Tormento cronico e cromatismo tragico: Oskar Kokoschka

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Tormento cronico e cromatismo tragico: Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka nasceva il 1° marzo 1866 a Pöchlarn, nella Bassa Austria. Figlio di un orafo cieco, il giorno della sua nascita nella sua città era scoppiato un incendio ed Oskar per questo motivo sarebbe diventato un uomo superstizioso. C’erano pochi soldi in casa Kokoschka, tanto che la famiglia col passare del tempo passò a case via via più piccole e più lontane dal centro città.

La scuola improntata sulle lingue e le scienze non piaceva al piccolo Oskar, che riempiva le ore leggendo la letteratura classica. Disegnava e la letteratura risuonava nei suoi disegni. Fu in quegli anni aridi che decise di svoltare verso le Belle Arti, che vestivano meglio la sua personalità. Studiò a diretto contatto con Gustav Klimt e la sua formazione vorticò intorno agli ambienti della Secessione Viennese. Balzò agli occhi della critica all’Art Show del 1908 e da allora gli pesò sul capo l’etichetta di “super selvaggio”. Svestiva la vita, costringendone alla luce gli aspetti più duri e sconcertanti.

Si trasferì a Berlino, dove transitò per circoli d’avanguardia e radicali, lasciandosi particolarmente affascinare da Edvard Munch, dai Fauves e dal gruppo Die Brücke, pioniere dell’espressionismo tedesco. Nel 1914 fu alla Secessione di Berlino, poi nel Blaue Reiter. Nei suoi personaggi scorre la tensione delle letture psicoanalitiche di Sigmunt Freud. Armeggia con un cromatismo violento in questo periodo e la massima tragicità della sua pittura si esprime in La sposa del Vento (immagine di copertina), del 1914. Omaggio ad Alma Mahler, pittrice e compositrice austriaca a cui si era legato e poi violentemente slegato: un rapporto chiaroscurale che lo segnerà tutta la vita.

Oskar Kokoschka, Ritratto di Adolf Loos (1909), olio su tela

L’Espressionismo si legge nella sua tendenza a deformare gli oggetti e nella sua passione a riversare emozioni e sensazioni in braccio alla tela. Ma ero diverso, per altro, dagli altri del gruppo e spesso visse come un isolato. Fu sul fronte orientale durante la Prima Guerra Mondiale e ferito fu poi congedato per instabilità mentale.

Negli anni dal 1917 al 1924 espose alla Galleria Dada di Zurigo con Max Ernst, Paul Klee e Vasily Kandinsky, poi partecipò alla Biennale di Venezia. Le tendenze astrattiste non le digerì mai completamente: la sua rimase una tormentata e sofferta espressione della realtà.

Fu drammaturgo, autore di testi per il teatro espressionista. Tradusse le inquietudini dell’uomo e la continua lotta tra gli archetipi di Uomo e Donna. È una continua colluttazione tra opposti la sua opera: Uomo e Donna, Luce e Ombra, spesso Morte e Rinascita, per il rifiorire di una nuova identità.

Oskar Kokoschka, Donne arabe (1929), olio su tela

Quando Hitler si prese le città in cui abitava, prima Vienna e poi Praga, emigrò a Londra. Molte delle sue opere furono sequestrate dal regime nazista ed esposte a Monaco nella mostra d’arte degenerata.

Quando nel 1953 si trasferì a Villeneuve, nel Canton di Vaud della Svizzera, il suo sguardo si aprì a paesaggi più distesi. Si scrollò le tematiche dell’analisi psicologica e del subconscio e allungò le dita verso vedute nuove, dipinte nei modi del post-impressionismo. Vi si immerse, coagulando perfettamente la forma con la sostanza, la sua anima con quei vuoti immensamente pieni.

Lasciò il mondo a Montreux, il 22 febbraio 1980.

Francesca Leali per MIfacciodiCultura

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