Quando “Lo stordimento” cala su di noi come una benedizione: o come uno straordinario romanzo distopico, di Joel Egloff

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Avete presente quei filmati che girano sui social? Quelli con gli orsi polari che vanno a cercare cibo nelle discariche? Meglio ancora, quello, veramente straziante, nel quale si vede una coppia di cigni su un molo o qualcosa di simile, che si adoperano a fare il nido utilizzando immondizie, sacchetti di plastica e ogni genere di pattume. L’angosciometro va fuori scala, se appena avete un residuo di sensibilità (e non è affatto detto). Ecco, nella situazione sociale descritta da Jöel Egloff nel suo romanzo Lo stordimento quella è la parte piacevole della vita, la meta della gita fuori porta, l’emblema del relax.

Letterariamente parlando, non abbiamo troppe remore ad ascrivere Lo stordimento al genere della fantascienza, quella nobile, distopica; naturalmente, partendo dal presupposto che Egloff descriva un futuro, imprecisato ma non troppo lontano, su cui aleggia l’ombra di una catastrofe inespressa. Un post-apocalittico imprecisato. Ammesso che un’apocalisse, un Armageddon, vi sia stata, e quanto ci viene dipinto davanti agli occhi non sia altro che la conseguenza di questo (fondamentalmente) lento ma costante scivolare dei gravi su un piano inclinato. La conseguenza ultima di questa costante depauperazione di diritti umani, attenzione all’ambiente, empatia, verso la sua destinazione entropica ultima: la discarica.

Un afflato di bellezza sta ormai, per noi, nel trovare perle letterarie che le case editrici non-major (per così dire) si ostinano a rendere note: Lo stordimento, infatti, è una sorta di regalo di Instar Libri, che ci permette di conoscere un lavoro che ha vinto il Gran Pirx du Livre Inter 2005 e che in Francia ha ottenuto un grosso successo anche in termini di vendite. Un breve romanzo di bellezza pura, proprio perché descrive l’orrore conradiano portato alle sue conseguenze ultime, e per giunta riesce a farlo venandolo di un quasi impercettibile humour nero. Nerissimo. Il protagonista vive in una terra di mezzo tra un aeroporto (con gli aerei che letteralmente sfiorano i tetti delle case) ed una discarica in cui si raduna ogni genere di tossicità. Da qui, dove risiede con la nonna con la quale ha un rapporto estremamente conflittuale di amore/odio, si sposta sostanzialmente soltanto per andare al lavoro: in un macello (un Assommoir, per dirla con Zola, fuor di metafora), che funziona come una catena di montaggio e che toglie ai propri addetti ogni minimo residuo di umanità, schiavi in mezzo a condannati a morte totalmente alienati, sia pure alienati in modi alquanto variegati. Casa-macello-casa: dove torna nascondendo frattaglie innominabili nelle mutande, per la cena di nonna.

I temi portanti di Lo stordimento, però, sono altri: la sopravvivenza ed il ricordo. Come sia possibile la prima, rimane un mistero anche di fronte all’evidenza. La quale evidenza è la fuga mentale e la gestione del ricordo. “Gestione” è il termine esatto: «I miei ricordi assomigliano a uccelli incatramati, ma sono pur sempre ricordi», considera il protagonista. Ma è proprio così? La mente fugge a rielaborare il ricordo di un dejeuner sur l’ordure in un picnic sull’erba, un canale di scolo diventa un ruscello; altri ricordi vengono inventati di sana pianta; e sono fondamentali, come in Blade Runner, perché definiscono l’individuo, la persona, e diventano la base per costruire sia la fuga dalla realtà (pirandelliana, verrebbe da dire) che una flebile speranza per il futuro.

Indubbiamente, un’impresa eroica, in un ambiente sociale in cui «Le raccontavo dei cerotti usati che raccoglievamo per farci delle gomme da masticare dal gusto un po’ stantio», circondati da persone che nel macello ci si trovano bene, perché la loro ambizione e massimo divertimento sin da piccoli era scannare i gatti randagi. Eppure, come cantava un grande poeta, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso. Per fortuna.

Oppure è solo questione del fatto che l’uomo secerne disastro (Cioran), e pertanto si abitua ad ogni genere di orrore. Purtroppo. Fino allo stordimento totale, Lo stordimento.

 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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