Stendhal, il romantico realista

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Stendhal, il romantico realista

stendhal
Olof Johan Södermark – Stendhal (1840)

La storia della letteratura è caratterizzata dall’avvicendarsi di correnti diverse, declinate in temi nuovi e vecchi che si intrecciano nelle penne di scrittori sempre alla ricerca del modo migliore per mettere su carta ciò che sentono nel loro animo. Questo avvicendarsi di situazioni letterarie e autori sempre diversi ci offre oggi un vastissimo panorama con cui abbiamo la possibilità di avere un confronto, dal quale ne usciremo senza dubbio arricchiti.

Ovviamente a seconda del contesto socio-culturale o, per considerare il singolo individuo, della propria sensibilità, alcuni autori e alcune tematiche potranno sembrarci più vicini, mentre altri, pur non volendo togliere nulla al loro valore letterario, ci sembreranno asettici o per lo meno lontani dai nostri bisogni.
Per trovare risposta alle nostre domande, o almeno un parallelismo che ci faccia sentire vicini a quei “grandi” del passato, è spesso necessario individuare qualche figura che, pur da figlia della sua epoca, ha lasciato come eredità un messaggio che ha oltrepassato i confini del suo secolo e che può essere colto nella forma più verosimile anche da noi.

Tra questi “grandi” che possiamo considerare più vicini, ce n’è uno che può vantare la definizione di  “autore meno invecchiato dell’Ottocento”. Di chi stiamo parlando? Di Marie-Henri Beyle, noto a tutti come Stendhal, pseudonimo scelto in onore del critico e storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann, nato nella cittadina svizzera di Stendal.

Nato il 23 gennaio 1783 a Grenoble, paese a sud-est della Francia, Stendhal ebbe modo nel corso della vita di assistere da vicino a moltissimi avvenimenti destinati a cambiare il corso della storia non solo francese, ma dell’intera Europa. Gran parte della sua vita è infatti legata alla figura di Napoleone Bonaparte sia nei tempi del successo del condottiero sia in quelli del declino, che resero indispensabile per lo scrittore trovare altri canali per riscattare la sua persona compromessasi con il regime.

Nonostante la sua vicinanza all’ambiente della corte, Stendhal ricoprì ruoli sempre di secondo piano sia per la sua estrazione sociale (non veniva da una famiglia nobile ma borghese), sia perché non era realmente interessato alla carriera militare (che pure fu la prima a intraprendere) o politica. Le sue vere passioni infatti erano la letteratura, la musica, le donne e soprattutto l’Italia, Paese di cui si innamorò subito quando vi andò per la prima volta nel 1800 come soldato dell’armata del Primo Console e che continuò ad incantarlo tutte le volte che ebbe occasione di visitarlo. Non a caso alcuni dei suoi primissimi lavori letterari nacquero proprio con l’intento di lodare l’Italia: Storia della pittura in Italia (1817) e Roma, Napoli e Firenze (1817), quest’ultimo un libro in cui troviamo pensieri e impressioni raccolte dallo scrittore durante la visita di quelle città.

Ma quelli che senza dubbio sono considerati i capolavori di Stendhal sono Il rosso e il nero (1830) e La Certosa di Parma (1839). In queste due opere infatti troviamo un condensato del suo pensiero, della sua stessa vita e dell’epoca in cui ha vissuto. Come si può infatti non ritrovare nell’ardore di Fabrizio del Dongo le idee romantiche a cui Stendhal si era completamente convertito dopo un inizio di studi illuministi? O come si fa a non riconoscere nei personaggi che circolano intorno a Julien Sorel i tratti tipi della società reazionaria post-napoleonica? Inoltre questi due interrogativi mettono in risalto due aspetti fondamentali di quei due capolavori di Stendhal: la passione romantica che anima i personaggi che si mischia con un brillante realismo narrativo di cui l’autore si serve per mostrare la verità sul suo tempo.

Importantissimi nei romanzi di Stendhal sono infine i personaggi, sempre diversi nella loro unicità. Anche ad una superficiale lettura sarebbe difficile accostare l’ambizioso e astuto calcolatore Julien Sorel con l’esaltato e passionale Fabrizio del Dongo, eppure tutti in realtà hanno in comune quello spirito romantico che apparteneva in una certa misura anche all’autore. Proprio per questa affinità che sente, Stendhal instaura sempre un rapporto diretto con i suoi personaggi, lodandoli ma anche rimproverandoli, e non si limita ad essere un narratore onnisciente ma anzi, cerca con la sua soggettività appassionata di avvicinare il più possibile i lettori alle vicissitudini dei protagonisti delle sue opere.

Nel suo misto di realismo e romanticismo passionale, Stendhal è un autore che ancora oggi, a oltre 200 anni dalla sua morte, avvenuta a Parigi il 23 marzo 1842, può ancora riuscire a trasmetterci qualcosa che vale la pena provare a scoprire.

 

Silvia Meloni per MIfacciodiCultura

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