Baciami, stupido: il bacio, un apostrofo rosa tra le parole «Ciak, si gira»

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Il bacio nel cinema è un argomento particolare. Come nella vita. In entrambi gli ambiti, abbiamo la sensazione che sia una svolta esistenziale, una pietra miliare, un punto di non ritorno: crediamo, ne abbiamo l’aspettativa e vogliamo crederlo, che sia un evento che segnerà per sempre la nostra vita. O almeno il film.

Baciami, stupido: il bacio, un apostrofo rosa tra le parole «Ciak, si gira»
Casablanca, un classico in tutti i sensi

Invece, proprio come nella vita, il bacio nei film non è un punto di arrivo e se anche lo possiamo considerare un traguardo, mutuando un’espressione dal linguaggio ciclistico, è un traguardo volante: antropologicamente assimilando, potremmo definirlo un rito di passaggio, necessario o ad entrare nell’età adulta, o in una nuova fase relazionale, o in una nuova sezione narrativa: così, possiamo considerare alcuni dei baci più famosi del grande schermo, come quelli di Via Col Vento o di Titanic, che non a caso sono nella classifica dei baci a 38mm più amati di tutti i tempi.

Bacio, comunque, è un termine generico: dicesi bacio ogni “atto compiuto applicando le labbra e premendole, per un tempo più o meno lungo, su persona o cosa in segno di amore, venerazione, affetto, devozione“, e alla definizione da dizionario mancano anche alcune definizioni essenziali: lussuria, passione, ipocrisia, tradimento. Per non parlare dell’aspetto magico, atto capace addirittura di risvegliare dalla morte, definizione che fa correre la mente al Principe che sveglia la Bella Addormentata nella versione a firma Disney (e tacciamo dei rospi che si metamorfizzano), ma ci sono anche principesse fetish che svegliano bei dormienti: pensiamo a Carrie Ann Moss che nei panni di Trinity sveglia, con un bacio di vero amore, Keanu Reeves ovvero Neo da un sonno simile alla morte, o da una morte reale nel sonno virtuale, che dir si voglia. Parliamo di Matrix, ovviamente, ma il bacio ritorna anche in Matrix Reloaded, tra Persefone e Neo, e bacio doppio in quanto il programma-Persefone vuole “soltanto” capire che cosa significa questo atto tipicamente umano, e anche in Matrix Revolutions, nella scena della morte di Trinity, vedi anche alla voce bacio d’addio.

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Uno dei due baci importanti in Ghost

Da un punto di vista della tecnica cinematografica, il bacio non è un tema che crea particolari problemi ai registi: il pathos, il coinvolgimento dello spettatore viene comunque assicurato dall’atto in sé, dal fatto che quasi sempre arriva in un crescendo di aspettativa, un climax, e vede al centro dell’attenzione i protagonisti della pellicola, che non di rado sono anche delle star. Non servono pertanto particolari movimenti di macchina o punti di vista singolari, semmai, può essere funzionale una sapiente gioco di luci e sicuramente un adeguato commento musicale: al riguardo, vedasi uno dei baci più noti ed amati della storia semi-recente del cinema, quello tra Rose e Jack (dove, ad onor del vero, la macchina è in una posizione “impossibile”, per quanto frontale). Altrettanto frontale è la posizione della macchina da presa di un altro bacio in cui luci e original motion picture soundtrack la fanno da padroni, ossia il melodrammone semi-spiritico Ghost. Un altro dei motivi per cui ci vien da accostare Titanic e Ghost è la posizione dei due bacianti, con lui che abbraccia lei da dietro (per non dire del bacio tra Molly e il fantasma di Sam), la qual cosa evidentemente porta male stante la fine tragica che attende entrambi da lì a poco, ma questo è – forse – un altro discorso.

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Bacio alle spalle in Titanic

La saga de Il Padrino è fitta di baci, di varia natura ma principalmente di rispetto e devozione mafiosa: spicca su tutti però quello venato di tradimento e vendetta che Michael Corleone dà al fratello Fredo, a suggellare la sua condanna a morte. Ma ammettiamo che, parlando di baci, quelli che sovvengono alla mente sono altri: Rhett e Rossella, bacio d’amore al 50% (solo da parte del povero Rhett); quello de La dolce vita tra Marcello e Anita, decadente e sostanzialmente estetico nel senso filosofico del termine; quelli, entrambi dal sapore vagamente trasgressivo-liberatorio che vedono protagonista Julia Roberts: liberazione socio-classista con Hugh Grant in Notting Hill (vogliamo ricordare anche Bridget Jones?), liberazione emotiva, per entrambi, tra la prostituta Vivian – che non bacia per declaratoria professionale – ed il miliardario anaffettivo Edward.

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Uno dei baci in Brokeback Mountain

Dal sapore solo vagamente liberatorio – ma quale bacio non lo è, in fondo? – quello altrettanto famoso tra Paul e Holly in Colazione da Tiffany, in cui il romanticismo sgocciola letteralmente sui protagonisti che si baciano sotto una pioggia scrosciante: potremmo proseguire con esempi disparati, da altri campioni della classicità come il bacio tra Elizabeth e Darcy in Orgoglio e Pregiudizio. Ma quando ci sovvengono questi esempi, relativamente al cinema, dobbiamo chiederci se ciò avviene per motivi cinematografici o motivi letterario-narrativi: per assurdo ma non troppo, può essere cinematograficamente più significativo il bacio a testa in giù tra Spiderman e Mary Jane rispetto ad un’inquadratura “canonica” nel film tratto da Jane Austen o in Cime Tempestose. Peraltro, per canonica va detto che intendiamo un’inquadratura di stampo tipicamente pittorico, ossia che potrebbe costituire il soggetto per un dipinto, nella fattispecie ad olio.

Baciami, stupido: il bacio, un apostrofo rosa tra le parole «Ciak, si gira»
Il bacio umido tra Raymond e Susanna

Kim Novak e Cary Grant in La donna che visse due volte, Tippi Hedren e Rod Taylor ne Gli Uccelli, Zeta Jones e Banderas ne La maschera di Zorro, Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca: abbassando i toni da tutti i punti di vista, dobbiamo ricordare l’italico Ultimo Bacio di Muccino, praticamente tautologico all’interno di questo excursus. La casistica, si capisce, non è solo tendente all’infinito ma anche estremamente soggettiva: c’è perfino chi considera significativo il bacio tra Christian Grey e Anastasia nelle narcolettiche 50 sfumature di grigio. In un elenco per importanza sia cinematografica che sociale, al contrario, noi inseriamo senza dubbio il bacio tra Ennis Del Mar e Jack Twist nel fondamentale I segreti di Brokeback Mountain, che anche dal punto di vista formale risulta encomiabile per la semplicità e la nitidezza dell’inquadratura

Ma, in conclusione, se ne deve rimanere solo uno, la nostra scelta cade su un bacio non emblematico, non canonico, né formale, eppure incredibilmente significativo per la sua profondità di introspezione dell’animo umano, soprattutto dell’universo femminile: quello tra Raymond e Susanna, l’immenso Dustin Hoffman di Rain man e Valeria Golino. Un bacio statico, esplorativo, umano, empatico, meravigliosamente gestito, filmicamente ineccepibile col primo piano che diventa PPP e il commento musicale inserito nella scena dall’interno in quanto i protagonisti stanno ballando dall’istante della sua idea alla stupenda conclusione dialettica-autistica: «Com’è stato?» – «Umido».

Semplicemente perfetto.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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