#EtinArcadiaEgo – L'”Aminta” di Tasso e il potere salvifico del bacio

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#EtinArcadiaEgo – L’Aminta di Tasso e il potere salvifico del bacio

Ahi Aminta, ahi Aminta,

che parli? o che vaneggi?

#EtinArcadiaEgo - L'Aminta di Tasso e il potere salvifico del bacio
Torquato Tasso

Già, Aminta, perché ti disperi? Sarebbe una domanda più che lecita per chiunque si trovi ad affrontare l’Aminta di Torquato Tasso, dramma pastorale in pieno gusto cinquecentesco e uno dei testi più belli che la letteratura italiana ha saputo consegnare al presente. Curioso che a scrivere questo superbo inno ad Amore sia stato proprio Torquato Tasso, che ad Amore ha sempre anteposto Madre Chiesa, divenendo per lei persino pazzo. In fondo però, Aminta e Torquato hanno molto in comune: entrambi si struggono d’amore per una donna che li rifiuta. E se Aminta, al solo pensiero di vivere senza l’amata Silvia, si getterà da un dirupo, la follia di Tasso, autodenunciatosi all’Inquisizione che lo assolse, lo porterà ad essere rinchiuso in manicomio. E dire che entrambi avrebbero desiderato soltanto una cosa dall’amata: un bacio, capace di salvarli.

Ma torniamo all’opera: essa è ambientata in una vaneggiata età dell’oro, in cui giovani e ninfe popolano una selva priva di dolore e sofferenza, dominata dalla bellezza. Una terra che un paio di secoli dopo sarà chiamata dai letterati Arcadia, ispirandosi alle antiche leggende di Grecia e Roma. Ivi è la casa di Aminta, giovane cacciatore innamorato di Silvia, una ninfa mortale che ha deciso di fuggire dal potere di Amore e rifiutare i sentimenti del ragazzo, nonostante sia legata a lui da una lunga amicizia.

AmintaSilvia, seppur mortale, possiede un potere unico: il suo bacio è in grado di lenire ogni dolore e di curare le ferite. Con l’inganno dunque, fingendo di essere stato morso da un’ape, Aminta induce Silvia a dargli un bacio e sentendosi ardere più del sopportabile per la bella, le rivela i suoi sentimenti. Questa tuttavia lo rifiuta, non credendo al potere di Amore. Amore che è invece di inganni maestro, tanto che la vicenda sarà infatti orchestrata da equivoci continui: il giovane innamorato salva Silvia dall’aggressione di un satiro, ma questa si rivela ingrata e fugge nelle profondità della selva. Credendola morta dopo aver rinvenuto solo una sua veste, Aminta si getta da un dirupo. Silvia è in realtà viva, ma scopre quello che ha fatto il ragazzo e credendolo morto si dispera, capendo di amarlo. Ma ancora una volta, la verità è mutevole: Aminta è vivo, sebbene dolorante, e il bacio di Silvia giunge per lui sincero e salvifico, incoronando Amore protettore delle loro vite.

Amore è infatti il vero protagonista della favola e si rivela nelle sue tre forme: ingannevole, come ingannevole è il dolore di Aminta per ottenere il bacio, bestiale, nella figura del fauno. e infine salvifico, rappresentato dal bacio di Silvia. Egli sa sconfiggere ogni cosa, persino la morte, e nulla sa opporsi al suo volere, come narrato dal coro e riassunto dall’espressione che ha attraversato la storia: s’ei piace, ei lice.

Se tutta la vicenda ruota attorno ad Amore, il bacio è la sua parola, capace di comunicare il suo volere e muovere la vicenda. A scoccare la scintilla in Aminta è il desiderio del bacio ed egli arde sentendo le labbra dell’amata sulle sue e le dichiara il suo amore. E sarà di nuovo un bacio a sciogliere tutti i nodi, il bacio con cui Silvia salva Aminta e corona il trionfo di Amore.

Per la lettura dell’opera, cliccare qui.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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