“I Simpson”: ironia e dissacrazione

0 1.104

Il primo episodio de I Simpson venne trasmesso domenica 17 dicembre 1989. Nati dalla penna di Matt Groening e James L. Brooks, dopo ventinove fortunate e popolarissime stagioni, sono diventati la più lunga serie animata statunitense mai trasmessa, con oltre 600 episodi. Senza battuta d’arresto, è già imminente la programmazione della trentesima stagione l’anno prossimo.
Premiati come migliore sitcom del secolo dal Times nel 1999, sono nella lista dei 100 personaggi più influenti ed amati, tanto da essersi guadagnati una stella nella Hollywood Walk of Fame, oltre ad un’infinità di premi e riconoscimenti.

I Simpson furono creati per una una serie di corti animati della durata di un minuto trasmessi durante il Tracey Ullman Show e fecero il loro debutto il 19 aprile 1987 e il primo episodio si intitolava Good Night. La loro fama aumentò man mano tanto da meritarsi di essere trasmessi in prima serata due anni più tardi.

Scanzonati, irriverenti, caricaturali e sempre pungenti, I Simpson offrono un quadro più che mai realistico della società, discostandosi da principesse e principi tipici dei cartoni animati degli anni ’70-’80. Il loro non è un mondo incantato o fiabesco. I Simpson sono una famiglia normale, con problemi e disavventure: lungi dal proporre la casa del mulino bianco, ogni episodio scorre veloce e brioso trasformando la loro visione in un rito immancabile dopo pranzo. La colonna sonora di Danny Elfman è un cult ed è da sempre associata alle vicende di Springfield. Le immagini iniziali scorrono dalle nuvole alla città, terminando nella scuola elementare dove Bart, per punizione, scrive sulla lavagna ogni volta una frase diversa. La sequenza d’apertura è la cosiddetta couch gag, con tutta la famiglia seduta davanti alla TV. Si entra proprio dentro una casa, strampalata come le nostre.
I Simpson amano come tutti le ciambelle, le chiacchiere con gli amici, magari si incantano davanti le vetrine e arrivano stanchi a sera. Nello spaccato di società ben rappresentato nel cartoon c’è il prototipo di ognuno di noi, dal bullo all’industriale, dal clown al killer psicopatico.

Inizialmente considerato un programma stupido o anti-educativo, si è poi smarcato dai pregiudizi, offrendo molteplici spunti di riflessione. Perfino la firstlady Barbara Bush si è dovuta ricredere sui gialli (Barbara Bush risponde a Marge Simpson, Washington Post).

Amati e seguiti in modo trasversale da grandi e piccini, sono entrati anche nel lessico quotidiano: “ciucciati il calzino” o “mitico!” sono ormai espressioni di uso comune. La famosa esclamazione “d’oh” fa parte niente meno che dell’Oxford English Dictionary. Numerose le citazioni di cultura pop, così come gli omaggi ai grandi del cinema e film famosi. Il linguaggio utilizzato dai personaggi salta a piè pari il politically correct, dribblando tabù e luoghi comuni. Schietti e senza peli sulla lingua, portano avanti diversi punti di vista tra la leggerezza delle battute e dei colori vivaci. Con gag comiche e frecciatine al vetriolo, si parla di religione e politica, si irride il servilismo dei media, il potere dei colossi e della fascia dirigente. Non mancano le sottolineature contro l’incompetenza, la malasanità ed i problemi ecologico-ambientali.

La famiglia creata da Matt Groening piace in quanto autentica ed umana. Affronta temi pungenti e scomodi, spesso anticipando i tempi (elezioni politiche, fusioni di aziende, matrimoni gay, temi di vegetarianesimo, tecnologia, etc…). James L. Brooks, produttore della serie, ha infatti stabilito con la Fox un accordo speciale che impedisce alla rete di esercitare qualunque tipo di controllo sui Simpson a livello creativo. Per il loro contenuto sfacciato ed energico, vengono spesso arginati e sedati, finendo nelle maglie della censura – in USA come anche in Italia -. Vietati in Cina e Russia, nella versione araba si trova Omar Shamshoon che mangia salsicce egiziane di manzo e beve bibite gasate, con l’eliminazione delle scene ambientate al bar di Boe (Moe).

Già dal primo episodio era chiaro che questa famiglia sgangherata ci avrebbe raccontato qualcosa di diverso: Un natale da cani, questo il suo titolo. Ecco, non proprio quello che ci proponevano i classici film natalizi, tra tavole imbandite, alberi di Natale sfavillanti con lieti fine diamantati in attici ultramiliardari.

Homer è un buon uomo, anche se pigro e pasticcione. Bart è un bambino vivace che armato di bomboletta spray imbratta i muri o fa scherzi telefonici ai bar. I due maschi di casa sono anche il nucleo emotivo e spesso il catalizzatore di ogni episodio. Un rapporto padre/figlio sincero a tutto tondo, riconosciuto nel mondo con lo sketch di Homer che vuole strozzare il “brutto bacarospo“. Lisa, piccola sognatrice studiosa, vorrebbe cambiare il mondo e salvare tutti gli animali. Maggie ancora non parla, ma è sveglia e osserva tutto. Marge, la classica mamma e moglie che non si ferma mai, semplice ed onesta. Cane, gatto, cognate e nonno completano il ménage familiare.

Homer ha conquistato il pubblico con il suo essere impacciato e lo ha fatto fin dall’esordio. È l’anti-eroe per eccellenza, o forse – a ben vedere – l’eroe del quotidiano moderno. Non può che suscitare simpatia questo ometto panciuto con tre ciuffetti in testa che si ingarbuglia con le prese per le decorazioni e dopo tanto lavoro tra fili e lampadine, le sue illuminazioni sono al limite del tragicomico. Mentre il vicino di casa, il perfetto perfettissimo Ned Flanders ha un impianto accecante tale da poter far atterrare gli aerei. In un Un natale da cani vediamo poi Bart cantare parodie su Batman e Jocker e farsi pure un tatuaggio. Marge dovrà spendere tutti i risparmi per rimuoverglielo. Non resta che confidare nella tredicesima di Homer per affrontare le spese natalizie. E invece! La centrale nucleare taglia gli stipendi ai dipendenti, così il nostro è costretto a trovare un secondo lavoro per comprare almeno qualche gioco ai bambini. La fatica, purtroppo, gli vale solo 13 miseri dollari. Decide di tentare la sorte e giocarseli al cinodromo. Il Piccolo aiutante di Babbo Natale, il cane su cui ha puntato, perde e viene cacciato dalle gare. Ma “è un Simpson” e decidono di accogliere il simpatico mucchietto di ossa in casa. Così, ci sentiamo tutti un po’ Simpson e la fotografia ricordo del loro primo Natale condiviso in TV diventa sprone per affrontare le difficoltà con energia ed autoironia.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.