Charles Darwin, l’evoluzione delle specie e loro successiva involuzione

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L’origine delle specie in un’edizione antica

Nel libro Galápagos Kurt Vonnegut, in uno dei suoi molteplici e caratteristici slanci di ottimismo e fiducia verso il genere umano, descrive un ipotetico futuro post-apocalittico in cui i pochi uomini rimasti vivono, finalmente, in pace e armonia. Non sarebbe nemmeno così catastrofica come fine (per quanto possa non esserlo una storia ambientata dopo un apocalisse), se non fosse che la tanto agognata pace sia giunta grazie al rimpicciolimento del cervello umano e alla conseguente estraniazione da qualsivoglia tipo di reazione emotiva. Non c’è rabbia, non c’è amore, non c’è odio, gli istinti sessuali sono finalizzati esclusivamente alla riproduzione. Nessuno prova più nulla, i sentimenti non esistono. E il mondo funziona, funziona alla grande. L’apatia come punta di diamante dell’evoluzione. Dunque, Galápagos ed evoluzione. Il vostro cervello (che ancora non si è “Vonneguttizzato”, forse…) ha già aperto nuove schermate di ricerca e state già andando a ripescare i vostri studi superiori grazie ad una serie di hashtag (parole chiave, per i puristi del linguaggio). Beagle, teoria evoluzionistica, fringuelli, selezione naturale, Paolo Bonolis. Avete indovinato, il nostro ospite di oggi è proprio lui: Charles Darwin, che nacque a Shrewsbury il 12 febbraio del 1809 e ci lasciò a Londra il 19 aprile del 1882, dopo una vita non lunghissima ma alquanto produttiva per l’umanità intera. Anno cruciale della sua vita fu il 1859, quando pubblicò L’origine delle specie per selezione naturale, oggigiorno uno dei libri più citati e meno capiti, sicuramente fraintesi dagli analfabeti ultracrepidarian funzionali che ne parlano senza averlo letto, ma probabilmente anche senza averlo neppure mai visto in uno scaffale di biblioteca. Charles Darwin fu, tecnicamente parlando, biologo, naturalista ed illustratore, cosa quest’ultima pressoché necessaria all’epoca relativamente alle altre due qualifiche.

Non è detto che sia esattamente un miglioramento, l’evoluzione

Capita poi che un’azienda americana produttrice di microonde abbia perso una causa legale perché, nel libretto d’istruzioni dei suoi prodotti, non aveva scritto che non devono essere usati per asciugare gli animali domestici. Una signora ha così ben pensato di ficcarci il suo gatto, probabilmente per scongiurare il pericolo di un raffreddore post bagnetto. Morale della favola: il gatto non è più tra noi, la signora ha intentato e vinto la causa contro l’azienda sopracitata e ora, nelle istruzioni dei microonde, tutto è molto più chiaro circa la connessione animale-elettrodomestico.

L’evoluzione, evidentemente, è una questione di prospettive.

Diagramma di flusso delle teroie di Lamarck e Darwin

Ma sia chiaro, quanto sopra non ha l’obiettivo di screditare il lavoro di Darwin, tutt’altro. Sappiamo benissimo l’importanza che hanno avuto (e continuano ad avere) i suoi studi. Ha stravolto la visione primitiva che si aveva dei processi naturali; ha delineato i contorni di un concetto enorme come quello della selezione naturale; ed il sopra citato libricino L’origine delle specie per selezione naturale è stato innegabilmente la base di quasi tutte le scoperte future in campo naturalistico.

Quello che vorremo tentare di portare sotto i riflettori è un punto interrogativo, una domanda: siamo sicuri di aver capito il suo discorso? Legge della giungla e legge del più forte? Solo i migliori sopravvivono? Davvero, dov’è che Charles Darwin ha mai parlato di legge del più forte? Evidentemente sfugge un concetto di fondo, che poi è il significato totale del concetto di evoluzionismo: non è finalistico, ma casuale. Il successo dell’evoluzione si basa sull’errore. Darwin non ha mai parlato di sopravvivenza del più forte, bensì del più adatto. Non c’è nessun televoto in natura, nessuno che trasforma l’acqua in vino appena si voltano le telecamere. Darwin ce l’ha detto e noi l’abbiamo dimenticato. Ciao Darwin. Anzi, ciao ciao. O ciaone.

Nessuno vuole essere Robin, ma nessuno vuole essere nemmeno Batman. Diciamo che, di media, si punta più ad essere Bruce Wayne.

Il significato di fondo è semplice: siamo un’infestazione di pulci sul dorso della terra.

Siamo un virus, come asserisce il caro agente Smith.

Darwin l’aveva capito.

Noi cerchiamo di non farlo.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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