Arthur Schopenhauer e quella vita come pendolo tra dolore e noia

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SchopenhauerArthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) non è soltanto uno dei più importanti e significativi pensatori tedeschi del XIX secolo, ma è una voce fuori dal coro nel contesto della filosofia tedesca dell’epoca, poiché rifiuta e critica il kantismo e l’Idealismo, in modo particolare quello che per lui è definito un gran ciarlatano, cioè Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Il suo pensiero si contraddistingue per il forte pessimismo, che si articola in due opere, Il mondo come volontà e rappresentazione (1818/1819) e Parerga e Paralipomena (1851). Come è noto, la filosofia schopenhaueriana si compendia nel celebre aforisma:

La vita è pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia.

Ma cosa significa? E soprattutto, perché volontà e rappresentazione? Sintetizza il pensatore di Danzica che ognuno di noi ha una propria rappresentazione del mondo (in termini kantiani, il mondo fenomenico), ma questa rappresentazione è tuttavia ingannevole (essendo essa soggettiva e non oggettiva), perché il mondo in quanto tale è conoscibile soltanto dopo aver squarciato quello che Schopenhauer definisce il velo di Maya (forte qui l’influenza delle filosofie orientali).

SchopenhauerLa realtà è una la manifestazione della volontà, di una forza irrazionale (forte è qui la critica a Hegel, che vedeva nel mondo il dispiegarsi di una razionalità), la quale non si cura degli esseri umani e della loro esistenza. A mio giudizio il pensiero del filosofo tedesco caratterizza l’opera leopardiana e anche i romanzi di Thomas Hardy, il quale individua un simile principio  regolatore del mondo (che egli chiama Immanent Will), totalmente indifferente all’umanità. Dopo due convinti assertori della razionalità come Kant e Hegel, appare sulla scena filosofia europea il loro contraltare. 

Se l’esistenza non è nient’altro che la cieca recita prestabilita da una forza incontrollabile ed egoista, va da sé che essa non sia che l’alternarsi tra gioia e dolore, intervallata da brevi momenti di gioia. Come si può dunque vivere in un mondo del genere, dove non esiste alcuna forma di soddisfazione? Il filosofo tedesco prova dare una risposta: prima attraverso l’arte, che consente di astrarsi dalla sofferenza del mondo, poi alla carità (da non intendersi in senso cristiano, in quanto Schopenhauer era un fiero ateo), la quale dovrebbe sfociare nella compassione (inteso etimologicamente, cioè provare sofferenza con i propri simili) e infine l’ascesi, la quale ci allontana completamente dal mondo e dalla sua sofferenza.

Ne discende che il filosofo sia un acceso antinatalista, poiché i nuovi nati si troverebbero costretti a vivere nel dolore perpetuo. È opportuno ricordare che Nietzsche apprezzò, inizialmente, il pensiero di Schopenhauer (definendolo in una delle sue Osservazione inattuali un educatore), ma, la visione vitalista nietzschiana mal si confaceva al pessimismo e alla misantropia schopenhaueriane.

SchopenhauerMa ci sono anche moltre altre opere meno note di Schopenhauer. Nel 1836 lo scrittore completa l’Arte di ottenere ragione, dove, attraverso 38 stratagemmi ci spiega come, è tautologico, ottenere ragione. Non si tratta di un testo fino a se stesso, con cui il filosofo cerca, presuntuosamente, di ottenere ragione a tutti i costi, ma di far riflettere i nostri interlocutori e di cogliere le loro fallacie logiche.

Nell’epoca della post-verità e delle bufale che inondano Facebook e i social media, i suoi fruitori ne trarrebbero sicuramente giovamento nello stanare i diversi avvelenatori di pozzi. In Parerga e Paralipomena (pubblicato in vita auctoris nel 1851) Schopenhauer si pone come iniziatore ai suoi discepoli: si tratta di un’opera in cui il filosofo illustra i punti essenziali del suo pensiero. Molto suggestivo in questo testo è il dilemma dei porcospini: tramite l‘analogia con questi animali, il filosofo sintetizza come due esseri umani, nel momento in cui iniziano essere intimi, potrebbe andare incontro a problemi e incomprensioni che potrebbero distruggere il loro rapporto.

Arthur Schopenhauer non ci consegna un pensiero pessimista, ma ci aiuta anche a vivere il presente e ad affrontare, cum grano salis, i nostri rapporti. Un filosofo senza dubbio attuale, molto attuale.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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