Contano solo i soldi: la lezione liberista della Santanché ha un fondamento di verità

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Insomma, tutti a prendersela con la povera Daniela Santanché, ad indignarsi per quella lezione ai bimbi della trasmissione televisiva Alla Lavagna, format mandato in onda da Rai Play. Trasmissione che mette 18 bambini tra i 9 ed i 12 anni a confronto con personaggi di spessore, con la possibilità di fargli domande senza filtri (veramente?): Salvini e la Parietti, Severgnini e D’Alema, Gasparri e Cirino Pomicino, Valdimir Luxuria e appunto Daniela Santanché. La colpa della signora? Aver pronunciato con intento didattico la seguente frase: «Il denaro è l’unico vero strumento di libertà. I soldi servono a essere liberi. Il mio papà ha insegnato a me e ai miei fratelli che chi paga comanda, pagare i propri conti vuol dire comandare». In sostanza, contano solo i soldi.

Daniela Santanché con l’ex compagno Sallusti

E quindi? A parte il reato, che non esiste ma dovrebbe, di ovvietà colposa, dov’è lo scandalo? Avere o essere? E come sarebbe mai possibile, nella nostra società, essere senza avere? A meno di rimanere conchiusi in sé stessi come una monade, qualsiasi intervento esterno nel mondo, che è esattamente quello che ottempera al concetto di essere, presuppone del denaro: che, di conseguenza, è lo strumento che ci consente di essere.

Contano solo i soldi. Il denaro non dorme mai. Soldi fanno soldi. I soldi sono il maquillage più efficace: al pari dello champagne, che però si acquista coi soldi. Anche il potere è estetico, e afrodisiaco: ma il potere, al netto del fatto che è essenzialmente la capacità di infliggere sofferenza gratuita (Cristalli sognanti, Theodore Sturgeon), deriva dal denaro. E il denaro deriva dal potere, tanto che spesso sono indistinguibili: il denaro compra posti di lavoro, sesso, nei limiti del possibile anche la salute (nella forma delle cure migliori). Compra anche il potere: un incredibilmente redditizio posto in un consiglio regionale costa introno ai 50.000€ in termini di investimento in campagna elettorale. O l’equivalente in sesso, certo: potere e denaro coesistono contemporaneamente, come un gatto di Schroedinger (e anch’essi sono in una scatola buia).

I soldi non danno la felicità, ma figurati la miseria: vuoi mettere disperarti su una Zastava o una Bentley? L’aneddotica e la battutistica sono pressoché illimitate, tanto che sospendiamo le citazioni trascurando una miriade di esempi seri e faceti, da zio Paperone a Gordon Gekko, da Shakespeare a Rivelazioni. Dove sarebbe il problema, con l’affermazione della signora Santanché? La caduta del velo dell’ipocrisia? Ma Daniela Santanché non ha fatto altro che esplicitare, in chiave democratica, il pensiero-guida della nostra struttura sociale. Del resto, da parte di un’imprenditrice politicamente attiva nella fazione liberista, cosa ci si sarebbe potuti aspettare? I modelli comportamentali sono quelli. Sportivi, cantanti, Vacchi, Ferragnez, Briatore: ha suscitato meno scandalo quest’ultimo quando ha dichiarato che al figlio non servirà una laurea per avere successo nella vita. Successo materiale, certo: e quale altro tipo di successo esisterebbe mai? ricordiamo sempre che Lapo è uno degli uomini più eleganti del mondo, e un maître à penser. Al pari dello scrittore Fabrizio Corona.

Flavio Briatore

I soldi logorano chi non li ha, per questo contano solo i soldi. Il denaro è strumento di bellezza e intelligenza, rende giovani, cambia la prostituzione in pornografia e poi rende star, è addirittura sinonimo di cultura: ci indigniamo per esci il cane, ma non fremiamo per un neologismo snob che grida vendetta come archistar – perché l’archistar ha un sacco di soldi e successo, gioie.

No, lo scandalo non è quanto detto dalla Santanché. Alla lavagna è un programma dove degli adulti, la cui autorevolezza deriva sostanzialmente dal fatto di essere famosi e ricchi, vengono invitati a spiegare come si sta al mondo. Il problema non è nemmeno la propaganda politica, ma quella esistenziale: Alla lavagna mostra proprio come il fatto di detenere una qualsivoglia forma di potere, che non sia legato alla statura morale o culturale, consenta di porsi in posizione didattica. Il denaro, e la valutazione etica del denaro, è una conseguenza, e per di più marginale. Il problema è l’elenco di ospiti del programma, che sembra tenersi bene alla larga da registi e scrittori, poeti e filosofi, e la strumentalizzazione dei bambini, perpetrata nel quasi totale silenzio assenso anche degli organi di tutela dei minori.

«Ricorda, non sei straniero, sei solo povero: se fossi ricco non saresti straniero in nessun luogo»: l’ONLUS MamAfrica inonda, giustamente, il web di questo slogan. Dov’è la differenza concettuale con quanto affermato dalla Santanché? Certo, noi siamo andati anche oltre, riuscendo ad essere razzisti anche coi negri ricchi e famosi. Ma c’è voluto studio, applicazione e abilità, quello sguardo speciale che ci consente di gioire per la morte di quel tossico di David Bowie (Dio lo vuole: forse in concerto?) e di quel frocio di Freddie Mercury.

Sotto il vestito niente. Noi questi siamo: dei carapaci d’aragosta al cui interno non c’è rimasto nulla.

Contano solo i soldi.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Barbuto dice

    Ti stimo.

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