Beppe Fenoglio: partigiano e scrittore

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Sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano.

img19Ad Alba il 1 marzo del 1922  nasce Beppe Fenoglio, figlio di Amilcare, garzone di macelleria, e Margherita Faccenda. Terminato il ginnasio, nonostante le ristrettezze economiche della famiglia, si iscrive al liceo d’Alba, dove comincia a sviluppare una coscienza antifascista. In questi anni di formazione Pietro Chiodi e Leonardo Cocito, suoi professori di Italiano e Filosofia, avranno molta influenza su Fenoglio, avvicinandolo a idee partigiane che influenzeranno la sua vita e la sua produzione letteraria. Si iscrive all’Università di Torino ma nel 1943 abbandona gli studi per frequentare la scuola per ufficiali.

L’8 settembre l’esercito si dissolve e lo scrittore torna dalla famiglia ad Alba. Sceglie di aderire alla guerriglia partigiana sulle Langhe, come già avevano fatto i suoi professori di Liceo. Nell’ultimo periodo della sua vita partigiana, è ufficiale di collegamento presso la missione inglese, che opera nel Monferrato, nel Vercellese ed in Lomellina.

fenoglioTornato alla vita civile, Fenoglio non riprende gli studi, ma lavora presso un’azienda vinicola come corrispondente estero, lavoro che gli è stato assegnato per la sua ampia conoscenza dell’inglese. Lingua e cultura anglosassone hanno sempre suscitato molto fascino nello scrittore, in particolar modo il periodo Elisabettiano e quello rivoluzionario di Cromwell e dei suoi guerrieri protettori della santità e della libertà che indubbiamente hanno ispirato Fenoglio nelle sue scelte letterarie. Nel 1960 sposa civilmente Luciana Bombardi e un anno dopo nasce loro figlia, Margherita. Il 18 febbraio del 1963, alla prematura età di 41 anni, Beppe Fenoglio si spegne durante la notte. Era malato da tempo di tumore ai bronchi.

In tutti i suoi lavori lo scrittore rimarrà legato al mondo partigiano e a quello contadino. I suoi personaggi saranno testimoni degli orrori della guerra. Eventi da lui descritti con asprezza nel linguaggio e a volte addirittura con spietatezza, che all’epoca della pubblicazione dei suoi manoscritti fu motivo di aspre critiche. Infatti la vera fama di Fenoglio fu tutta postuma. Solo in seguito alla sua morte la critica individuò nel suo stile di scrittura una certa accortezza nel cogliere “l’umanità” dei combattimenti, delineare sia l’eroismo dei suoi personaggi, partigiani e contadini, ma anche le imperfezioni, il lato umano, quello più dissacrante.

img21La scrittura per Fenoglio, probabilmente, rappresentava per lui anche un momento di catarsi, un’esercizio di purificazione per distaccarsi dalle sofferenze e dagli orrori visti e vissuti durante la guerra. Pratica questa non così rara nel secondo dopo guerra: fra tutti va ricordato innanzitutto Primo Levi con il suo capolavoro letterario Se questo è un uomo.

Molti personaggi Fenogliani sono molto simili alla scrittore: il più noto è sicuramente Johnny de Il partigiano Johnny, ma anche Milton, protagonista di Una questione privata. Proprio attraverso la sua descrizione, lo scrittore, delinea  un interessante autoritratto:

Milton era brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti pieghe amare, e la fronte profondamente incisa per l’abitudine di stare quasi di continuo aggrottato. I capelli erano castani… All’attivo aveva solamente gli occhi, tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno favorevole avrebbe giudicato più che notevoli. Aveva gambe lunghe e magre, cavalline, che gli consentivano un passo esteso, rapido e composto.

Il 10 Marzo del 2005 l’Università degli studi di Torino attribuisce a Giuseppe Fenoglio una laurea ad Honoris Causa, ritirata dalla figlia Margherita.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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