Woody Allen approda in concerto a Milano con la New Orleans Jazz Band

Appuntamento il 28 giugno a Milano (Teatro degli Arcimboldi), il 24 tappa ad Amsterdam e il 26 a Monaco

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Il 28 giugno prossimo è una data speciale per chi, appassionato di Woody Allen e del jazz, non ha intenzione di perdersi lo spettacolo. Il Teatro degli Arcimboldi a Milano ospiterà il regista statunitense e la New Orleans Jazz Band, i quali insieme hanno in programma un tour europeo nei mesi estivi (altre tappe saranno Amsterdam e Monaco rispettivamente il 24 e 26 giugno).

La musica selezionata dal regista statunitense è sempre stata in grado di impedire ai piedi di restare ancorati a terra in una danza seria (basti pensare al sottofondo musicale di Match point, in cui la voce del tenore Enrico Caruso si commistiona abilmente con l’andamento incalzante della suspense, rimanendo un elemento tutt’altro che secondario) per poi però riportare i sognatori disincantati sulle nuvole direttamente nell’umore del protagonista del momento. Come dimostra Ain’t she sweet? in Midnight in Paris, le canzoni hanno il potere di far riecheggiare musicalmente quei pensieri ironicamente allegri e al contempo timidi tipici delle commedie immaginate da Allen. A chi è bastato rievocare questi due film e relativi soundtrack per provare nostalgia, sappia che dalle dieci dell’uno febbraio i biglietti per aggiudicarsi i posti sono online su Ticketone; 75 euro è il prezzo per chi desidera non perdere l’opportunità di vivere una notte indimenticabile, sulle note magistralmente riprodotte da un genio e dalla sua band.  E subito d’improvviso è come se si fosse piombati entro la pellicola di Manhattan, l’immagine in bianco e nero si compone grazie a Glenn Miller che con la sua orchestra racconta una storia che si svolge su un ponte in bianco e nero.

Oppure, per chi ha voglia di innamorarsi, perchè non pensare a Cole Porter, che con Let’s do it trascina con sè in un vortice saltellante che fa più o meno così…

And that’s why birds do it
Bees do it
Even educated fleas do it
Let’s do it, let’s fall in love

Woody Allen e Owen Wilson durante le riprese di “Midnight in Paris”

E invece, c’è qualcuno che non abbia sognato sotto le note di Si tu vois ma mère di Sidney Bechet guardando Midnight in Paris, quando le prime sequenze piovose introducono l’osservatore curioso entro un calendario che scorre veloce inseguendo le stagioni con i loro mutamenti? Gil Bender e la sua fantasia di se stesso in un negozio nostalgia girano per le sale della maestosa Versailles e si perdono nell’egocentrismo antico di un Re Sole che ha pullulato di grandezza il mondo e i ricordi futuri in suo nome, ma altrettanto grande è l’idea di ritrovarsi su un’automobile diretta negli anni ’20, in una notte che riecheggia Bistro Fado nell’aria, mentre il protagonista di Woody Allen raggiunge direttamente le menti di Francis Scott Fitzgerald e della sua Zelda. Ah, e di Ernest Hemingway, i cui dialoghi sono all’incirca così:

Hemingway: quando fai l’amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?

Gil: No, no… Questo non succede.

Hemingway: Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo è vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia. Finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci.

La ruota delle meraviglie

E allora è anche tempo di Charleston, per realizzare che davvero sia realisticamente legittimo conversare con Dalì sull’importanza dei rinoceronti, entro le fila di un passato vibrante di sorpresa.

E poi, non è stata forse magistrale anche la scelta dei Mills Brothers che, attivi dal 1928, sono stati in grado di spalancare il sipario su una Coney Island rossa e beffarda, dalle tinte eccessivamente colorate, entro un sipario kitch inscenato unicamente per mascherare l’ordinarietà di una vita squallida? Una sorta di freak show è la vita familiare presentata in Wonder Wheel (La ruota delle meraviglie), e il ritmo di Coney Island Washboard riassume perfettamente l’animosità dei protagonisti i quali, ognuno a modo proprio, tentano un’evasione da un’esistenza priva di interessi e sedimentata nella stereotipizzazione delle disugaglianze di genere e all’apice dell’infelicità.

Indubbiamente Woody Allen è un celebre regista ma ha indelebilmente segnato un altro tratto distintivo del suo stile: oltre ai dialoghi fitti e ben congegnati in dibattiti umoristici, la musica jazz è una costante e ogni colonna sonora è indubbiamente un tocco di classe in più, un piccolo grande capolavoro che conferma l’originalità di chi, con la mente, sa costruire storie e regalargli un sottofondo adeguato, nella tragicomicità più o meno verosimile della vita di tutti i giorni.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

 

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