Il pARTicolare. Anna Magnani in “Roma Città Aperta”

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Quando mi dicono di non esagerare nelle mie emozioni, ho imparato a lasciar perdere. Per un motivo.

Perché la passione è impeto, verità. E’ acqua che scorre senza freno. E’ guida per se stessi.

La passione prima di te, ti dice dove andare. La passione prima di te, ti ferma, se ti deve fermare.

La passione prima degli altri ti accoglie.

La passione sa bisbigliare, e sa urlare quando deve urlare. Ti prende le mani e ti fa baciare. Ti chiude in una stanza e ti fa allontanare dal dolore. Tutto questo è la passione.

Ho sempre diffidato e continuo ancora a diffidare dalle persone non appassionate. Silenziose e sommesse. Le vedo trattenersi dalla loro stessa anima. Nascondersi dalla loro stessa anima.

E se si nascondono alla loro anima, come posso pretendere che si aprano alla mia?

Quando penso alla passione, spesso penso a lei: Anna Magnani.

La scena di lei (Pina), che corre per raggiungere il marito Francesco preso dai nazisti in Roma città aperta (R. Rossellini, 1945), ogni volta mi fa singhiozzare. Singhiozzare davvero.

Corre lei, non vede, non capisce, non vede il pericolo. Prima, allontana con quegli occhi che tutto dicono, un soldato che cerca di molestarla. Lei, quello sguardo. Lo sguardo dell’odio, della rabbia, della dignità. Poi si accorge che il suo Francesco è stato preso dai soldati. Non sente, non pensa più a nulla lei, pensa solo all’amore.

“Francesco. Francesco.”

Urla, ma  è il tono che mi sorprende. É particolare.  É un tono deciso, ma in decrescendo. Basso. Diretto e  perentorio. Non è svenevole o disperato. Pina è  forte, decisa. Quel nome, è un nome detto con convinzione. Un nome che chiama l’amore. Un nome che chiama la vita condivisa, la speranza cresciuta insieme. Un nome, una voce quotidiana.

Corre, lei. Urla il suo nome e corre. Con quel tono particolare. Le sparano. Al primo sparo crolla.

Pina forma una croce in terra. Un vestito nero. I capelli neri. Le mani bianche.

Pina muore.

Il piccolo figlio arriva urlando “Mamma, mamma”. Piangendo si aggrappa a lei. Don Pietro, meraviglioso Aldo Fabrizi, la prende in braccio. Una pietà commovente. Un regista silenzioso. Un momento sublime.

Perché ce lo dimentichiamo, ma la guerra è questo. É perdita. Ed è perdita di persone che vivono di coraggio e passione. Per un amore. Per una Patria. Per un figlio. Per un ideale. Per incoscienza forse. Ma non la senti, l’incoscienza. Perché  per chi vive di passione, l’incoscienza sarebbe non vivere il proprio coraggio.

Ma andiamo oltre. Prima della morte di Pina, c’è un momento, in Roma Città Aperta. Un piccolo dialogo che ogni giorno dovremmo ascoltare. Dolcissimo, complesso nella sua semplicità. Pina è silenziosa. Guarda il suo Francesco parlare.

“Bisogna volerlo. Sono una persone semplice io. Non le so spiegare alcune cose, non sono bravo con le parole. Ma Pina, quello che stiamo facendo è giusto. Non dobbiamo aver paura, né oggi, né nel’avvenire. É la strada giusta da percorrere. Forse sarà lunga la strada per la libertà. Ma è quello che DEVE essere. DEVE essere questo. E sarà un mondo migliore per noi, per Marcello, e per il bambino che aspettiamo. Per questo non devi aver paura mai Pina, mai qualunque cosa succeda.”

Anna Magnani, gli occhi dell’amore. Della coscienza. Del progetto insieme. Del coraggio, della libertà.

“Ma io non ho paura Francesco, Mai.” Ecco perché quel “Francesco” detto così. Convinto. Deciso. Perentorio. Io non ho paura, Francesco. Quel tono dice questo.

IO, FRANCESCO, NON HO PAURA.

“Non ho che un voto solo: il tuo nome, il tuo nome,

o parola che m’apri la porta del paradiso.”

E. Morante, Lettera.

Il mio ricordo ad Anna Magnani (7 Marzo 1908, 26 settembre 1973)

Federica Maria Marrella per MIFaccioDiCultura

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