Nikolaj Vasil’evič Gogol’ e il dramma dell’incomprensione

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Nikolaj Vasil’evič Gogol’ e il dramma dell’incomprensione

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Nikolaj Gogol’

La cosa peggiore che possa capitare ad un autore è che la sua opera venga travisata dai suoi lettori. Ma cosa succede quando le tue idee forniscono il combustibile per movimenti ideologici diametralmente opposti al tuo pensiero? Quando vieni indicato come capostipite di una scuola di pensiero che non solo non è la tua ma che tu stesso aborri?

Per Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (Bol’šie Soročincy, 20 marzo 1809 – Mosca, 21 febbraio 1852) il successo letterario non costituì una vittoria, bensì la sua rovina. I testi nei quali lo scrittore rappresentava la realtà russa come essa appariva ai suoi occhi di ragazzo cresciuto nella campagna ucraina furono interpretati come pamphlet volterriani. I racconti assunsero un carattere rivoluzionario e anti-tradizionalista che mal si accordava con il pensiero dello stesso Gogol’ conservatore convinto e cristiano.
In effetti, leggendo i suoi racconti più celebri come Il Cappotto o Il Naso è difficile non vederci all’interno un’irriverente critica al suo tempo e la presenza costante di spiriti, demoni e streghe mette in dubbio la Fede dell’autore. Ma spesso la realtà è proprio come appare: un’ombra è semplicemente un’ombra e un impiegato che perde la vita dietro un cappotto è semplicemente un uomo.

Gogol’ non è mai stato un rivoluzionario, o almeno non volontariamente, ma la sua opera ha sicuramente avuto un grandissimo impatto nel mondo delle lettere. Come fa notare Nabokov in una delle sue più belle lezioni di letteratura russa, bisogna riconoscergli grandi capacità di osservazione e una scrittura dotata di un’irrefrenabile creatività. La sua immaginazione indisciplinata approfitta di qualsiasi opportunità per dare sfogo alla sua forza generatrice. E così, mentre siamo intenti a osservare il particolare colore del cielo, o siamo frastornati dall’abbaiare dei cani, la pagina si popola di personaggi che vengono misteriosamente evocati dalle parole e scompaiono qualche riga più avanti.

marc-chagall-illustrazione-1La testimonianza più sorprendente dello stile gogoliano è Le Anime Morte. Il progetto era quello di scrivere una Divina Commedia che indicasse alla Russia la via verso la redenzione. Come l’opera dantesca doveva trattarsi di un testo in versi (e difatti, sebbene la forma sia quella di un testo in prosa lo scrittore non smetterà mai di rivolgersi al suo lavoro come ad un “poema”) composto da tre parti in cui sarebbero stati rappresentati l’inferno, cioè la turpitudine della realtà attuale russa, il purgatorio, il percorso attraverso il quale si può raggiungere la salvezza, ed il paradiso ovvero la redenzione. La prima parte venne completata senza intoppi, la descrizione della banale bassezza morale della realtà non costituisce un problema per Gogol’. Ma quando si accinge ad uscire dal fango in cui si era immerso, ecco che quello lo trattiene e l’autore resta incagliato sul fondo. Alla paralisi artistica di cui soffre lo scrittore nei suoi ultimi anni corrisponde un periodo di digiuni e mortificazione corporale volti al raggiungimento del perfezionamento interiore necessario per continuare la sua opera. Molte volte in questi anni Gogol’ riprenderà in mano Le Anime Morte e altrettante volte brucerà il manoscritto, ossessionato dal desiderio di scrivere qualcosa lontano dalla ripugnante realtà e allo stesso tempo dalla convinzione di non esserne in grado.

Le Anime Morte è un’opera molto vasta che può essere letta come una rivendicazione della libertà dell’artista di scrivere ciò che vuole e di essere accettato per ciò che scrive. È la pretesa al diritto di soffermarsi a descrivere le minuzie più insignificanti:

Felice lo scrittore che lasciando in disparte i personaggi noiosi, ripugnanti che colpiscono per la loro squallida realtà, s’accosta invece a personaggi che mostrano invece ‘alta dignità dell’uomo; […] Due volte invidiabile è il suo splendido destino: egli in mezzo, è come in seno alla sua famiglia naturale; e nel frattempo la sua fama si diffonde ampia e sonora. […] Ma non è tale il destino, e diversa è la sorte dello scrittore che osa evocare in superficie tutto ciò che è in ogni istante davanti ai nostri occhi, e che gli occhi indifferenti non vedono, il terribile, sorprendente sedimento di minutaglie che avviluppa la nostra vita, tutta la profondità dei caratteri freddi, frammentati, triviali, dei quali brulica la nostra via terrena, talvolta amara e noiosa, e con la forza possente dell’implacabile cesello osa porli in rilievo e in piena luce agli occhi di tutto il pubblico!

Eleonora Bodocco per MIfacciodicultura

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