ideale di vita borghese e conformista permette un confronto costruttivo con la corrente letteraria della scapigliatura, dalle caratteristiche opposte alle sue. Erroneamente varie volte il suo nome è associato al gruppo dei poeti scapigliati, troppo ribelli e confusionari rispetto alla sua indole conservatrice.

Tra questi artisti si annoverano Emilio Praga e Arrigo Boito, al quale Fogazzaro si lega particolarmente, che operano tra il 1860 e il 1880 specialmente tra Lombardia e Piemonte. Gli scapigliati sono stati definiti da Giosué Carducci come «la terza generazione dei romantici»: sono giovani boheémien realmente anticonformisti, estranei alla vita borghese. La loro ideologia è totalmente realistica, avversa al perbenismo sociale. Stimano il brutto, il banale, l’insignificante. Ammirano l’arte della decadenza, la cosiddetta arte malata del patologico, del vizio, del patetico, del macabro, dell’umoristico. Sono affascinati dal mistero, dall’ignoto, dal fantastico. Solo in minima parte la poetica fogazzariana è assimilabile a queste caratteristiche.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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