La provocazione nell’arte: massima espressione di libertà contemporanea

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Il pane quotidiano dell’arte contemporanea, si sa, è la provocazione: elementi fra loro contrastanti, nonsense (di cui il genio fondatore è niente meno che il maestro Andy Warhol), foto-denuncia che ritraggono immagini che nella vita reale ci scandalizzerebbero, ma che osservati dentro ad una bella cornice appesi alla parete di un museo o di una prestigiosa galleria d’arte, assumono tutto un altro significato, e vengono considerate opere d’arte.

Un esempio? Se ne possono citare a migliaia; le provocazioni più facili da ricordare sono quelle dei grandi artisti che hanno letteralmente segnato la loro epoca, come Pietro Manzoni con la celeberrima merda d’artista, o il padre della pop art Warhol che realizza la copertina di un album musicale, disegnando una banana su sfondo bianco.

La copertina firmata da Andy Warhol

In tempi più recenti poi, come non citare il contemporaneo italiano Maurizio Cattelan, che basa interamente la sua arte sulla smitizzazione di personaggi storici o di culto; si può forse dimenticare la scultura del cavallo esanime dentro al quale è conficcato un bastone di legno su cui vi è un cartello con la scritta INRI, che rappresenta un fin troppo esplicito riferimento al Cristo biblico? O dimenticare il dito medio eretto proprio di fronte alla sede della borsa di Milano? Ovviamente no, ed è proprio il loro grado di provocazione a renderle indimenticabili; più sanno fare parlare di sé per il loro gusto (secondo alcuni buono, secondo altri cattivo), più facilmente penetrano nella mente dello spettatore.

L’arte contemporanea è prevalentemente questo, ed è perfettamente al passo con la società moderna; sono infatti finiti i tempi del divismo, oggi troviamo in ogni dove, personaggi che non hanno raggiunto il successo grazie al loro indiscutibile talento, bensì grazie alla loro capacità di far parlare di sé (espliciti rifermenti gossippari sono superflui). Non sta a noi giudicare se questo sia giusto o sbagliato, tanto più che maggiore è l’apparente immoralità del soggetto artistico, maggiore sarà il suo successo e la sua memorabilità, in perfetto rapporto di diretta proporzionalità.

Non dobbiamo tuttavia dimenticare che almeno nell’arte, la provocazione non è mai fine a se stessa, ma ha anche e soprattutto una precisa finalità di riflessione; può essere oggetto di discussione il gusto con cui una determinata riflessione viene proposta, ma non deve essere tralasciato che l’arte contemporanea si basa non sul principio di bellezza o virtuosismo accademico -come nelle sculture classiche o nelle tele rinascimentali- ma sul concettualismo, inteso come denuncia-pensiero che prende forma plasmato dall’arte.

Ne è un esempio una delle iniziative più provocatorie degli anni scorsi: si chiama Smoking Kids, è firmata dalla fotografa belga Frieke Jenssens, e ritrae bambini sotto i 10 anni mentre fumano sigari e sigarette con un atteggiamento da uomini e donne vissute che poco si addice alla loro età, come del resto il vizio che stanno perfettamente rappresentando. Un’iniziativa che ha fatto parecchio discutere, che apre molteplici sfumature di riflessione: il mondo ha aumentato così tanto il suo ritmo che oggi a 8 anni si possono fare le cose che andrebbero considerate normali dai 20 in su? La frenesia contemporanea sta uccidendo la fanciullezza al punto da far diventare subito uomini e donne bambini in tenera età? Il nostro stile di vita sta compromettendo l’infanzia delle nuove generazioni, togliendo loro qualcosa che non potrà mai essere restituito?

Una delle foto della mostra Smoking Kids

In realtà, l’artista ha ideato questa esposizione, ispirata da un video che ha visto su youtube e che filmava una famiglia indonesiana, dove dei bambini di 5 (?) anni stavano pacificamente fumando una sigaretta in compagnia dei loro genitori che li guardavano divertiti.. ma non fatevi ingannare da quello che leggete, gli adulti non erano in preda all’effetto di qualche sostanza stupefacente e non erano personaggi di un film, bensì erano i protagonisti di un reportage live fatto in Indonesia, ideato per far conoscere usi e costumi della popolazione. In Indonesia vedere fumare dei bambini è ritenuta cosa normale, e la riflessione che l’artista voleva suscitare nello spettatore è quella di interrogarsi sulle differenti tradizioni e sui diversi punti di vista, che evidentemente variano diametralmente fra la parte occidentale e quella orientale del mondo. Una cosa considerata normale a Giacarta, viene ritenuta immorale e provocatoria in Europa.

In questo senso l’arte è la disciplina che più di ogni altra si presenta come leader; nessuno come lei sa infatti presentare un soggetto, lasciando libero sfogo alle interpretazioni che ognuno sente in base al personale punto di vista, suscitando l’ammirazione di qualcuno e l’indignazione di qualcun altro. Ed è per questo che è tanto amata, odiata, discussa ma soprattutto è per questo che accompagna l’uomo fin dal principio del tempo: anche quando gli antichi rappresentavano un corpo in modo accademico, o una scena di vita, mettevano qualcosa di personale, rendendo ben riconoscibile il proprio stile.

L’arte -in ogni sua declinazione- è la maggiore forma di espressione della libertà di essere se stessi.

 

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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