#Irish – “Pigmalione”: Ovidio, George Bernard Shaw e… “My Fair Lady”

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#Irish – Pigmalione: Ovidio, George Bernard Shaw e… My Fair Lady

Pigmalione. Tutti abbiamo sentito parlare di questo personaggio descritto da Ovidio nelle sue Metamorfosi. Il mito è molto semplice: Pigmalione è uno scultore cipriota che si innamora di una sua creazione, una statua di Afrodite, che prende vita e da cui ha una figlia, Paphos (la quale avrebbe dato il nome all’omonima città cipriota). Tuttavia, parlare di mito, significa riferirsi a uno dei principali cardini ideologici del Modernismo, il movimento letterario che più di tanto sconvolse e riformò in modo compiuto e completo la letteratura mondiale nella prima metà del Novecento. Il disordine creato da quella che Paul Ricœur ha sapientamente denominato “filosofia del sospetto” (il pensiero di Nietzsche, Freud e Marx), la violenza del primo conflitto mondiale e la fine dell’eurocentrismo, poteva essere raccolto in un contenitore ideologico che proponesse una qualche misura di ordine: da qui la proposta poetica di TS Eliot, il quale tenta di risolvere il caos della modernità attraverso il mito arturiano, la proposta narrativa di James Joyce, che passa attraverso la riscoperta e la riscrittura dell’Odissea e, infine, l’opera teatrale di George Bernard Shaw e la sua attualizzazione del mito di Pigmalione nell’omonimo dramma (1913).

Il grandissimo drammaturgo irlandese stravolge decisamente il mito ovidiano, calandolo nella Londra d’inizio Novecento e, soprattutto, facendo di Pigmalione un compassato professore di fonetica, Henry Higgins (basato sul celeberrimo Henry Sweet, che ogni studente e studioso di inglese ben conosce), il quale si impegna nell’elevare una giovane fioraia, Eliza Doolittle, la quale parla soltanto Cockney, il particolare dialetto londinese.

Il primo atto mostra subito il Pigmaliano shaviano, Henry Higgins, il quale, intento a trascrivere ciò che le persone dicono in una piovosa notte londinese, si dà l’obiettivo di “dirozzare” e trasformare in una duchessa la giovane fioraia Eliza Doolittle. A fare da perfetto contraltare al calmo e manierato Higgins contribuiscono gli Eynsford-Hill, la quintessenza dello snobismo delle classi benestanti nella Londra di inizio secolo. Allo stesso tempo, Pigmalione ha perso le connotazioni originarie: la necessità di organizzare il caos della modernità porta sulla scena un accademico e una giovane inesperta che necessita di essere educata alle convenzioni sociali e alla vita della upper-middle class.

La complessità della vicenda è tale che si incontrano tanti temi: da una parte l’amore, ma, dall’altra come sempre in Shaw, la critica alla società dell’epoca: oggetto di biasimo non sono soltanto gli Eynsford-Hill, rappresentanti dell’ipocrisia dell’alta borghesia, ma anche il padre di Eliza, Alfred Doolittle. Mr Doolittle accetta il suo con un certo fatalismo: se quella è la vita che gli spetta, cioè povero tra i poveri, allora egli può fare ben poco per innalzare la sua condizione. Tuttavia, sua figlia rappresenta l’opposto del padre: ella è il simbolo del riscatto femminile che inizia a farsi sentire proprio a inizio secolo col movimento delle suffragette. In lei, ancora oggi nel mondo, è possibile vedere il simbolo della lotta femminile contro i soprusi del sessismo e dell’uomo.

PigmalioneAmbiguo è il finale dell’opera: Pigmalione, nell’idea iniziale di Shaw, avrebbe dovuto terminare col matrimonio tra Eliza e Freddy Eynsford-Hill. Sir Herbert Beerbohm-Tree, che recitava nel ruolo di Higgins (quindi il moderno Pigmalione) nell’adattamento del testo shaviano, non accettò l’idea di vedere Eliza e Freddy convolare a nozze. Shaw dovette allora aggiungere una postfazione in cui spiegava perché sarebbe stato inconcepibile il matrimonio tra i due. Tuttavia, nell’adattamento cinematografico di Gabriel Pascal del 1938, si allude a un possibile matrimonio tra Eliza e Higgins.

Pigmalione non avrebbe potuto non godere di un grande successo: esso è diventato il celebre musical My Fair Lady (1956, con Julie Andrewes nella parte di Eliza e Rex Harrison in quella di Higgins) su testo di Alan Jay Lerner e musiche di Frederick Loewe. Il 2018 sarà un anno capitale per il musical: il 19 aprile andrà in scena una versione di My Fair Lady, con Lauren Ambrose nella parte di Eliza e Harry Hadden-Paton nella parte del professor Higgins.

Pigmalione nelle mani di Shaw va ben oltre lo spettacolo teatrale: esso affronta temi come emancipazione femminile, rapporto padre-figlia e, soprattutto, l’accesso della donna all’istruzione e ai servizi essenziali, una questione che, ahimè, è particolarmente scottante ancora oggi.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura

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