Us frais cros fris fics secs, Dio salvi la musica sperimentale ed indipendente: dall’Officina F.lli Seravalle

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È davvero necessario che ci apprestiamo a spendere termini come progressive, sperimentale, etichetta indipendente? Visto e considerato che la prima traccia dell’album di cui stiamo parlando si intitola Atrofia del verbo – “models of style: curse, telegram and epitaph”, dedicata (o ispirata) ad Emil Cioran, probabilmente no. Nondimento, di questo stiamo parlando, affrontando il compito di parlare di un lavoro del tutto singolare come Us frais cros fris fics secs, autori l’Officina F.lli Seravalle, etichetta Lizard Records.

Dichiariamo in via preliminare la nostra impreparazione a parlare in maniera compiuta di Us frais cros fris fics secs, e dei fratelli Seravalle, Alessandro e Gianpietro che fratelli sono effettivamente, una vita per la musica e una passione (quantomeno in Alessandro) per il pensiero del filosofo Emil Cioran. Nondimeno, domine non sum dignus, sentiamo la necessità di parlarne: perché in un’epoca in cui: a) la cultura e con essa la musica pare dover essere regalata a spettacolo/riempitivo, sottofondo e non protagonista (con buona pace di Roger Waters), preconfezionata coi talent e gestita dallo strapotere delle majors, una voce indipendente e sincera va sempre e comunque sostenuta (per quanto possiam fare) e b) la sperimentazione va altrettanto e più sostenuta, sempre in quest’epoca di mancanza di coraggio, malattia la cui eziologia va ricercata nel profitto a rischio nullo, ed il cui decorso, per la cultura e l’animo umano, è letale.

Ciò detto, possiamo dire che in Us frais cros fris fics secs abbiamo nove tracce che vanno ascoltate meditabondi, affranti, sopra antichi e rari volumi di una dimenticata conoscenza: per dire che a noi evoca notti passate a leggere e rileggere (ossessivamente, e come se no?) Il corvo di Edgar Allan Poe. Anche perché, in parte e personalmente, Us frais cros fris fics secs ci evoca certo Alan Parsons Project, come pure Jean-Michel Jarre, Mike Oldfield, Berlioz, Poe, Irvine Welsh, Gaspar Noé, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Tubular bells, Hubert Selby Jr., il cinema horror e di fantascienza. E, se non avesse avuto quella inspiegabile mania per Ludwing van, anche Alex di Burgess. Il tutto, a livello del tutto persone ed evocativo.

Officina F.lli Seravalle

E quant’altro.

Perché Us frais cros fris fics secs ha in sé musica elettronica (qui il nostro riferimento sono i Kraftwerk – personale, sempre personale), industrial, metal, noise, qualche traccia di jazz, e in buona sostanza qualsiasi cosa si possa pensare di fuori dai canoni, quanto potrebbe esserlo Pachlebel in versione punk-rock. Il nostro imprinting cinematografico, lo ribadiamo, ci fa pensare ai lavori dell’Officina come ad una fucina di potenziali colonne sonore, e non a caso Alessandro e Giampietro collaborano con un altro talento locale, Simone Vrech dall’altrettanto inconsueta, in valore assoluto, originalità registica.

Una parola sul titolo, Us frais cros fris fics secs: uno scioglilingua in friulano, che vuol dire Uova marce rane fritte fichi secchi; a certificare un legame col territorio di provenienza, in particolare la Bassa Friulana, che pur essendo a volte più periferia dell’Impero che Profondo Nord-Est è comunque fucina di talenti in una pletora di settori. Alternativi, naturalmente: perché, ad esempio, a parlare di vulgate locali riferite a dischi il pensiero corre subito a de André e Van De Sfroos, quanto meno. Ecco, niente a che vedere. Us frais cros fris fics secs fa gara a sé, frutto di mille suggestioni e unico nel prodotto finale.

Polisensoriale (come polistrumentisti sono i F.lli Seravalle), peraltro, e multiculturale: detto dell’influenza di Cioran sul substrato seravalliano, ci pare giusto sottolineare che in ottemperanza al detto friulano al rôl non fas noransis (più o meno), aka il fico non cade lontano dall’albero, anche la copertina di Us frais cros fris fics secs, un magnifico, complesso olio su tela, fotografato da Fabio Gon, è made in Seravalle, sebbene opera del padre dell’Officina. Il DNA non è un’opinione, evidentemente. Una maschera, oltre al resto. Un volto. E un dedalo. Questo raffigura la copertina di Us frais cros fris fics secs, che è un dedalo, tra le altre cose. All’ascoltare attento il piacere, tra le altre cose, di cercare la corrispondenza migliore tra la filosofia sottesa, l’immagine (mai più azzeccato il termine illustrazione) e la traccia prediletta tra le nove possibili.

Collaborazione tra cinema e musica, tra Seravalle e Vrech

Tracce che hanno sottotitoli ed evocazioni, quasi note ad un testo filosofico: noi eleggiamo la settima, Padiglione 6, non fosse altro per il legame con la terra di Basaglia e con la parola multilingue, tra italiano, francese e inglese: The product is you!.

Mai affermazione fu più vera.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

https://www.youtube.com/watch?v=NN0563_nvNw

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