Yoko Ono, un’icona moderna di instancabile attivismo

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Tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa.

Questa criptica definizione potrebbe calzare a pennello addosso a una delle artiste sconosciute più famose di sempre: la celebre Yoko Ono.

Yoko Ono e John Lennon (1)Nata il 18 febbraio 1933 a Tokyo, Yoko Ono è uno di quei nomi che tutti hanno sentito nominare almeno una volta. Verrebbe quasi da definirla una “categoria aperta“, tante sono le etichette che le sono state affibbiate negli anni: artista, musicista, moglie di John Lennon, causa della separazione dei Beatles, pacifista, attivista, provocatrice, genio creativo o semplice parassita sono tra le principali.

Ma chi è davvero questa donna e come è diventata l’icona che oggi conosciamo? La famiglia Ono faceva parte dell’alta società giapponese: il padre era membro di una delle più importanti famiglie di banchieri nipponici, mentre la madre era una pianista classica. Il periodo della Seconda guerra mondiale, tra i bombardamenti e la fame che colpirono Tokyo e la deportazione del padre in un campo di prigionia cinese, segnò la vita degli Ono e della piccola Yoko. Finita la guerra, la famiglia si trasferì negli Stati Uniti, a cui Yoko Ono rimarrà sempre particolarmente legata.

Negli Usa inizia ad emergere il suo lato artistico, tra mostre di pittura e ambienti bohémienne. Le due grandi muse ispiratrici di Yoko Ono furono fin da subito la pittura (e le performance artistiche in generale) e la musica, che si intrecceranno a tal punto nella sua vita da non poter affermare con certezza la prevalenza dell’una sull’altra. Certo è che in molte delle sue esperienze artistiche svolgono un ruolo chiave il concetto di avanguardia e di sperimentazione, così come si dimostra continua l’indagine e la ricerca di una reazione nello spettatore, spesso passando attraverso la provocazione.

Basti pensare a Cut Piece, una performance durante la quale Yoko Ono stava seduta su un palcoscenico invitando il pubblico a tagliare con delle forbici i vestiti che indossava, fino a rimanere completamente nuda. O ai film sperimentali da lei diretti, tra i quali riscosse un certo successo No.4 (noto anche col titolo di Bottoms), in cui si susseguono una serie di inquadrature di natiche di persone che passeggiano su una pedana mobile, mentre vengono intervistate. Uscendo dagli anni Sessanta e tornando al presente, ricordiamo come sia diventata popolare Wish Tree, la sua installazione allo Sculpture Garden del MoMa di New York (2010): un albero dei desideri cui la gente può appendere cartoncini con scritte sopra poesie, sogni o speranze, che secondo la tradizione religiosa diverrebbero in questo modo realtà.

Yoko Ono oggiÈ sempre l’arte il filo conduttore che porterà Yoko Ono ad unirsi in matrimonio con John Lennon, il 20 marzo 1969. I due si incontrarono per la prima volta nel 1966, quando Lennon visitò l’anteprima di un’esposizione della Ono all’Indica Gallery di Londra, restando notevolmente colpito e coinvolto dalle opere esposte. Nel loro rapporto era inevitabile che la musica avesse un ruolo fondamentale.

Lennon le dedicò diverse canzoni, parlando di Yoko come della sua musa ispiratrice, colei che seppe dare alla sua musica una spinta positiva ed innovativa (i fan dei Beatles non saranno certo concordi, dal momento che molti considerano la Ono come la principale causa della rottura del mitico gruppo).  Ci sono stati anche anni bui in cui entrambi furono dipendenti dalla droga, anni di separazione e riunificazione, anni difficili sfociati nel tragico assassinio del cantante (8 dicembre 1980) ma sembra bene concludere questo breve ritratto con un’immagine positiva, passata alla storia: il Bed-in per la pace, annunciato dai novelli sposi subito dopo il loro matrimonio. Un faccia a faccia con le telecamere che ripresero la coppia in pigiama, nel letto della suite nuziale dell’Hotel Hilton di Amsterdam, impegnata a parlare a difesa della pace nel mondo. Quella pace per cui Yoko Ono si batte ancora oggi, cercando di sensibilizzare le coscienze e i cuori della gente, spesso indifferente ad un tema che a volte ci pare tanto lontano, ma che dovrebbe invece avere un posto centrale nelle nostre vite.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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