I grandi saggi – Cosa resta della gratuità? domanda quasi retorica dalla risposta evidente, ossia nulla

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E sì che basterebbe pensare ad uno degli esempi più clamorosi ed empirici in palese e reiterata evidenza, per capire che non esiste la gratuità, confortati dall’esempio di matematica statistica più elementare in assoluto e basato una semplice divisione, la cosiddetta media del pollo: sin dai tempi delle tv private tutti noi siamo subissati di esempi di venditori che cercano di smerciarci un pacchetto di prodotti, solitamente quattro (gioielli, detersivi, set di coltelli, lampadine, decorazioni natalizie…) ad un costo X, per poi svelarci che – solo per un tempo limitato, sia chiaro – abbiamo l’occasione di avere un’analoga quantità in omaggio. Gratis. Ma qualsiasi mente non obnubilata capisce che se X è il costo di quattro prodotti, e poi di 8, non abbiamo quattro pezzi ad un costo unitario di X/4, bensì il costo unitario è X/8: e tanti saluti alla gratuità dei 4 pezzi a gratis. Cosa resta della gratuità? Verosimilmente, nulla: ed è proprio quanto ci dice uno dei più importanti filosofi contemporanei, Jean-Luc Nancy nel saggio che si intitola, appunto, Cosa resta della gratuità?.

Considerato un esponente del decostruttivismo, Nancy è professore emerito a Strasburgo, autore di una mole di opere che vanno dalla riflessione di stampo politico a quella su arte ed estetica, avendo indagato problematiche politico-sociali nelle dinamiche intersoggettive e comunitarie della società moderna: Cosa resta della gratuità? orienta la propria indagine proprio in tal senso, affrontando la questione della possibilità dell’esistenza del “gratuito assoluto” sia in senso collettivo che individuale. Nancy attinge come base di partenza a Marcel Mauss e Derrida, rispettivamente in tema con il Saggio sul Dono e Donare il tempo, risalendo però fino ad Heidegger.

Donare è un’azione di rilievo soprattutto sociale: ma è reale? Inoltre, che spazio può esserci per la gratuità se socialmente veniamo costantemente bombardati da concetti di efficacia/efficienza? Cosa resta della gratuità? riflette sul concetto di dono e, interessandosi di un concetto come il “riconoscimento del debito”, conduce ad interrogarsi sul legame tra debitore e creditore.

Jean-Luc Nancy

È certo che nessuna forma di scambio può essere gratuita». Le due nozioni si escludono. Lo scambio implica una reciprocità. Pubblicato da Mimesis Edizioni, Cosa resta della gratuità? è una riflessione di poche pagine ad altissima densità che portano alla dimostrazione che qualsiasi interazione umana è di stampo “economico”, e che per l’homo economicus parlare di dono (e quindi di gratuità) è un controsenso: ad un dono corrisponde sempre un controdono. Il pro bono non esiste, se non come meccanismo formale socialmente accettato: qualsiasi forma di generosità, o financo di carità, presuppone un ritorno utilitaristico almeno simbolico, in termini di prestigio, pubblicità, potere, successo, definizione del sé, stabilendo un debito che va, appunto, riconosciuto – ovviamente non solo in termini strettamente economici ma in qualsivoglia ambito dell’esperienza umana, non ultimo quello sessuale.

Non pensiamo di sbagliare se diciamo che il termine ultimo del controdono, non avendo alcun tipo di riconoscimento ulteriore, debba venir considerata la gratificazione personale del donante, secondo un moto delle spirito umano verosimilmente insopprimibile anche per gli spiriti elevati ed ascetici: e qualora tale moto non dovesse avvenire, subentrerebbe un’analoga gratificazione (secondaria, per così dire) per la propria elevazione di spirito, in un loop di paradosso e contraddizione che, comunque, darebbe ragione ai sostenitori dell’inesistenza della gratuità, al novero dei quali ci pregiamo di appartenere.

Tra molti altri spunti, da quelli storici a quelli etimologici, vi è un solo punto in cui il ragionamento di Nancy si fa fallace, sebbene in seconda battuta: il filosofo ammette una possibilità di gratuità non tra “animali parlanti”, ma nell’ambito della natura, nella quale ipotizza la possibilità potenziale di un dono senza ritorno, e porta ad esempio Georges Bataille che sosteneva che «il Sole dà senza ricevere».

Omaggio, dono, regalo: concetti astratti che non esistono nella realtà

A noi, invece, appare evidente che in assenza di coscienza non vi può essere azione alcuna: se non dal punto di vista strettamente grammaticale, il Sole e ogni altro oggetto inanimato e privo pertanto di coscienza non è in condizione di dare alcunché, ma solo di essere, o meglio ancora di esserci, senza che ciò comporti la possibilità di un’azione. La percezione umana, e convenzione logico-grammaticale, per cui il Sole dà, è una semplificazione di comodo. E peraltro, per riempire di significato il concetto di dare deve sussistere quello, e la possibilità, di non-dare, cosa che al Sole non è evidentemente possibile, così come qualsiasi corpo non può sottrarsi dal dare (o fare: ecco il limite intrinseco dell’espressione linguistica) ombra.

Questa imperfezione logica non inficia comunque il valore assoluto del ragionamento di Nancy. La risposta alla domanda Cosa resta della gratuità? è chiara.

Nulla.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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