Lezioni d’Arte – La costruzione di una nazione: il reportage di Lewis Hine

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strillone dorme sulle scale, 1912

Sono nell’immaginario di tutti le vertiginose fotografie in bianco e nero di operai seduti sulle travi di un grattacielo in costruzione. Qualcuno dirà che è un fotomontaggio e invece siamo nell’America di inizio Novecento ed il fotografo che immortala questo evento, la costruzione dell’Empire State Building, è Lewis Hine (Stato del Wisconsin,1874 – Stato di New York, 1940).

Sono immagini fotografiche di piccole dimensioni eppure così immense, preziose e dirette. Ci catapultano nella storia, negli anni cruciali in cui si andava costruendo la nazione americana, un documento storico e sociale emblematico. Più di tremila lavoratori, in maggioranza immigrati europei, sono stati coinvolti nella costruzione dell’edificio iconico di New York. Le riviste dell’epoca li definivano i “cowboy dei cieli”. La fotografia testimonia condizioni lavorative prive di ogni sicurezza, operai impavidi che sfidano l’altezza e la fatica con il solo uso del corpo. Non hanno caschi, non hanno corde a legarli o impalcature. Sono soli a sfidare la gravità. Cinque operai morirono durante la costruzione dell’Empire. Hine nel suo reportage scatta tantissime fotografie come un osservatore silenzioso, sono le immagini a parlare da sole, quelle di acrobazie impensabili da brividi che celebrano gli sforzi umani per il progresso industriale e denunciano la condizione dei lavoratori senza tutela.   

famiglia italiana aspetta i bagagli a Ellis Island

La fotografia di strada, il reportage sociale, è una missione di vita per Lewis Hine. Inizia a fotografare a scuola, durante la sua attività di insegnante. Lo richiama una forte sensibilità e un’empatia con le persone, a cui vuole stare vicino, a cui vuole dare un futuro migliore. Accompagnando le sue classi all’Ellis Island, il luogo a New York in cui arrivavano centinaia di famiglie di immigrati, dove venivano controllati i documenti, spesso venivano anche curati,  Hine viene colpito da ciò che accadeva e scatta delle fotografie bellissime che immortalano lo sguardo di queste famiglie, il loro disorientamento. Sono immagini che soprattutto oggi ci ricordano quanto la storia sia un ciclo che si ripeta. Tra quelle famiglie c’è stata anche la nostra. Quelle scene sono le stesse che si ripetono anche oggi, immagini che ci passano davanti gli occhi quotidianamente.

L’unica differenza è che oggi sono a colori, e mentre noi le guardiamo con abitudine e indifferenza Hine ne faceva una ragione di vita.

Nel reportage sociale di Hine ci sono anche bambini costretti a lavorare, nelle miniere e nelle fabbriche. Il suo primo lavoro del 1908 sono più di cinquemila fotografie, non solo scatti, ma anche documenti, appunti e note sul retro delle immagini che lasciava per i suoi studi sociologici. Non fu facile entrare in quei luoghi in cui fotografare significava documentare lo sfruttamento del lavoro minorile. Abiti strappati, pelle sporca e sguardo spento sono gli elementi che accomunano tutti i soggetti che posano davanti all’obiettivo fotografico. Adulti in miniatura che hanno perso la spensieratezza e l’energia dell’essere bambini.

La costruzione della Nazione passò proprio per le fotografie di Lewis Hine che svelò il rovescio della medaglia, quella faccia dell’America reale  a cui era stato promesso il progresso, lo sviluppo industriale per un futuro radioso, ma che invece nascondeva condizioni sociali molto precarie.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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