I capolavori di Antonello da Messina esposti a Palazzo Reale

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Fino al 2 giugno 2019 si potrà ammirare a Palazzo Reale nel cuore di Milano, la mostra dedicata ad Antonello da Messina, artista Quattrocentesco famoso soprattutto per i ritratti e la sua tecnica pittorica  ispirata all’arte fiamminga. Opere autentiche ne rimangono purtroppo poche, perchè molte sono state rovinate, distrutte o andate perdute a causa di catastrofi naturali come alluvioni e terremoti o semplicemente per colpa dell’incuria di chi li ha posseduti. La mostra milanese -nata dalla preziosa collaborazione fra la Regione Sicilia ed il Comune di Milano sezione cultura, prodotta da MondoMostre Skira e da Palazzo Reale– espone 19 opere (sulle 35 rimaste) scelte dal curatore Giovanni Carlo Federico Villa, e ben raccontano tutta la sapienza pittorica del Messineo.

Antonello da Messina, L’annunciata

L’opera che più identifica l’artista è senza dubbio L’annunciata, dipinta fra il 1475 ed il 1476 simbolo della mostra, ma non mancano altri capolavori che denunciano l’incredibile maestria di Antonello da Messina non solo nella riproduzione dei dettagli e di sfumature di colore di incredibile bellezza e veridicità, ma anche -e per un artista Quattrocentesco è senza dubbio una novità- nella resa di espressioni emotive.

Impossibile non ammirare infatti l’incredibile smorfia di dolore ed al tempo stesso di pietà che vengono perfettamente espressi dal volto del Cristo nell’opera Ecce Homo, che proprio come sottolinea il titolo, mette perfettamente a nudo la natura profondamente umana di Gesù, che soffre nel corpo -e nell’anima- e sembra invocare pietà con il suo volto tormentato e carico di sofferenza. Il dettaglio delle due lacrime che gli scendono dagli occhi è poi un non plus ultra per la resa del pathos che circonda l’opera, come una luce aurea che la rilega a dipinto uguale solo a se stesso, senza possibilità di essere replicato o imitato con lo stesso risultato emotivo.

Antonello da Messina, Ritratto Trivulzio

La comunicazione emotiva di Antonello da Messina, emerge anche dai ritratti di nobiluomini che racchiudono sempre una smorfia, un’espressione che esprime un sentimento: nel Ritratto d’uomo sembra trasparire dalla particolare posizione delle labbra del protagonista una sorta di ammonimento, mentre nel Ritratto Trivulzio il soggetto sembra guardare il suo interlocutore con un’aria quasi beffarda, come a voler marcare una inopinabile superiorità rispetto a chi lo osserva.

Nell’esposizione mancano poi i prestigiosi capolavori religiosi come ad esempio la piccola tavola Madonna con Bambino proveniente dal museo di Messina, il trittico Sant’Agostino, San Gregorio e San Girolamo della Galleria regionale di Palermo e San Girolamo nello studio proveniente dal National Gallery di Londra  (in copertina). Le diverse sale dell’esposizione sono poi accompagnate dai taccuini disegnati, commentati e postillati da Giovanni Cavalcaselle e che illustrano  le opere autentiche rinascimentali esposte sulle pareti.

La mostra è senza dubbio consigliata e apprezzabile, tuttavia le spiegazioni assai dettagliate e tecniche dell’audio-guida, potrebbero risultare ostiche e talvolta ridondanti a chi non conosce a fondo la storia dell’arte rinascimentale (e quindi potrebbe perdere dei collegamenti e non capire citazioni fatte durante la spiegazione). Si ritiene per tanto preferibile visitare la mostra in presenza di una guida fisica per godere a pieno della bellezza delle opere e dei suoi significati. Consigliato perchè molto ben fatto, il catalogo redatto da Skira a cura di Caterina Cardona e Giovanni Carlo Federico Villa che spiega ed analizza l’intero Corpus artistico di Antonello.

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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