Stéphane Mallarmé, poeta puro «separato dal mondo delle lettere»

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Mallarmé è il poeta che in un secolo di suffragio universale, in un’epoca di lucro, viveva separato dal mondo delle lettere; protetto dal proprio sdegno dalla stupidaggine che lo circondava, appagandosi, lungi dal mondo, delle sorprese dell’intelletto, delle visioni del suo cervello, raffinando pensieri già in se stessi speciosi, intarsiandoli di finezze bizantine, proseguendoli in deduzioni appena accennate collegate da un impercettibile filo.

Joris-Karl Huysmans

Stéphane Mallarmé

Stéphane Mallarmé (Parigi, 18 marzo 1842 – Valvins, 9 settembre 1898) è uno dei massimi esponenti del simbolismo francese. Considerato il padre della poesia moderna per il modo in cui il proprio linguaggio poetico ha saputo influenzare il panorama artistico e lirico delle epoche successive, Mallarmé credeva fortemente nel potere evocativo della poesia. Questa non doveva essere spiegata, ma immaginata, assaporata, compresa con gli occhi del cuore e della mente, tramite allusioni, scenari suggeriti, mai imposti: una poesia fatta di immagini e non di parole, una poesia dove il lettore è costretto ad una pura contemplazione.

Mallarmé ebbe un’infanzia difficile, travagliata, segnata da due grandi lutti, la morte della madre e della sorella. Non particolarmente interessato agli studi, fu costretto a impieghi umili, poco allettanti, finché non intraprese la carriera di insegnante. Ogni professione gli andava stretta, toglieva tempo al suo bisogno di scrivere, di essere libero nella scrittura. Inizia quindi a scrivere di notte, le uniche ore che davvero gli appartengono. Sono anni di profonda crisi, viene trasferito da una scuola all’altra, sente la costrizione dell’ambiente provinciale in cui è costretto a vivere. In questo periodo intrattiene però numerose corrispondenze, tra cui Paul Verlaine, e scrive le sue prime poesie, pubblicate poi nel 1866 sulla rivista Parnasse contemporaine.

Appartengono a questo periodo alcune tra le sue poesie più famose Il suonatore, Le finestre, L’azzurro, Brezza marina. Il rifiuto della vita, la voglia di evasione: l’influenza di Baudelaire, a cui Paul Verlaine lo accosterà nella sua antologia sui poeti maledetti, si sente già dalle prime strofe, ma Mallarmé se ne distacca già qui con un linguaggio più profondo e criptico, teso anch’esso alla ricerca del bello al di là della viltà del mondo in cui è costretto. La sua è una lirica di “tensione”, nella quale convolano tutte le frustrazioni per la propria esistenza.

Nel 1866 Stéphane Mallarmé inizia a scrivere Herodiade, poema di transizione in cui si sente la proiezione verso una poetica nuova, che si distacca del tutto da quella decadentista dei poeti maledetti. Con il racconto Igitur, pubblicato l’anno successivo, la transizione al simbolismo risulta totale.

Stéphane Mallarmé

Nei primi anni ’70 dell’800 riesce ad ottenere il trasferimento nella sua amata Parigi e lì inizia ad intraprendere rapporti con l’ambiente intellettuale dell’epoca. Risale a questo periodo l’incontro con Rimbaud e Manet. Nel 1875 diventa famoso con la pubblicazione de Il meriggio di un fauno, il monologo, a tratti onirico, di un fauno che rievoca un incontro con le ninfe, ritenuto il suo più grande capolavoro, nonché emblema del simbolismo francese. Il linguaggio ricercato, puro, le immagini scelte con cura, simboli che colpiscano il lettore nel profondo della sua interiorità: Mallarmè piega la poesia ai suoi voleri, ne fa strumento per attingere alla verità, quella al di là delle cose.

Nel 1897 con ll-innovativa poesia Un colpo di dadi mai abolirà il caso il simbolismo di Mallarmè si fa più “aspro”. Il linguaggio logico-sintattico lascia totalmente la strada ad un linguaggio lirico-evocativo. Persino i versi non si collocano più in maniera tradizionale nello spazio, ma “giocano” a rincorrersi, a spargersi per la pagina, come segni su uno spartito musicale.

Mallarmè si spegnerà prematuramente il 9 settembre del 1898 a causa di uno spasmo faringeo. Il giorno prima aveva chiesto, invano, che ogni suo scritto fosse distrutto.

Alessia Aiello per MIfacciodiCultura

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