Millennials in viaggio alla ricerca di un padre

0 828

È sentimento diffuso, tra i Millennials, provare nostalgia per un futuro che con tutta probabilità non vivranno. Quel futuro fatto di stabilità lavorativa e benessere di cui hanno conoscenza tramite i racconti dei padri. Perché loro sì che hanno potuto costruirselo e viverlo. Un tempo si parlava spesso di crisi di mezza età. Momenti che colpivano nella maturità della vita adulta, intrisi di dubbi e angosce su quanto combinato, sulla strada scelta e quelle scartate. Oggi questa problematica, grazie anche alla sfortunata contingenza economica globale, ha accelerato il passo. il termine tecnico è Quarter Life Crisis, proprio perché tende a manifestarsi attorno ai 25 anni.Un male paradossale, in un periodo che non dovrebbe essere  paralizzato da bilanci (per lo più negativi) sulla propria esistenza ma al contrario dovrebbe rivolgere lo sguardo e le energie verso dei progetti. Ma come ritagliarsi un proprio spazio in una società che non solo sembra aver smarrito i “padri”, le guide tradizionali, ma che ora non sa che farsene dei figli?

Therapy culture

La generazione millennial ha prolungato e amplificato il tipico disagio adolescenziale nelle sue varie manifestazioni. L’incapacità di sentirsi veramente “nel-mondo”, per dirla alla Heidegger; la paura di un’identità ancora in divenire, che vada oltre la mera eredità biologica; la ricerca di accettazione, che sia dal vivo o tra le comunità digitali, per colmare un senso di inadeguatezza.

«Ogni generazione ha perso la sua guerra con il tempo, col governo e col medico ma noi non siamo come voi» cantava J Ax, con slancio amaro eppure titanico. Tuttavia oggi l’autorità dispotica non è un bersaglio di guerra così nitido. È un meccanismo diffuso, rapido, sovranazionale, di cui siamo al tempo stesso vittime e complici. Vittime perché ha precarizzato le nostre prospettive. Complici perché non sappiamo rinunciare al consumo di ciò che ci offre. A chi importa del corriere sottopagato di Amazon se in due giorni posso ottenere l’ultimo modello X semplicemente pigiando su una tastiera? Il capitalismo selvaggio ci ha dato frutti comodamente godibili, al prezzo di un assetto democratico troppo lento nelle decisioni.

Dal secondo dopoguerra, gli studiosi della Scuola di Francoforte mettevano in guardia circa questo potere seduttivo. Theodor Adorno, uno degli autori capisaldi, lo descrive trattando il legame psico-sociologico tra la corruzione del padre borghese e il ripiegamento narcisistico dell’individuo. In un mondo tecnologizzato e diretto da poteri anonimi, la disciplina, l’intraprendenza e la responsabilità dell’eroe borghese sono virtù destinate a sparire. Così recita un aforisma dei Minima moralia:

Tutto ciò che poteva essere, un tempo, di buono e onorevole nel carattere borghese, lo spirito di indipendenza, la tenacia dei propositi, la capacità di previsione, l’avvedutezza del comportamento, è guasto e corrotto fino alle midolla. […] I borghesi sopravvivono a sé stessi come spettri annunciatori di sventura

Senza queste qualità, la fase freudiana della costruzione del Super-io degenera. Quindi la coscienza critica, nutrita dalle norme e dai divieti paterni per il giusto comportamento, si indebolisce. Allora ecco la prepotenza dell’Es, la sfera pulsionale, che i professionisti del marketing dovranno stuzzicare a dovere.Perché il mercato, in fondo, ha bisogno di eterni Peter Pan. E non è un caso che l’adultescenza sia un altro fenomeno millennial. Un po’ come Telemaco, paralizzato a Itaca, nell’attesa senza fine del padre Ulisse.

Tutti noi vorremmo un sostegno, perché sappiamo già in partenza di non potercela fare. È la tacita regola interiorizzata di ciò che il sociologo Frank Furedi definisce therapy culture. Una folla di Sé plasmati nella convinzione di essere fragili e costantemente bisognosi di aiuto. Corsi sull’autostima, gestione emotiva, target coaching: alcuni strumenti che il sistema, da genitore premuroso, ci consiglia caldamente per correggere ogni minimo difetto delle nostre vite.

Gli “orfani” millennials le affrontano da Sdraiati, per citare Michele Serra, mentre un padre fantasma, in piedi come il resto del mondo, cerca di ristabilire un contatto:

Sono il tutore ondivago di un ordine empirico, composto e poi scompaginato giorno per giorno, scritto in nessun Libro su nessuna Tavola. Ma lo avrei cercato volentieri assieme a te, quell’ordine.

Società orizzontale

La nostalgia del futuro non va però confusa in toto col rimpianto per il padre-padrone delle gerarchie tradizionali. Né con la devozione acritica del passato. I processi di una società orizzontale, delineata da Marco Marzano e Nadia Urbinati, implicano  una nuova libertà di cui assumerci il peso. Ma «non sono la camera d’attesa della catastrofe, della liquefazione di ogni valore, del trionfo dell’anomia e del disordine sociale». Spiritualità, partecipazione politica e legami affettivi, nonostante un massiccio storytelling nichilista, non sono scomparsi. Si ripresentano sotto nuove sembianze. Figli e padri devono viaggiare fianco a fianco, affrontando quell’unica e irripetibile odissea che è la vita, superando l’ossessione di una guerra generazionale. Perché ogni odissea è un’esplorazione di noi, dei nostri limiti e delle nostre capacità, tra fallimenti e successi, che può restituirci un senso di protagonismo “nel-mondo”.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.