Mio caro Konrad Lorenz, io sono qui: tu dove sei?

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Pensando a Konrad Lorenz (Vienna, 7 novembre 1903 – Altenberg, 27 febbraio 1989), ripenso a uno degli aneddoti che allietarono la mia preadolescenza:

C’era una volta uno spinarello che stava riportando le proprie uova al nido, quando gli capitò di vedere galleggiare un buon boccone. Siccome gli spinarelli prendono in bocca le loro uova per trasportarle, accadde che il nostro eroe si ritrovò ipso facto in bocca sia un gustoso boccone che la propria prole. Lo spinarello rimase interdetto per qualche minuto, poi sputò tutto, mangiò con calma il bocconcino, riprese in bocca le uova e se ne tornò pacifico al nido. Non c’è dato sapere se soddisfatto di sé o meno, ma trattandosi di un pesce d’acqua dolce di circa 8 centimetri di lunghezza, con relativo cervello minuscolo, il fatto dovrebbe aprire tutta una serie di considerazioni sulle capacità di discernimento degli animali e perciò sui nostri rapporti con loro.

Quanto sopra non è una favola, ma un ricordo di quando ebbi la fortuna di leggere L’anello di Re Salomone, l’opera più divulgativa di Konrad Lorenz. Quell’estate, vivendo peraltro in aperta campagna, feci la conoscenza con la scala sociale delle taccole, con l’oca selvatica e con quella niente affatto selvatica conosciuta come Martina, col fenomeno dell’imprinting, col richiamo «Io sono qui, tu dove sei?» (titolo della sua penultima opera), con un signore che passava i pomeriggi immerso fino al mento nel lago di Altenberg e tutta una serie di quelle che per me erano e sono le meraviglie del mondo animale vissute attraverso l’etologia.

Nel 2014, una notizia ha percorso le fila del web: la Corte dei Giudici di Buenos Aires riconobbe ad una gorilla 29enne lo status di “persona non-umana”, riconoscendole pertanto il diritto ad essere liberata dallo zoo in cui era imprigionata. Scorrendo una rassegna stampa ad hoc, si sarebbe scoperto che sentenze simili erano già state emesse da altri Stati come India, Baleari, Germania, Svizzera e Nuova Zelanda a risalire all’indietro fino al 1992.

«Chiunque conosca intimamente un mammifero superiore, come un cane o una scimmia, e non si convince che tale essere ha sentimenti simili ai suoi, è psichicamente anormale» è invece una sentenza etologica-filosofica che Lorenz pubblicò in un allora molto contestato articolo nel 1980, in cui parlava apertamente di crimini contro gli animali e che aveva intitolato senza perifrasi Gli animali sono esseri umani di sentimento. Possiamo solo immaginare cosa pensasse Lorenz della sperimentazione animale, meglio nota come vivisezione, e magari in particolare di una struttura di abominevole sofferenza come Green Hill. E sugli “scienziati” che vi lavoravano, ça va sans dire psichicamente anormali.

Konrad Lorenz è volato sul ponte dell’arcobaleno, come dicono oggi gli animalisti, il 27 febbraio 1989 e non abbiamo dubbi sul fatto che ad attenderlo e accoglierlo ci siano stati gli animali che conobbe intimamente nella vita, secondo una poetica leggenda Lakota. Una vita interamente dedicata allo studio del comportamento degli animali nel loro ambiente naturale, il che lo colloca tra i fondatori dell’Etologia: la “sua” scienza gli valse il Premio Nobel nel 1973, per la Medicina ma sentitamente per gli studi sul comportamento incentrati sul fenomeno dell’imprinting, concetto oggi assodato anche a livello nazional-popolare-divulgativo ma che all’epoca era assolutamente innovativo.

Ma Re Salomone ed Etologia a parte, Lorenz fu anche un filosofo: d’altronde, gli studi sul comportamento animale non potevano che portarlo ad elaborare pensieri gnoseologici ed epistemologici: uno dei suoi campi di studio successivi fu peraltro l’aggressività, a partire sin dal 1935 in lavori come Armi e morale negli animaliL’occhio di Lorenz si è posato spesso sull’uomo, animale aggressivo per eccellenza, e senza che ne derivasse un giudizio positivo: Il cosiddetto male, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, L’aggressività, L’altra faccia dello specchio, Il declino dell’uomo sono tutti lavori che testimoniano il giudizio severo dell’etologo di Altenberg sull’animale uomo.

Parecchio si è quindi fatto per screditare l’uomo e lo scienziato Konrad Lorenz per la sua iscrizione al partito Nazionalsocialista nel 1938, dopo l’Anschluss della Germania sull’Austria: l’adesione che gli permetterà di continuare i suoi studi, e che in seguito commenterà affermando che

In effetti, ritenevo che dai nostri nuovi governanti potesse venire qualcosa di buono. […] Lo pensarono praticamente tutti i miei amici e insegnanti, e anche mio padre, che era certamente un uomo gentile e molto umano. Nessuno di noi sospettava che la parola “selezione”, nell’accezione data ad essa da questi governanti, significasse assassinio.

Conoscendo l’opera di Lorenz, difficilmente si possano avere dubbi circa la formalità della sua adesione politica al nazismo. Opportunismo, allora? Forse. Personalmente, ritengo che il resto di un’esistenza votata alla diffusione dell’etologia, del rispetto per gli animali, dello studio del comportamento animale e umano rispetto all’aggressività possa essere sufficiente espiazione per non aver saputo far fronte in altro modo alla più grande follia della storia dell’Uomo. Nel 1983 l’Università di Salisburgo giunse a revocare a Lorenz una laurea honoris causa, con un’operazione demagogica di uno squallore morale e logico senza pari.

Posto che gli studi sull’aggressività vista come istinto primario dell’uomo infastidirono non poco sociologi, psicologi e psichiatri, si può capire come spesso non si sia voluto capire il pensiero «per colpa di restrizioni ideologiche. All’uomo non piace sentirsi definire aggressivo, non gli piace riconoscere di avere degli istinti bassi, e al giorno d’oggi l’aggressività è uno degli istinti più deprecati»: soprattutto, aggiungiamo noi, in paesi che hanno fatto la propria Storia fondandosi proprio sull’aggressività.

Già molto prima negli anni ’80, Lorenz cominciò «ad avvertire acutamente il pericolo insito nella distruzione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo, e nel devastante circolo vizioso in cui agiscono la competizione commerciale e la crescita economica». Lorenz parla poi di turbative alla cultura (sistema vivente, peraltro) come di malattie, di nevrosi di massa e di natura etica e morale dei principali problemi per l’uomo. È chiaro che si trattò di un personaggio scomodo per molti versi: certamente non fu solo il papà/mamma dell’ochetta Martina, che aveva imparato a tranquillizzare in “paperese” senza neppure svegliarsi.

Pensiamo che una riscoperta di Kornad Lorenz sia quanto mai opportuna e necessaria. Magari, tra un aneddoto etologico e una valutazione filosofica, potremmo trovare un aiuto alla domanda che tutti facciamo continuamente nel buio e senza aver risposta alcuna: io sono qui, tu dove sei?

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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