Maurice Merleau-Ponty e il primato della percezione

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Maurice Merleau-Ponty e il primato della percezione

Maurice Merleau-Ponty e il primato della percezione
Maurice Merleau-Ponty

Merleau-Ponty nasce a Rochefort-sur-Mer il 14 marzo del 1908 e rappresenta una delle personalità più rilevanti del panorama filosofico novecentesco. La sua speculazione abbraccia diversi ambiti, da quello politico a quello estetico, ma è soprattutto nella fenomenologia che ha dato il suo contributo più significativo: partendo dalla riflessione di Edmund Husserl crea un pensiero autonomo, fondamentale per dinamicizzare la speculazione fenomenologica. È stato anche molto attivo nel panorama culturale a lui contemporaneo: ha fatto parte del comitato direttivo della rivista Les Temps modernes, tra i cui membri ricordiamo Jean-Paul Sartre, con il quale Merleau-Ponty ha avuto un rapporto molto stretto, fino ad arrivare ad una rottura causata da divergenze politiche e di pensiero filosofico.

Restando fedele al motto husserliano «Alle cose stesse!» Merleau-Ponty concentra la propria speculazione sull’uomo e sulle sue diverse modalità di muoversi nel mondo, la cui analisi è da considerarsi antecedente a qualsiasi costruzione di pensiero. L’uomo tende a dare per scontata la sua presenza nel mondo: questo lo porta a dimenticare il comportamento naturale che lo lega ad esso. La radice ultima di questo rapporto è identificata dal filosofo nella percezione, alla quale si deve ritornare per poter recuperare quell’attitudine originaria e genuina che l’essere umano ha nei confronti del suo ambiente, dal quale mai potrà prescindere. Il compito di svelare la struttura di questo comportamento e di far riemergere la percezione nella sua spontaneità è affidato alla metafisica: Merleau-Ponty non la considera a partire dall’impostazione kantiana, che l’avrebbe ridotta ad un sistema di principi utilizzati dalla ragione per costruire l’universo della scienza e della morale. La metafisica infatti non rappresenta più lo studio di una regione trascendente, al contrario è ora immanente alla realtà e alla sua temporalità ed è l’ambito nel quale è possibile decifrare le forme che uniscono l’uomo al suo ambiente.

Il ritorno alla percezione coincide con un ritorno alla soggettività. Questo termine presenta delle difficoltà: il singolo pur godendo di totale autonomia percettiva è sempre a contatto con la realtà esterna e con gli altri individui, a partire dai quali sviluppa un comportamento intersoggettivo.

Maurice Merleau-Ponty e il primato della percezione
Husserl

È nell’ente conoscente ed agente che Merlaeu-Ponty fa convergere il soggetto e l’oggetto: questi sono indissolubilmente legati, sono l’uno nell’altro. Il soggetto non è più un osservatore assoluto e distante dal mondo esterno (che esiste e non è una creazione dell’Io, inteso in senso fichtiano). L’oggetto non rappresenta una realtà altra e trascendente che gli uomini mai potranno fare propria: pur essendo dotato di una sua autonomia ontologica, esso non può prescindere dal modo con cui gli uomini lo percepiscono. È proprio attraverso la percezione dell’esterno che si conferma l’esistenza effettiva dell’altro e si esce dal solipsismo idealista: l’uomo rapportandosi al mondo si rende conto che la realtà esiste anche quando non si sta percependo nulla. Questa posizione è conosciuta con il nome di “Ambiguità“: il comportamento dell’uomo è ambiguo nel senso che è contemporaneamente soggettivo e oggettivo.

Soggetto e oggetto, uomo e ambiente risultano così essere un unicum indivisibile. La chiave di questa unione? Ovviamente la percezione. Ecco perché è importante ritornarvi: soltanto recuperando tale atteggiamento naturale sarà possibile vivere questo rapporto nella sua completezza. Una delle caratteristiche della percezione è infatti quella di presentarsi come una totalità: essa non è da considerarsi come una semplice somma di sensazioni, ma come una forma non divisibile di elementi isolati. E così è da intendersi anche l’uomo in relazione al mondo circostante: entrambi esistono a prescindere l’uno dall’altro, ma soltanto l’uno nell’altro possono trovare il proprio senso.

Maurice Merleau-Ponty e il primato della percezione
La montagna Sainte-Victoire, 1905

Lo strumento migliore per avere una visione di insieme e arrivare così a cogliere il senso è l’Arte: l’esperienza artistica, in tutte le sue svariate forme, è assimilata da Merleau-Ponty a quella metafisica. A tale proposito l’autore analizza l’arte di Cézanne, che nelle sue opere non cerca di raffigurare una realtà già fatta, ma di mostrarne una che sta per nascere, amalgamando e ordinando tutti i suoi elementi e cercando di identificarsi con gli scenari rappresentati.

«Cézanne non ha creduto di dover scegliere tra sensazione e pensiero come tra caos e ordine. […] vuole dipingere la materia che si sta dando una forma, l’ordine nascente attraverso un’organizzazione spontanea»

Processo analogo è ben visibile anche nei film: questi non sono da considerarsi come un insieme di scene separate, ma ognuna di esse trova senso nell’essere consequenziale alle altre.

La riflessione di Merleau-Ponty -impossibile da rendere nella sua grandezza in poche righe- risulta profondamente attuale: oggi più che mai, annebbiati dal superfluo e immersi in una società che fa dell’individualismo la propria bandiera, abbiamo bisogno di riscoprire il valore dell’altro e di ricordarci che tra noi e il “mondo fuori di noi” non vi è poi questa grande distanza.

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

 

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