Antonello da Messina, la luce e lo spazio

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Antonello da Messina, la luce e lo spazio

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Ritratto Trivulzio (Ritratto d’uomo), 1476

Antonello da Messina nacque nel capoluogo siciliano intorno al 1429/30 ed a lui si deve l’incontro pittorico tra mondi e stili diversi: la luce e l’attenzione per i dettagli tipici dell’arte fiamminga più pura, con la resa spaziale e la monumentalità figurativa prerogativa del Rinascimento italiano.

Le scarse notizie sulla vita di Antonello da Messina ed i pochissimi documenti, lasciano ancora periodi di ombra nelle travagliate vicende storiche, ma le opere sono testimonianza di una pittura in continua evoluzione conscia delle esperienze dell’arte borgognona e fiamminga, nonché della lezione prospettica e volumetrica di Piero della Francesca. Giorgio Vasari nell’edizione Torrentiniana delle Vite, ammirando la maniera di Antonello, scrisse che il pittore messinese aveva «portato in Italia il modo del colorire a olio» ed ipotizzò così un viaggio nelle Friande. È più logico invece affermare che il suo apprendistato avvenne a Napoli, importante crocevia culturale e commerciale, nella bottega del pittore Colantonio; notizia confermata in una lettera del 1524 che Pietro Summonte inviò a Marcantonio Michiel dove Antonello è menzionato come discepolo di Colantonio. La Napoli di Alfonso d’Aragona infatti si distingueva per il notevole fermento artistico, dal soggiorno di Fouquet, all’arrivo di notevoli quadri fiamminghi, ed era quindi la destinazione culturale perfetta per una formazione artistica di ampie vedute.

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Ritratto d’ignoto marinaio, 1465-1476 ca.

Nel San Gerolamo nello studio, conservato alla National Gallery di Londra, una grande finestra ad arco ci immette nel quadro dove il padre della Chiesa e traduttore della Bibbia, è rappresentato nell’atto di leggere. Con rimandi all’arte fiamminga, nell’elegante studio vengono rappresentati minuziosamente gli arredi, i libri, gli scaffali, lo scrittoio ed i vasi, racchiusi in un’ampia costruzione gotica. La scena, unificata dall’uso della luce proveniente da più direzioni e dall’utilizzo geometrico della prospettiva, è impreziosita ai lati da due spazi razionali, una finestra ed un portico rinascimentale, dove si riscontrano le innovazioni pittoriche paesaggistiche e le vedute quasi topografiche, caratteristica di numerosi altri quadri di Antonello.

Nei numerosi ritratti dipinti, Antonello da Messina riuscì ad indagare l’anima ed il temperamento dei personaggi con un’analisi psicologica accurata; non adottò, infatti, la canonica posizione di profilo ma quella di tre quarti, tipicamente fiamminga, che consentiva maggiore introspezione e risalto delle qualità morali. I personaggi, inseriti in uno sfondo scuro, emergono con prepotenza grazie alla luce ed all’intensità pittorica dei colori, instaurando un dialogo mentale con lo spettatore.

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Annunciata di Palermo, 1476

Nel Ritratto d’uomo o Ritratto dell’ignoto marinaio del Museo Mandralisca di Cefalù, grazie alla luminosità del volto, fatta di lievi sfumature, ed alla gamma esigua di colori utilizzati per l’abbigliamento, l’attenzione è tutta incentrata sullo sguardo e sul sorriso enigmatico dell’uomo. Così come accade nel celebre Ritratto Trivulzio conservato a Torino, dove la figura umana, dalla solida volumetria formale tipicamente rinascimentale, viene esaltata dall’utilizzo della luce e dalla resa dei particolari. L’uomo dalla forte carica psicologica, dallo sguardo fiero ed orgoglioso, sembra cercare un contatto con lo spettatore che, con la presenza della cornice e del cartiglio di derivazione fiamminga, diventa sempre più misterioso. Nell’Annunciata di Palermo, sintesi della grandezza di Antonello, Maria è intenta a leggere quando l’angelo (assente dal quadro) appare per annunciare la lieta novella. La Vergine mostra il suo volto illuminato ed incorniciato da un manto blu; il suo sguardo di estremo pudore e la resa prospettica della mano, quasi ad allontanare l’ipotetico interlocutore, le donano armonia e purezza.

Nel 1475 Antonello si trovava a Venezia dove, tra numerose commissioni, giunse ad esiti del tutto inediti. Assimilata la pittura di Bellini e divenuto fonte d’ispirazione per i giovani artisti lagunari, il pittore diede inizio ad una nuova stagione figurativa, per poi morire nel 1479 nella sua Messina.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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