Sirante: a Roma l’accusa al potere passa per la street art

STREET ART

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Non ha volto. Potrebbe essere uomo o donna. Italiano o straniero. Di Sirante, nick name del famoso writer nostrano, l’unica cosa certa è che segue l’attualità, ama il Rinascimento ed è fervido oppositore di Salvini. I suoi murali politici compaiono su strade, portici e mura di Roma per poi essere inevitabilmente cancellati ed asportati (quasi fossero dei tumori) dagli impiegati del Campidoglio. L’ultima provocatoria performance del misterioso street artist Sirante è comparsa pochi giorni fa sotto il colonnato di Piazza Vittorio: la sagoma raffigura il ministro dell’Interno Salvini con l’oramai immancabile felpa della polizia, mentre si fa un selfie davanti a una teca di quelle adibite agli estintori, ma piena invece di pistole finte.

Selfie di Salvini

Era da settembre che Sirante non si faceva vivo, da quando ritoccò il San Pietro pentito del Guercino in San Matteo, sovrapponendo il volto del leader leghista che chiede scusa a mani giunte per l’odio istillato negli elettori. Nell’aprile dello scorso anno trasformò via de’ Lucchesi in una sorta di parete museale riutilizzando I bari caravaggeschi con i volti di Di Maio, Salvini e Berlusconi, con tanto di cornice e di didascalia con l’obiettivo di tentare di portare alla luce i giochi politici in atto da sempre. A Maggio doppia esposizione: il Girone d’Italia in via del Corso, con la locandina della corsa rosa rivista in chiave anti-israeliana; e L’incendio del Nazareno, ispirato a Raffaello: un quadro corale della precedente legislatura con Enea – Renzi che trasporta sulle spalle il padre Anchise – Berlusconi per salvarlo dalle fiamme che devastano la città. Estremamente iconica è la rivisitazione del quadro di Hans Holbein il Giovane dal titolo Gli ambasciatori, che ritrae il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente nordcoreano Kim Jong-un in abiti cinquecenteschi, che posano in salotto accanto a uno scaffale colmo di armi e, nel mezzo, un’enorme testata nucleare.

San Matteo pentito

Insomma, Sirante non si fa problemi a opporsi trasversalmente al sistema, investendo chiunque lo rappresenti in quel momento. Si tratta di opere che si appropriano dello spazio urbano e suburbano, a cui viene attribuito un nuovo senso: una denuncia pubblica, una critica al potere nei luoghi del potere che coincide con la ribellione a certe regole, a certi canoni espressivi.
Se in Europa opere del genere sono protette e valorizzate, a Roma si preferisce rimuoverle immediatamente dalle strade. Però, come ben si sa, nulla attira più del proibito e le periodiche rimozioni hanno avuto l’unico effetto di accendere i riflettori su queste produzioni, certificandone la loro pregnanza e scomodità.

Nasce spontaneo fare il collegamento con chi, dalla strada, ha raggiunto una fama mondiale: l’ineffabile painter di Bristol Banksy. Ad accomunarli non c’è solamente l’identità nascosta di chi ha fatto, nel momento della maggior mercificazione dell’immagine, una scelta anticonformista che inevitabilmente incuriosisce e stimola l’immaginario collettivo; ma anche i contenuti che entrambi trattano: l’avversione al capitalismo, al totalitarismo e alla guerra attraverso la satira e i diritti sociali.
E poi si tratta di street art, non di scarabocchi senza senso, come forse li considera ancora qualcuno, ma una corrente stilistica accademicamente accreditata, e anche una nuova tipologia di espressione critica e non violenta che vuole portare alla luce il malcostume e l’immoralità della vita quotidiana.

L’incendio del Nazareno

Apparizioni che in Italia vengono coperte da cartoni e piantonate dai carabinieri in attesa della scientifica per rilevare tracce e impronte. Nel Paese in cui il proverbio Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi è un’utopia, i murales a sfondo politico vengono cancellati a tempo di record! E se la censura impera nella realtà, sul web queste opere d’arte continuano a circolare e si diffondono, per essere consegnate, intonse, alla memoria collettiva.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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