Édouard Manet, il pittore dall’animo ribelle

1 1.762

Édouard_ManetPensando a Édouard Manet (Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883) il primo dipinto che viene subito in mente è Colazione sull’erba del 1863. Il quadro, da molti criticato per la presenza di una donna nuda in primo piano seduta sull’erba accanto a due uomini, e una sullo sfondo accanto agli alberi, rappresenta uno dei maggiori capolavori di arte moderna del XIX secolo, oggi esposto al  Musée d’Orsay di Parigi.  Quest’opera racchiude un po’ tutto il modo di pensare e di essere dell’artista francese mai conforme al punto da non volersi accostare ad una corrente artistica ben precisa.
Erroneamente, infatti, si tende ad associare Manet agli impressionisti francesi tra cui Claude Monet (con il quale spesso viene confuso) e Paul Cèzanne, ma in realtà lui non volle mai essere identificato all’interno di questo gruppo e difatti non partecipò mai alle loro esposizioni. La ragione principale di questa sua scelta stava nel fatto che voleva farcela da solo con le sue forze e preferì ottenere l’ammissione al Salon mediante un riconoscimento ufficiale dello Stato, e non «attraverso sotterfugi», come lui stesso affermò. Per questo motivo si batté in difesa del principio della libertà espressiva dell’artista con opere che suscitarono scandalo presso i suoi contemporanei, come appunto Colazione sull’erba e Olympia, entrambi contenenti delle scene di nudo.

A proposto di Olympia, secondo gli esperti, pare che per realizzarlo Manet avesse tratto ispirazione dalla Venere di Urbino di Tiziano che ebbe modo di ammirare e visionare durante un suo soggiorno in Italia. Infatti, tra i due quadri, esposti anche nel 2013 a Venezia l’uno accanto all’altro, ci sono numerose somiglianze che avvalorano l’ipotesi.

colazionesullerba
Le déjeuner sur l’herbe (1862-1863)

Nonostante la sua avversione allo stile impressionista, è fuori dubbio che le sue opere abbiano anticipato e influenzato tale corrente. Ancora oggi alcuni autori lo definiscono il “padre dell’impressionismo”, altri lo negano e lo indicano solo come l’iniziatore della pittura moderna che liberò l’arte dall’accademismo. Manet realizzò, infatti, diversi dipinti che raffigurano interni di bistrò, fresche osservazioni della vita sociale dell’800 a Parigi e soprattutto molte scene all’aperto. Un altro soggetto ampiamente trattato erano le attività della borghesia, come i balli in maschera o le corse campestri, oppure le strade o le stazioni di Parigi. Raramente, invece, dipinse scene religiose, mitologiche o storiche: un’eccezione è il Cristo morto con gli angeli (1864), oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York.

La sua indole di spirito ribelle si manifesta sin dalla giovane età. Édouard era nato nel 1832 in una famiglia parigina molto agiata, suo padre, infatti, era un giudice molto noto e la sua carriera era già scritta: avrebbe seguito le orme del padre.

Quando cominciò a manifestare la sua volontà di dedicarsi all’arte e iscriversi all’ École des beaux-arts, il padre per dispetto lo fece imbarcare su una nave. Durante la sua permanenza a bordo, un anno o poco più, capì che la sua strada era proprio quella di diventare pittore e al suo ritorno andò a studiare arte presso l’atelier di Thomas Couture.

olympia
Olympia (1863)

Muovendo i primi passi nello studio del maestro il suo animo inquieto non tardò a manifestarsi. Lo stile convenzionale e accademico di Couture non gli era affine e dopo sei anni decise di seguire le lezioni del celebre Léon Bonnat dove conobbe gli impressionisti. La modella e pittrice Berthe Morisot lo introdusse nel gruppo e Manet strinse amicizia con Edgar Degas, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Paul Cézanne e Camille Pissarro: nonostante fossero suoi grandi amici, Manet si discostò sempre dalle loro scelte, anche se questo gli costò l’esclusione dall’Expo Universale del 1867. Per questo motivo a partire dal 1869 egli si dedicò alla pittura en plein air (all’aperto), conosciuta grazie a Jean-Baptiste Camille Corot, e le sue uscite ai giardini delle Tuileries, sul retro del Louvre, divennero quasi degli appuntamenti mondani.
A proposito della sua amicizia con gli impressionisti, secondo alcune fonti dell’epoca pare che tra lui e Cèzanne non corresse buon sangue e che spesso i due fossero soliti litigare. È divenuta celebre la frase con cui quest’ultimo una volta lo salutò: «Non le stringo la mano, monsieur Manet, perché è una settimana che non la lavo».
Anche con Monet, di cui mal sopportava la quasi omonimia, Manet aveva talvolta qualcosa da ridire, ma con le donne andava sempre d’accordo, pare infatti fosse un donnaiolo incallito e nonostante nel 1863 avesse sposato Suzanne Leenhoff, ebbe molte amanti tra le quali Marie-Pauline Laurent (che fu poi musa di Stéphane Mallarmé), oltre svariate modelle che gli si prestavano per essere ritratte nei suoi dipinti. Anche Berthe Morisot si era invano innamorata di lui, al punto tale di sposarne il fratello (Eugéne Manet, pittore anche lui) pur di stargli vicino, e dando luogo a furibonde scene di gelosia. Manet non la corrispose mai, ma lei non riuscì a smettere di amarlo.
La passione del pittore per le donne era tale al punto di arrivare addirittura a sedurre, nel 1877, la giovane moglie di un suo allievo e carissimo amico, Jules Armand Hanriot che, per il dolore, sparì dalla scena artistica e da Parigi. Questa interesse per il mondo femminile però gli fece contrarre la sifilide e questa malattia, insieme a delle dolorose forme reumatiche non curate contratte a quarant’anni, costrinse Manet a trascorrere i suoi ultimi anni di vita con forti dolori e paralisi parziali.

1024px-Edouard_Manet_004
Un bar aux Folies Bergère (1881-1882)

Il suo carattere ostinato lo accompagnò fino alla fine dei suo giorni, infatti, nonostante l’amico dottor Gachet gli avesse sconsigliato di farlo, Manet si fece amputare una gamba in casa, sul grande tavolo del salotto, dopo esser stato cloroformizzato. I medici, andandosene, lasciarono l’arto amputato dietro il paravento del caminetto e venne trovato con sommo sconcerto da Leon Koella, figlio della moglie Suzanne, volendo accendere il fuoco.
L’intervento non ebbe il successo sperato e Manet morì qualche mese dopo al termine di un’interminabile agonia sfociata nel coma. Le sue ultime parole, prima di perdere definitivamente conoscenza, furono di rimpianto per l’ostilità del suo avversario Alexandre Cabanel: «Sta bene, quello!».

Manet venne sepolto nel Cimitero di Passy: accanto a lui, anni dopo, furono sepolti il fratello Eugène e sua moglie Berthe Morisot, che solo così ebbe occasione di stare accanto al suo amato Édouard.

Erika Castorina per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.