Aldous Huxley, visioni dal (terrificante) mondo nuovo

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Nel secolo dei regimi totalitari, Aldous Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963) raccontò con la forza del linguaggio fantascientifico, l’avvento di un nuovo regime. Meno oppressivo e senza catene. Ma proprio per questo terribilmente più mostruoso.

Membro di un illustre famiglia inglese, si laureò negli anni Dieci  in Letteratura inglese e Scienze biologiche a Oxford. Una doppia anima che trova le sue origini dal padre Leonard, anch’egli scrittore, e dal nonno darwinista Thomas. Cominciò a scrivere  durante la Prima Guerra Mondiale, occupandosi di arte, teatro, musica e libri per importanti riviste. Tuttavia, c’era una questione in particolare che Aldous Huxley, poco più che ventenne, sentì di dover affrontare: l’idea di un  progresso scientifico senza limiti e disumanizzante, diretto verso una falsa realizzazione della felicità collettiva, sacrificando quella dei singoli.

Nessuna società è libera da tensioni. Le classi inferiori aspirano e rivendicano posti migliori. Il che può generare conflitti interni. E se la società del futuro trovasse il modo di eliminare qualsiasi possibile fonte di conflitto garantendo la massima stabilità? Se riuscisse a costruire scientificamente un’utopia? Interrogativi che prendono forma ne Il mondo nuovo, pubblicato nel 1932 e destinato a segnare la letteratura distopica, accanto a 1984 di George Orwell, il quale non per caso fu allievo di Huxley.

Un edificio grigio e pesante di soli 34 piani. Sopra l’entrata principale le parole: «Centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale» e in uno stemma il motto dello Stato mondiale: «Comunità, Identità, Stabilità». 

La catena montaggio

La storia di apre così, con quest’immagine che già da sola sintetizza lo scenario.

Anno del Signore, anzi di Ford, 632. Già, perché proprio quel Ford pioniere della catena di montaggio ha sostituito qualsiasi divinità. Il pianeta è riunito sotto un unico governo, diretto da 10 Coordinatori. La memoria dei tempi precedenti è andata perduta, fatta eccezione per un unico punto fermo che nessuno può mettere in discussione: prima era il caos e la barbarie, poi è nata questa società perfetta.

Nei primi capitoli, il Direttore del centro enumera le diverse tecniche che, per garantire un ordine inviolabile e incontestabile, devono essere applicate a ogni individuo sin dai primi momenti di vita. Non esistono più genitori naturali: gli embrioni vengono creati e sviluppati in base alla classe sociale che il centro ha loro assegnato. La società che Huxley tratteggia è divisa in caste, che definiscono il destino di chi ne fa parte. In cima alla piramide ci sono gli Alfa, i migliori, sia a livello estetico che cerebrale, ai quali spettano i ruoli più prestigiosi. Sotto di loro, la classe dei Beta, che ricoprono incarichi amministrativi con minori responsabilità. Proseguendo la discesa, troviamo i Gamma, i Delta e infine gli Epsilon, i più stupidi dotati però delle forza fisica necessaria per svolgere i lavori più umili e pesanti.

Sulla falsariga della Repubblica platonica, la virtù si realizza proprio perché ciascuno fa quello per cui è destinato e non potrebbe desiderare diversamente. I cittadini del mondo nuovo sono condizionati anche tramite lezioni di contraccezione, di coscienza di classe e condizionamenti alla Pavlov. Uno dei protagonisti infatti, Bernard Marx, è un responsabile Alfa di ipnopedia, cioè di stimolazione sensoriale verso soggetti bambini e adulti in modo che possano memorizzare inconsciamente gli slogan e i precetti decisi dall’alto. Unico scopo: il massimo godimento materiale e sensuale.

Ulteriore strumento di controllo, a cui tutti possono accedere liberamente, è il «soma», una droga capace di indurre sensazioni di felicità. Del resto Aldous Huxley fu un convinto sostenitore degli allucinogeni e dei suoi poteri benefici sulla creatività. Il suo saggio Le porte della percezione, oltre a richiamare un verso di William Blake e a ispirare un tale Jim Morrison per la sua band, ha dato il nome a quell’universo culturale che oggi conosciamo come psichedelia.

Huxley

Tornando al romanzo, Bernard comprende l’illusorietà di questa utopia. Anche Lenina Crowne, con la sua ricerca di un partner stabile, ergo violazione delle politiche libertine, diventa gradualmente un personaggio scomodo al sistema. Durante il loro esilio, incontrano un certo John, cresciuto in una riserva di nativi del Nuovo Messico. Dato che per ragioni economiche non tutto il il mondo è stato civilizzato, alcune sacche premoderne resistono nella periferia. Sono gli unici luoghi che custodiscono famiglia, spiritualità e cultura: tutti elementi banditi e distrutti dal nuovo ordine mondiale. Il selvaggio John è profondamente legato alle opere di Shakespeare (il titolo originale del romanzo, Brave New World, è una citazione da La tempesta) e l’incontro con una società priva di storia, di arte e di autentica bellezza si rivelerà tragico.

L’incubo di una società completamente industrializzata, in grado di manipolare geneticamente i suoi abitanti e uniformarli a un benessere consumistico programmato, rimane vivido nel Ritorno al mondo nuovo: una raccolta di analisi e riflessioni sulle armi del potere totalitario che Huxley pubblicò nel 1958.

Ancora oggi, un incubo di grande forza profetica.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

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