L’antica biblioteca del Monte Sinai sarà a portata di clic

Quando la tecnologia è al servizio dell'umanità

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In Egitto, alle pendici del Monte Sinai, sorge il monastero di Santa Caterina che al suo interno custodisce la più vasta e intatta biblioteca di testi antichi bizantini, dopo quella di Città del Vaticano. Realizzato per volontà di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel 380 d.C., il monastero raggiunse le dimensioni attuali sotto l’imperatore Giustiniano. Luogo sacro per le tre maggiori religioni monoteiste, dal 2002 è divenuto patrimonio Unesco anche per l’inestimabile valore storico della sua biblioteca.

Monastero di Santa Caterina

Il clima secco della regione ha contribuito a preservare i preziosi volumi, ma è stato sopratutto l’isolamento in cui vivevano i monaci ad impedire che fossero distrutti. La quasi totale mancanza di contatto con il mondo esterno ha avuto però un’altra conseguenza: la penuria di materiali su cui scrivere. Infatti i monaci erano costretti a riutilizzare pergamene già scritte, cancellando testi considerati ormai inutili: alcune tra le migliaia di antiche pergamene mostrano misteriosi scritti, cancellati col succo di limone e il restante inchiostro raschiato via. Queste pergamene sovrascritte, chiamate palinsesti, oggi costituiscono un patrimonio di immenso valore storico, sia per chi studia le fonti scritte del cristianesimo primitivo sia per chi fa ricerca sulla storia dell’Egitto medievale, ma anche e sopratutto per chi si occupa di lingue antiche.

Interno della biblioteca del Monastero

Attiva dal IV secolo, cioè prima ancora della costruzione dell’attuale complesso, la biblioteca contiene circa 3.300 manoscritti e oltre 5000 incunaboli. Si tratta di secoli di storia umana raccontati in 11 lingue diverse, idiomi parlati dalla moltitudine di pellegrini e monaci che hanno calcato quel terreno perchè il sapere non conosce razzismo e in questo luogo sacro convivono razze, lingue e tradizioni tra loro differenti. La biblioteca è la prova di quel radicamento profondo del cristianesimo all’ombra della montagna di Mosè, un tesoro di cui tutti dovrebbero godere e infatti si sta provvedendo a un’opera di digitalizzazione dei materiali conservati. Pergamene, manoscritti e palinsesti saranno resi disponibili in una raccolta di testi digitalizzati grazie all’accordo tra il monastero, la biblioteca dell’università della California, l’Early Manuscripts Eletronic Library e l’Arcadia Fund. Attraverso un sistema di elaborazione digitale, verranno create circa 400.000 immagini di manoscritti che copriranno un arco temporale compreso tra il  IV e il  XVII secolo. Documenti essenziali per lo studio dei primi Padri della Chiesa, delle Scritture, di letteratura araba e di medicina. Grazie alla tecnologia tutto questo scibile sarà reso alla portata di clic di studiosi, antropologi, storici o semplicemente curiosi, in modalità open access ovvero totalmente gratuita. La tecnica dell’immagine multispettrale troverà la sua applicazione nel recupero degli strati cancellati nei palinsesti, che si stima nascondano sotto le scritture evidenti, documenti mai studiati e risalenti addirittura al IV secolo.

Interno della biblioteca del Monastero

Se il più delle volte la tecnologia viene demonizzata per l’uso improprio che se ne fa, in questo caso essa si pone al servizio dell’umanità e come tale svolgerà un compito di assoluta importanza per le generazioni presenti e future, permettendo la condivisione e la diffusione di un sapere fino ad ora negato ai più. Perchè noi ci nutriamo di ciò che eravamo, di un passato, più o meno remoto, che ha bisogno di essere conservato così come si fa con i vecchi filmini di famiglia che vengono salvati nelle memorie dei computer.

Questa operazione di digitalizzazione è di fondamentale importanza in un’epoca dove molte città rischiano di vedere la chiusura di teatri, biblioteche e centri di cultura; dove i tagli alla cultura sono  un  imperativo per numerosi governi che preferiscono avere cittadini ignoranti e facilmente manovrabili, dimenticando che così facendo recidono le loro medesime radici, rinnegando il monito che «la cultura è l’unico bene che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa ancora più grande». Digitalizzare la più antica biblioteca del mondo significa diffondere il sapere, spargerlo come grano sulla terra, renderlo fecondo e disponibile a tutti. E nel momento in cui la conoscenza disseterà ogni popolo della terra, ogni uomo potrà finalmente e realmente considerarsi libero.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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