Artonauti e la Storia dell’Arte: se l’album di figurine fa meglio della scuola

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Artonauti

Artonauti è il primo album di figurine interamente dedicato alla Storia dell’Arte che accompagna bambini e ragazzi in un viaggio lungo migliaia di anni, dalla Preistoria fino a Van Gogh. L’idea è venuta alla pedagogista Daniela Re che, insieme al marito Marco Tatarella, ha fondato Wizart, un’impresa sociale non profit che con Artonauti ha vinto la quarta edizione del bando Innovazione culturale di Fondazione Cariplo, ricevendo 100.000 euro di premio. E così il progetto è divenuto realtà: i bambini potranno divertirsi non solo a scambiarsi le figurine delle opere d’arte più celebri, ma anche cimentarsi in indovinelli che stimoleranno la loro sete di conoscenza. Lo stesso termine Artonauti è un nome evocativo, un mix tra arte, astronauti e Argonauti a riprova che l’album è un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta della Storia dell’Arte.

In periodi in cui la Storia dell’Arte viene sforbiciata un po’ ovunque nei programmi scolastici, iniziative come questa gettano benzina sul fuoco della passione per l’arte e per la cultura in generale, proprio nel momento in cui questa si forma in ogni bambino, tra i 7 e gli 11 anni. Infatti, proprio come gli uomini primitivi che esprimevano le proprie emozioni attraverso i graffiti, i bambini, quando sono liberi dai condizionamenti sociali, hanno una mente aperta a tutto e sono quindi in grado di abbandonarsi alla contemplazione di un’opera d’arte. Arte che è essenziale nello sviluppo evolutivo del bambino perchè libera quella potenzialità di guardare oltre che rappresenterà poi la capacità di saper analizzare ogni questione in tutte le sue sfaccettature.

Bambini e creatività

Eppure nella scuola italiana, la Storia dell’Arte viene sempre relegata a materia secondaria, una sorta di novella cenerentola 2.0, compressa in poche ore mensili, vissuta come parentesi ricreativa tra una materia “seria” e un’altra, una sorta di ora d’aria. È incredibile come tutti i governi, a cominciare da quello fascista fino ai giorni nostri, non si siano resi conto del buco culturale che il mancato insegnamento della Storia dell’Arte produce. Come se Giotto, Bernini o gli Impressionisti valessero meno dei loro omologhi della parola scritta. Nell’era in cui folle chilometriche si incolonnano diligentemente per godere dell’Arte custodita nei musei, nelle chiese o negli scrigni a cielo aperto che tutti ci invidiano, in cui giovani si affollano nei cinema per guardare i docu – film sui grandi maestri dell’Arte, la scuola italiana è incatenata a un pregiudizio che condanna lo studio degli stili, delle immagini e delle forme in una dimensione meno nobile di quella prodotta dalla scrittura. Una proposta formativa che ha avuto, nel tempo, il coraggio di ridurre le ore di Storia dell’Arte nei licei artistici per fare spazio al diritto (il diritto!!!) cosicché i ragazzi potessero poi indirizzarsi verso giurisprudenza e/o le materie scientifiche…Un liceo che nasce con un’evidente vocazione artistica viene così bastardizzata per il capriccio di alcuni ministri. Pietra miliare della nostra identità culturale che viene ridotta a materia negletta, con un ministro, quello dei Beni culturali, che scherza sull’abolizione della Storia dell’Arte nelle scuole, ridendo della propria ignoranza in materia…

Bambine che osservano “Ballerina di quattordici anni”

Tutti, giustamente, dobbiamo conoscere vita, morte e miracoli di Leopardi, Pascoli, Pirandello, ma lo stesso principio non vale per Raffaello, Michelangelo o Caravaggio.
Ciò significa forse che Leonardo è stato meno rivoluzionario di Dante? È logico scandalizzarsi se qualcuno non conosce Shackespeare, ma non lo è se si ignora completamente chi sia Botticelli?
Mi chiedo come sia possibile delegare la Storia dell’Arte a un orpello della cultura italiana quando tutta la storia del nostro Paese è passata attraverso committenze e artisti che hanno reso l’Italia ciò che è oggi. Basta passeggiare per Roma, Firenze, Venezia fino ad arrivare ai più piccoli e caratteristici borghi della penisola per comprendere che l’arte ha contaminato con le sue espressioni tutto il nostro territorio e ha permesso la trasmissione di un sapere storico grazie a monumenti, affreschi, palazzi e chiese. Beni materiali, tangibili, che raccontano il passaggio dall’Impero Romano al Medioevo al Barocco in un susseguirsi di stili e forme che fanno emozionare grandi e piccini.

Viviamo nel Paese delle contraddizioni in cui continuamente si sente la retorica dell’Arte come il nostro petrolio, ma in cui lo studio della Storia dell’Arte è ridotto a briciole di conoscenza e la Cappella Sistina considerata roba da turisti….

Rinunciare alla Storia dell’Arte significa privare volontariamente i giovani degli strumenti essenziali di lettura della realtà storica e quindi della possibilità di scegliere e di  determinare il loro futuro.

Un Paese che nega il diritto alla bellezza è destinato solo a una inesorabile, lenta e agonizzante fine…

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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