«Napule è mille culure, Napule è mille paure». Napule è Pino Daniele

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«Napule è mille culure, Napule è mille paure». Napule è Pino Daniele

In 40 anni di carriera ha attraversato diversi generi e stili musicali collaborando con alcuni grandi colleghi italiani e stranieri. La sua musica è ricca di contaminazioni e sperimentazioni, con influenze principali che vanno dal Blues, al Jazz, fino al Rock, e i suoni popolari della sua terra d’origine napoletana. Un mix di stili e culture musicali diverse che hanno caratterizzato la sua lunga attività artistica, terminata improvvisamente a causa di un infarto, che il 4 gennaio 2015 lo ha colpito nella sua casa di Orbetello in Toscana.

Ma la sua anima musicale profonda rimane tra di noi, e le sue canzoni fanno ormai parte del bagaglio culturale italiano.

Giuseppe Daniele, detto Pino, nasce il 19 marzo 1955 nel quartiere Porto di Napoli, da una famiglia povera. Dopo pochi anni si trasferisce a vivere da due sorelle benestanti che gli assicurano un’infanzia tranquilla e serena. Il piccolo Giuseppe ha inoltre modo di avere un’istruzione adeguata, e di avvicinarsi con curiosità alla musica, imparando da autodidatta a suonare la chitarra, strumento che sarà compagno fedele della sua vita.
Durante gli anni del diploma fa parte di alcuni complessi musicali che lo aiutano a formarsi nella composizione e nell’esecuzione sonora. Pino inizia così a farsi conoscere nel campo della musica e negli anni ’75-’76 ha l’occasione di collaborare e suonare con artisti già affermati dell’epoca: Jenny Sorrenti, Gianni Nazzaro e Bobby Solo, e fa parte come bassista di Napoli Centrale, fondamentale esperienza per la sua crescita artistica. Qui incontra lo strumentista James Senese, figura importante che contribuirà alla realizzazione dei suoi primi album. Negli stessi anni la casa discografica EMI si interessa a lui, e già nel 1977 Pino ha l’opportunità di pubblicare il proprio disco d’esordio: Terra mia, in cui sono già presenti brani simbolo della sua arte come Napule è, vero e proprio manifesto di una città.

pino-danieleGli anni ’70 si chiudono poi con la pubblicazione dell’album Pino Daniele, con all’interno classici pezzi del suo repertorio, tra cui Je so pazzo, Chi tene o mare, e Donna cuncetta.

All’inizio degli anni ’80 Pino Daniele è già un artista affermato di successo. Nel 1980 apre il concerto di Bob Marley allo Stadio Meazza di San Siro, davanti a 80mila persone. Nello stesso anno viene pubblicato Nero a metà, tra i suoi migliori lavori, inserito dalla rivista Rolling Stones nella classifica dei 100 album italiani più belli di sempre. I primi anni ’80 sono caratterizzati anche da grandi concerti: a Napoli nel 1981 con 200mila spettatori, le esibizioni  nelle tappe italiane di Santana e Bob Dylan nel 1984,  le collaborazioni con grandi artisti internazionali, riscontrabili nell’album del 1982 Bella’Imbriana, e le influenze della World Music.
Gli anni prolifici si chiudono infine con l’uscita di Bonne Soirée nel 1987 e Mascalzone Latino, lavori ricchi  di ulteriori contributi da parte di artisti stranieri.

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Con Massimo Troisi

Con l’avvento degli anni ’90 Pino Daniele è costretto a ridurre i concerti per ragioni di salute.

Appare però nel programma Alta classe insieme al caro amico Massimo Troisi, con cui aveva già collaborato in precedenza, ad esempio con la celebre Quando di Pensavo fosse amore invece era un calesse.

Il rientro alle esibizioni dal vivo avviene solo nel 1993, in contemporanea alla pubblicazione del disco Che Dio ti benedica, caratterizzato dalla frequente impronta internazionale.
Nel 1994 Pino Daniele condivide una tournée con Jovanotti ed Eros Ramazzotti, occasione che gli dà la possibilità di confrontarsi e integrare la propria musica con altri colleghi italiani. I successivi due album, rispettivamente nel ’95 e ’96, proiettano il cantante anche al successo commerciale.

Soddisfatto e appagato da un’importante carriera artistica, Pino Daniele si appresta nel 2002 ad intraprendere una tournée insieme a Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori e Ron, poi registrata in CD e DVD.

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6 gennaio 2015, Piazza del Plebiscito

Festeggia i 30 anni di carriera, con il lavoro discografico Ricomincio da 30, titolo che vuole anche essere un omaggio al grande amico scomparso Massimo Troisi.

Il 2010 è l’anno della partecipazione al Festival organizzato dall’amico Eric Clapton a Chicago, a cui segue il concerto a Cava de’ Tirreni. A marzo 2013 Pino Daniele è ospite allo spettacolo  in ricordo di Lucio Dalla, scomparso poco tempo prima, dove si esibisce in una delle canzoni simbolo dell’artista bolognese, Caruso.
Il concerto all’Arena di Verona del primo settembre 2014 e l’esibizione a Courmayeur il 31 dicembre 2014, nel corso della trasmissione televisiva L’anno che verrà, sono di fatto gli ultimi momenti in cui l’amato artista partenopeo ha l’occasione di condividere con gli altri la propria arte. Alcuni giorni dopo l’ultima performance si spegnerà a causa dei problemi cardiaci che da tempo lo affliggevano.

La sera del 6 gennaio 2015 in Piazza del Plebiscito a Napoli, 100mila persone celebrano il  cantautore e musicista, cantando in coro le sue canzoni. Un momento magico e di forte impatto emotivo che dimostra il profondo affetto nei confronti di un grande artista che ha lasciato in eredità un patrimonio culturale inestimabile.

via-pino-daniele-il-corriede-del-mezzogiornoPino Daniele è stato un musicista, cantautore, chitarrista, blues-man che ha legato indissolubilmente la sua musica e la sua vita alla sua città d’origine, Napoli, divenendone un simbolo, rappresentandone un lato diverso e lontano dai soliti stereotipi.

Nonostante le tante polemiche che hanno seguito la sua tragica morte, forse evitabile, e i tanti dubbi sull’intervento più o meno tempestivo dei medici, la sua città ha voluto omaggiarlo rendendolo a tutti gli effetti un pezzo di Napoli, ovvero dedicandogli una via del centro storico: via Pino Daniele – Musicista.

 

Ivano Segheloni per MIfacciodiCultura

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