La vincente lotta di Ugo Foscolo

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foscolo-friends-camillo-ugoni-1784-18552Nacque a Zante, in Grecia, culla di molti di quei pensatori e poeti che nutrirono le radici della nostra cultura. Ma quella terra che l’ha dato alla luce e che gli ha offerto in dono il sapere della civiltà, non sarebbe stata la patria della sua fortuna. Ugo Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 – Londra, 10 settembre 1827), al tempo ancora Niccolò, arriva in Italia, a Venezia, a soli 11 anni.

Già all’età di 18 anni la sua spiccata indole di uomo di cultura lo porta a frequentare i salotti della città lagunare, fra cui quello della bella Isabella Teotochi Albrizzi, che fu la prima grande passione del giovane Ugo. Ed è qui che quel ragazzo inizia a formare il suo pensiero politico e anche poetico, fra i discorsi degli intellettuali di Venezia. Qui, fra quella gente, cresce giorno dopo giorno il fervore e la passione di cui trasudano le pagine dello Jacopo Ortis, suo primo grande capolavoro.

È il 1798 l’anno decisivo, che trasforma la vita di Foscolo, a soli 20 anni. Il Trattato di Campoformio, quel patto, quel tradimento, che suggellò la completa perdita di speranze nei confronti di chi sino al giorno prima si era offerto come salvatore dell’Italia, dando in pasto alle fauci austriache, non solo il territorio di Venezia, ma anche le speranze di un intero popolo. Quella mente volpina che fa capo a Napoleone, il Giovine Eroe nato di sangue italiano, è il traditore che costringe gli italiani ad appendere ad un chiodo il sogno di libertà dall’oppressore straniero.

A questo punto per Foscolo, citato nell’elenco delle liste di proscrizione, l’unica soluzione è l’esilio.

Dante-AlighieriConfinatosi sui Colli Euganei, piange la sua patria e si dispera per averla persa, ma è anche dominato dalla collera. Furibondo scrive Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1802), lasciando, per la rabbia, i solchi della penna sui fogli carichi di inchiostro. Accusa gli italiani, popolo di sciagurati e vili. Sono «coloro che visser senza ‘nfamia e senza lodo» (Divina Commedia, Inferno III,36), sono gli ignavi di Dante che non scelgono e non reagiscono di fronte ai soprusi di quel burattinaio venuto dalla Francia, che sottomette il popolo, sangue del suo stesso sangue.

La lotta foscoliana è titanica. Proprio come quella del Sommo poeta fiorentino, Dante. Il paragone per Foscolo è immediato. E subito indossa le sue vesti. Non solo l’esilio e la sventura, ma anche la strenua convinzione nelle proprie idee lo accomunano alla figura dantesca: frangar, non flectar. Un animo nobile non può piegarsi di fronte al nemico. Meglio l’integrità d’animo che la vergogna e l’offesa.

Ugo_Foscolo_Memorial_St_Nicholas_Churchyard_Chiswick_from_endTuttavia Foscolo, di fronte a questo mondo sciocco e ingiusto, ha ancora una speranza che lo tiene ancorato alla terra. Il desiderio di gloria lo costringe a ricercare per tutta la sua vita un modo per essere ricordato. Il luogo della sepoltura diventa il tramite tra la vita e la morte. L’unico simbolo dell’esistenza umana. Come rinunciare al ricordo? L’editto di Saint Cloud del 1804 toglie a Foscolo anche questo ultimo appiglio alla vita, per questo i Sepolcri (1807), che lanciano un grido di disprezzo ai suoi nemici.
Ma l’eco di quel «Non dimenticatemi!» ha ancora il potere che aveva un tempo. Per questo, Italiani, non dimenticate!

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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