Perché la letteratura deve essere la base su cui edificare una società?

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Perché la letteratura deve essere la base su cui edificare una società?

Perché la letteratura deve essere la base su cui edificare una società?
A. Manzoni

Negli ultimi decenni il ruolo della letteratura è stato svalutato. Si è diffusa, infatti, una nuova cultura, dominata dal consumismo e dai mass media, in cui tutto è subordinato alle leggi di mercato. In uno scenario simile le discipline umanistiche passano necessariamente in secondo piano. Ma che ci fai con lettere? È la domanda cui, tutti coloro che hanno scelto quel percorso (o altri simili) all’università, si sentono ripetere quotidianamente. Ma come si può avere una concezione così superficiale a riguardo? Le risposte a questa domanda si devono ricercare nel fatto che in molti sottovalutano l’importanza che ha avuto ed ha quotidianamente la letteratura, a partire dalla costituzione di uno Stato alla definizione delle caratteristiche di una persona.

L’Italia, che al suo principio era carente di una vera e propria struttura statale, ha trovato nella letteratura un collante linguistico e culturale. Perché se una nazione viene unificata sotto il punto di vista politico, non significa automaticamente che sia coesa anche culturalmente. Scriveva così, Alessandro Manzoni, nella poesia Marzo 1821:


Una gente che libera tutta
O fia serva tra l’Alpe ed il mare;
Una d’arme, di lingua, d’altare,
Di memorie, di sangue e di cor.


Manzoni in questa poesia già parlava di Unità: nelle armi, nella lingua e nella religione. E l’Unità d’Italia era ancora piuttosto lontana, nel 1821.

Perché la letteratura deve essere la base su cui edificare una società?
Gustave Flaubert

Si può azzardare, allora, l’ipotesi che la letteratura sia in grado di creare valori? Indubbiamente ogni produzione letteraria risente del clima sociale nel quale vive lo scrittore. Tuttavia questo non significa che un qualsiasi scritto (poesia, romanzo, articolo) debba essere allineato con il pensiero socio-politico corrente. E allora lo scrittore può anche interpretare il ruolo di chi va fuori gli schemi. Di chi propone le sue idee. Attraverso la letteratura noi abbiamo la possibilità di sviluppare uno spirito critico, di guardare oltre e attraverso ciò che ci viene proposto. Senza di essa saremmo facilmente influenzabili, vittime di ogni forma di comunicazione. Dai romanzi possiamo apprendere i comportamenti dei protagonisti, possiamo educarci ulteriormente alla vita. Ma anche alla morte. Perché, se è vero che leggendo costruiamo la nostra personalità, dobbiamo fare i conti anche con lei, e le vicende dei vari personaggi ci mettono in rapporto diretto con questo concetto.

Dunque la letteratura non solo è in grado di creare valori sociali che vanno a costruire la capacità critica di un individuo. Ma conferisce anche la possibilità di dar voce ai problemi sociali, all’emarginazione e alla solitudine. Di accendere una luce, sostanzialmente. Che significa continuare a ragionare nel momento in cui gli altri non lo fanno.
Insegnare la letteratura invece significa essere quasi un mediatore culturale: i ragazzi che apprendono devono confrontarsi con una società distante anni luce da loro. La materia per essere interessante deve quindi stimolare, attraverso l’analisi di altre culture, un lungo confronto.

Dunque, tramite la letteratura, abbiamo la possibilità di parlare di relazioni, di unità linguistica e nazionale, di confronto con altre realtà, di vita e di morte. Ritroviamo tutti quei valori di cui abbiamo bisogno per vivere all’interno di una società. Perché, in ultima analisi, è proprio a questo che serve la letteratura: a vivere.

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere.
Gustave Flaubert

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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