David Gilmour e il lato oscuro della Luna visto da Pompei 

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4Il 23 marzo del 1973 venne pubblicato The Dark Side of The Moon, l’album più premiato dei Pink Floyd. L’album che ha messo d’accordo critica e pubblico, band e discografici. L’album del successo, della gloria eterna.

Questa ricorrenza assume un significato maggiore, soprattutto per noi italiani, se associata alla notizia dell’imminente concerto di David Gilmour all’interno dell’anfiteatro di Pompei. A distanza di quarantacinque anni dal celebre film Pink Floyd – Live at Pompeii (uscito in Italia col titolo Pink Floyd a Pompei) del regista Adrian Maben, Gilmour ripropone al fortunato pubblico che riuscirà sgomitando ad accaparrarsi i biglietti, un concerto che ha tutti i presupposti per diventare un evento.

Sull’album The Dark Side of The Moon sono già stati scritti fiumi d’inchiostro. Nel tentativo di non essere ridondante darò solo poche informazioni, tutte però significative. Dark Side è importante perché, come già detto, rappresenta l’album della svolta dei Pink Floyd. Con questo disco raggiungono la fama mondiale, restando al primo posto della classifica statunitense Top LPs & Tapes per una settimana. Nel marzo 2014 ha toccato le 1100 settimane nella classifica US Top Catalog, tutt’oggi è uno degli album più venduti al mondo.

Il successo commerciale è accompagnato dal favore della critica. Tutti i testi dei brani sono opera di Roger Waters, incentrati sugli aspetti più profondi e oscuri dell’animo umano, da qui il titolo dell’album. L’intento di Waters e dei suoi compagni era quello di creare un’opera unica, che si allontanasse sonoramente dai precedenti lavori, più psichedelici e dispersivi (soprattutto a detta di David Gilmour), dando così un taglio deciso al passato, Syd Barrett compreso.

3I singoli brani, legati vigorosamente fra di loro, descrivono le ansie e le parure dell’uomo: dall’ossessione per il denaro e il successo all’ansia per il tempo che sfugge, dalla distanza e dall’incomprensione fra gli individui (così come fra i popoli) alla paura del nulla, della morte. Accompagnati da assoli strumentali e vocali di grande successo quello della cantante (allora pop) Clare Torry in The Great Gig in The Sky, i testi di ambito fortemente filosofico si sciolgono nelle melodie siderali (alla Kubrick per intendersi), scontrandosi a volte con i suoni d’ambiente campionati dai fonici Alan ParsonsPeter Watts (padre dell’attrice Naomi Watts) e riprodotti in loop in fase di incisione. Difatti Dark Side è importante anche per l’innovazione che ha apportato al mondo della produzione musicale. Realizzato agli Abbey Road Studios di Londra, i più all’avanguardia tecnicamente dell’epoca, l’album venne prodotto attraverso un sistema a sedici tracce, permettendo così la sovrapposizione di molti effetti e riverberi divenuti poi la firma stessa dei Pink Floyd.
Del concept album sono state pubblicate diverse rimasterizzazioni, quella più significativa, anche a detta di Alan Parsons (tecnico del suono della versione originale), è l’edizione del 2003 curata da James Guthrie, dove spicca su tutti il missaggio di The Great Gig in The Sky.

Senza dubbio The Dark Side of the Moon è un pezzo di storia, della musica e non. Fa parte di quella stretta cerchia di opere che non invecchieranno mai, che hanno superato i confini del tempo, affrontandoli direttamente tra l’altro.

Come anticipato all’inizio dei questo pezzo David Gilmour ha deciso di tenere un concerto in Italia. Come location ha scelto l’anfiteatro romano di Pompei, le date sono il 7 e l’8 luglio. Dopo aver ottenuto le autorizzazioni del Ministero delle Attività Culturali, con grande gioia del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che ha manifestato il proprio entusiasmo per l’evento spendendo parole di apprezzamento sia per Gilmour che ovviamente per i Pink Floyd.

5La polemica non ha tardato a farsi sentire. Per varie ragioni, alcune più sensate di altre. L’accusa muove i primi passi dalla tutela degli scavi di Pompei, trascurati e mantenuti in uno stato non consono alla loro importanza, per arrivare al costo del biglietto, 300 euro senza prevendita. Il concerto diviene così ennesimo motivo di dissenso per l’opinione pubblica italiana, fra chi lo ritiene un’opportunità più unica che rara di rilanciare l’economia del turismo e dell’arte nel nostro Paese e chi invece legge nel costo elevato del biglietto, e nello scarso interesse del Ministero a mantenere attivo e vitale il sito di Pompei, il solito opportunismo italiano.

Personalmente ritengo che in sé il concerto di Gilmour rappresenti davvero un’occasione per sponsorizzare maggiormente il sito di Pompei e soprattutto per ricavare un certo capitale da destinare alla sua valorizzazione, dato che dal concerto verrà ricavato anche un film-documentario i cui proventi verranno destinati anche alla preservazione degli scavi. Sono comunque del parere che il costo del biglietto sia piuttosto elevato, anche se a differenza di palazzetti e stadi il Teatro Grande di Pompei possa contenere un massimo di 2.500 spettatori.

Come spesso accade la verità sta nel mezzo. Le vere critiche alla cosa si potranno però spendere solo a concerto concluso, in fase di bilancio. Per il momento è bene limitarsi a sperare nell’integrità degli addetti ai lavori, godendosi quello che si prospetta uno dei migliori concerti degli ultimi anni, in una delle cornici più belle degli ultimi secoli.

 

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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