Piet Mondrian, quando l’arte per esser reale diventa astratta

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Piet Mondrian

Piet Mondrian (Pieter Cornelis Mondriaan, Amersfoort, 7 marzo 1872 – New York, 1° febbraio 1944) è stato uno degli artisti più importanti della prima metà nel ‘900, fondatore (insieme a Theo van Doesburg) del De Stijl, movimento conosciuto anche come Neoplasticismo che ha compiuto nel 2017 100 anni. Noto per le sue opere geometriche dai colori netti, Mondrian cercò nell’astrazione il reale: i suoi non sono semplici quadrilateri, sono il racconto della realtà secondo l’artista.

Nato nei pressi di Utrecht, Piet dimostra da subito la propria inclinazione artistica: dopo gli studi diverrà un apprezzato maestro di disegno, entrando nel 1892 a far parte dell’Accademia di Belle Arti di Amsterdam. Nelle sue prime opere si sente tutto l’influsso di un altro grande artista olandese, ovvero Vincent Van Gogh, e di quei maestri impressionisti tanto lontani dai dogmi accademici. Predilige infatti la pittura en plain air, dove può osservare il reale alle lunghe ore di disegno e prospettiva: la natura e il paesaggio sono protagonisti indiscussi delle sue rappresentazioni, dove è possibile avvertire l’influenza del Divisionismo e dei Fauves. Anche quando i suoi quadri iniziano a virare verso l’astrattismo, tra il 1905 e il 1908, è ancora forte il radicamento nella natura.

View of Winterswijk, 1899

Nel 1911 il pittore, ormai quarantenne, arriva a Parigi dove subisce il fascino di Cézanne e si avvicina al cubismo. L’anno successivo, in occasione di una mostra del gruppo di artisti Moderne Kunstkring, che voleva portare le influenze parigini negli ambienti olandesi, il pittore inizierà a firmarsi Mondrian (solo con una “a”), rinunciando così simbolicamente all’origine olandese della sua formazione. L’attenzione per la decostruzione geometrica si rivela nelle opere di questo periodo, come negli Alberi o Natura morta con vaso di zenzero. Mondrian sembra però essere più interessato alla struttura formale del cubismo: nelle sue tele si avverte la necessità di costruire l’immagine sul piano della superficie e creare un equilibrio tra le forme e il soggetto dell’opera. Insiste sulla segmentazione rigorosa dei tratti lineari in forme che virano sempre più verso l’astrattismo. Il linguaggio di Piet Mondrian si fa meno materico, la stesura di colori puri sempre più omogenea e l’essenzialità delle forme si traduce in rigorosi segmenti ortogonali, i soggetti privilegiati non sono più gli alberi ma le facciate e i tetti degli edifici parigini, costruiti su poche varianti.

Composizione, 1923

Rientrato in patria a causa del conflitto mondiale, incontra Theo van Doesburg, con il quale nel 1917 fonda la rivista De Stijl alla ricerca di un’unità tra le arti. Sul periodico Mondrian pubblica le sue idee per un nuovo linguaggio figurativo che si concretizzerà nel 1920 con il Neoplasticismo. Il rettangolo diviene la forma prescelta per l’espressione artistica, in quanto in esso è assente l’ambiguità della curva e predomina la decisione della linea retta, nei suoi angoli si equilibrano le due forze contrastanti delle diverse direzioni della linea, quella verticale e quella orizzontale. È una messa in crisi dell’equilibrio dove i colori pensati come entità a sé stanti non si influenzano ma enfatizzano la bidimensionalità e l’artificiosità del linguaggio di Mondrian. Ogni residuo passionale e individualistico è abbandonato. Il rosso, il blu e il giallo, nella purezza del loro colore, si alternano ai non colori del nero e del grigio in un rigoroso gioco di piani ortogonali che ritrova poi l’equilibrio in una realtà pura, logica, astratta. Come nella società contemporanea, anche nelle sue opere non vi è un centro focale: l’universalità diventa il punto di equilibrio tra rapporti in continuo divenire, in cui non c’è spazio per le forme chiuse. Nei loro reciproci rapporti i piani e le linee non chiudono mai le forme, non racchiudono lo spazio ma sono in esso contenute. Di queste idee sono frutto le sue tele più famose dei Tableaux e Composizione in giallo, rosso nero, blu e grigio, che ce lo hanno consegnato attraverso immagini altamente riconoscibili.

Broadway, 1943

Continuano le sperimentazioni ma gli eventi lo portano da Parigi a Londra e poi rapidamente a New York, dove vive i suoi ultimi anni. Nel rinnovato ambiente americano, scompaiono le righe nere e si moltiplicano quelle rosse, gialle e blu, frazionate in piccoli rettangoli: il ritmo si fa sempre più frenetico. Opere cardine degli ultimi anni sono Broadway Boogie-Woogie e l’incompiuta Victory Boogie-Woogie.

Mondrian muore il 1° febbraio 1944 colto dalla polmonite, ma la sua arte, permeata di filosofia, resta una testimonianza autentica di una ricerca formale pura e votata alla realtà. Il suo contributo non si è limitato alla sola pittura ma è stata uno stimolo per il design, dove l’essenza delle sue teorie si è tramutata in forma. Come egli stesso dichiarava:

L’aspetto delle forme naturali si modifica, mentre la realtà rimane costante. Per creare plasticamente la realtà pura è necessario ricondurre le forme naturali agli elementi costanti della forma, e i colori naturali ai colori primari.

Sono proprio i colori primari, quell’alternarsi rigido di linee che hanno fatto l’artista che noi tutti oggi conosciamo ma che forse ce lo hanno reso anche come un pittore fin troppo astratto per essere a fondo capito ed apprezzato. Tuttavia, nei suoi scritti Piet Mondrian mette tutto se stesso e consegna la concezione di un uomo che nel caos e nella distruzione della realtà è alla ricerca di un equilibrio formale, di quella purezza del reale così agognata che solo la pittura può dare.

Martina Conte per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Mario Arcangioli dice

    Ottima presentazione di Mondrian. Ma quando laserata al Let’s?

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