Chi è Greta Thunberg e perché mai dovrei ammirarla svisceratamente?

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Quanti scioperi, quante assemblee d’Istituto, quanti picchetti fuori dalla scuola si sono tenuti nei wild days di alcune generazioni post-sessantottine. Per i motivi più disparati, dalla fame nel mondo allo sterminio delle balene. Tutti onorevolissimi, sia chiaro: ma anche strumentalizzati al fine pratico di saltare due ore di lezione senza conseguenze disciplinari, diciamocelo. E ancora: quanti temi di cultura generale, sull’ecologia, sul riscaldamento globale, infarciti di banalità corrette, di commoventi ovvietà sono stati scritti dagli adolescenti di tutti il mondo, senza che ciò abbia comportato alcun grado di agitazione in chicchessia, se non negli insegnanti costretti a correggere i temini. Poi, però è arrivata Greta Thunberg.

Greta Thunberg

La quale ha deciso che finché i grandi della Terra non avessero ascoltato il suo, di temino, non sarebbe più andata a scuola. E Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg ha effettivamente parlato davanti al mondo, più precisamente alla conferenza sul clima COP24 nello scorso mese di dicembre tenutasi a Katowice in Polonia (che di per sé è stata di un’inutilità disarmante). E di colpo, il giornalismo d’assalto si è affrettata ad incoronarla una delle adolescenti più influenti del mondo, qualsiasi cosa ciò voglia dire – e certamente non vuole dire che Donald Trump e gli altri Grand Villain del clima abbiano modificato di un micron le loro posizioni.. A definire le sue considerazioni un j’accuse. Greta Thunberg ha ispirato il movimento Fridays For Future o FFF, movimento che viene definito apolitico, e che assieme a School Strike 4 Climate sciopera con l’astensione dalle lezioni scolastiche, in particolare ogni venerdì almeno per quanto riguarda FFF.

Questi movimenti scolastici saranno anche apolitici, ma la rete ha le idee più confuse sulla giovane Greta Thunberg, che da qualche parte viene definita climate activist, ma da diverse altre Swedish political activist, cosa che ci sembra molto più realistica. Non vorremo mica raccontarci che il clima, gestito dalla politica, non sia una questione politica, nevvero? La domanda prima è se Greta Thunberg ne sia consapevole o meno. La seconda è: perché mai Greta?

È evidente che Greta Thunberg non ha nulla di particolarmente originale, o pertinente in senso tecnico (se non relata refero, ovviamente) da dire a riguardo la situazione del clima mondiale. In maniera machiavellicamente pragmatica, verrebbe da pensare che nella sua figura, allora, sia stata intravista la possibilità di portare un po’, un po’ soltanto, la discussione sul clima sotto i riflettori. Strumentalizzazione di sapore machiavellico? Detto hollywoodiano si sparli purché si parli?  Invece che farci gongolare, dovrebbe farci un po’ tristezza, e magari farci vergognare, che per portare l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema di portata mondiale come l’ambiente e il riscaldamento globale sia necessario rendere personaggio mediatico una ragazza qualunque, generandole l’illusione di essere depositaria di chissà quale occhio speciale, di non si sa bene quale coraggio. Quale coraggio? Quello di parlare in pubblico ad una conferenza mondiale? Indubbiamente, anche quella è una forma di coraggio, ma va tenuto conto anche del fatto che da quest’impresa Greta Thunberg non poteva avere conseguenze negative di sorta. O vogliamo davvero paragonare il suo sciopero a quello dei lavoratori del carbone sotto la Thatcher et similia?

Palesemente, la ragazzina è stata strumentalizzata; anzi, lo è ancora. Ma fino a che punto? Della questione, uno degli aspetti più tristi è appunto che ci sia bisogno di un fenomeno voluto e creato a tavolino per parlare di una questione serissima. Va tenuto conto anche del fatto che Greta è figlia di una cantante d’opera e di un attore: proviene quindi da un ambiente in cui, verosimilmente, sono note le dinamiche per portare alla ribalta un nome, sfruttando i nervi scoperti di una società che da un lato ha la coscienza sporca, e dall’altro ha un bisogno di personaggi quasi quanto dell’ossigeno.

Naturalmente, per una Greta Thunberg che trova spazio, rimangono inascoltate migliaia di istanze altrettanto importanti, drammatiche ma che ci lasciano indifferenti: che raccontano senza diventare personaggio: un po’ come successe a Rosa Parks, che non fu il primo caso di ribellione alla legge sulla discriminazione razziale sul trasporto pubblico negli USA, ma fu quella che si scelse di portare alla ribalta.

Si aprirebbe qui tutto un filone di ragionamenti sulla validità della cosa gusta fatta per le motivazioni (anche parzialmente) sbagliate; invece, prendiamo atto che Greta Thunberg si trova evidentemente a suo agio coi riflettori, tanto da aver dichiarato in una recente intervista «All my life I’ve been the invisible girl». E la questione, allora, non diventa nemmeno se sia lecito o meno che Greta Thunberg abbia il suo tornaconto in termini di visibilità e tutto quello che ne può conseguire, ma addirittura chi sta strumentalizzando chi. Sorvolando, ovviamente, sulla comicità involontaria di quel “Per tutta la mia vita”, appena tre lustri nei quali però la giovane deve aver sentito parecchio il peso dell’anonimato.

Rimane il dubbio, non risolvibile hic et nunc, circa l’utilità, per la questione ambientale mondiale, del fenomeno Greta, e serpeggia quello circa il fatto che possa essere addirittura controproducente, spostando in seconda battuta l’attenzione sul fenomeno in sé distraendola dalle motivazioni primigenie.

Comunque, come si dice «Perché io so’ io e voi non siete un cazzo» in svedese?

 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. giannetto dice

    quanto vi rode che Greta abbia alzato la voce.
    Preferivate giovani servili e chini sui cellulari.

    ora tornate a mangiare la plastica.

    1. Vieri Peroncini dice

      Se quello che ha ricavato dall’articolo è rispecchiato dal suo commento, forse lei la plastica l’ha sniffata. Le auguro di imparare a pensare con la propria testa e di tenersi alla larga da luoghi comuni, “facili entusiasmi e ideologie alla moda”.

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