“Il giro del mondo in ottanta giorni”: l’incredibile viaggio di Jules Verne

0 820

img16-8-1Nel 1872 Jules Verne scrisse quello che sarebbe diventato probabilmente il suo romanzo più noto, Il giro del mondo in ottanta giorni. Il manoscritto uscì come appendice sul quotidiano Le Temps dal 6 al 22 dicembre. L’attesa dei lettori, per il romanzo a puntate, fu così tanta che furono aperte delle scommesse sul destino del protagonista, Phileas Fogg e dei suoi compagni di viaggio. A distanza di pochi mesi, il 30 gennaio del 1873, fu pubblicato un volume unico nel quale furono raccolti tutti i capi usciti sul Le Temps. Ci fu ben presto chi non si accontentò di leggere delle traversie del Signor Fogg e del fedele Passepartout, ma decise di partire per verificare l’esattezza e la realizzabilità dei piani di marcia di Jules Verne. Fra queste la prima fu proprio una donna, l’inglese Signora Bisland. Impiegò esattamente 79 giorni. Ma ci fu chi fece meglio, Nellie Bly nel 1889 partendo da New York riuscì a farvi ritorno dopo aver fatto il giro del mondo in 72 giorni, vincendo così una scommessa pattuita con il direttore del giornale The World. Non soddisfatta ritentò qualche anno più tardi e riuscì ad abbassare il suo record a 66 giorni.

Jules Verne, si ipotizza, abbia tratto ispirazione dalle imprese di George Francis Train, giornalista Americano che ha circumnavigato il globo nel 1870. Le sue avventure suscitarono tanto scalpore da diventare una vera e propria star anche oltreoceano.

Giro del mondo in ottanta giorni
Il giro del mondo in ottanta giorni

Una fortunata coincidenza nell’allora attualità rese il romanzo dello scrittore francese accattivante anche per un pubblico adulto: Félix Tournachon, celebre per aver realizzato la prima la prima fotografia aerea a bordo di un pallone aerostatico, compiva un volo inaugurale con il suo Le Géant (Il Gigante), un mastodontico dirigibile, proprio in un periodo in cui le persone nutrivano un forte interesse per l’avventura e i trasporti futuristici.
Era moltissima la fame di avventura in quegli anni e Jules Verne riuscì a catturare questa nuova dilagante passione e a trasportarla su carta.

«D’ora in poi viaggerò solo con la fantasia». Questa però fu la solenne promessa, non  mantenuta per intero, che il giovanissimo autore, allora undicenne fece al padre, che lo era andato a fermare mentre stava per imbarcarsi come mozzo su una nave che salpava per le Indie: questo episodio è particolarmente significativo per comprendere l’indole di Jules Verne, ma anche i suoi sogni e il suo coraggio,  il suo realismo e la sua rigorosità morale. Nei suoi romanzi l’elemento avventuroso si unisce alla passione enciclopedica delle scienze applicate e per le culture e i popoli esotici: questa dicotomia incarna appieno l’entusiasmo del positivismo, delle scoperte scientifiche che aprono nuove frontiere finora sconosciute.

Jules Verne rinuncia al banale filosofeggiare regalandoci pagine semplici e spigliate, il cui unico fine è di presentare un momento gaio o offrire qualche interessante notizia e informazione curiosa sui luoghi lontani che il prode Phileas Fogg visita.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.