Édouard Manet: un pre-impressionista fuori dai canoni

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Musica alle Tuileries, 1862, National Gallery di Londra

Solitamente la prima notizia che si dà riguardo Édouard Manet è il fatto che, pur essendo considerato l’iniziatore dei pittori moderni, non fu mai annoverato tra il gruppo degli impressionisti. Infatti, preferì sempre sviluppare una posizione artistica autonoma, prediligendo il rinnovamento delle opere dall’interno del mondo accademico, piuttosto che un’innovazione propriamente avanguardista. Questo suo distaccamento, eppure questa sua vicinanza, volontaria e involontaria insieme, al movimento dell’Impressionismo può sembrare paradossale, dal momento in cui Manet seguì sempre le discussioni di questa cerchia di artisti presso i Cafè Guerbois e Cafè della Nouvelle Athènes, però non espose mai le proprie tele insieme a loro presso il Salon. Il suo tocco talvolta assomiglia così tanto a quello degli impressionisti canonizzati che ne è assimilabile. Certamente, una delle caratteristiche tecniche che di Manet si notano maggiormente, vi è quella del colore: macchie pure e stese uniformemente sulla superficie della tela, che fanno percepire ancor più le sagome dei personaggi stagliati sullo sfondo.

Il pittore francese nacque il 23 gennaio del 1832 da una famiglia borghese. Dei suoi cinquantun anni di vita ricordiamo due cesure professionali fondamentali: nel 1863 la rottura definitiva con la pittura accademica e nel 1873 l’influenza definitivamente evidente della pittura impressionista. Certamente, in generale, il suo apporto al mondo dell’arte è stato fondamentale e unico, senza precedenti, anche per lo scandalo che gettò a causa di alcuni dipinti. Non si possono non citare Colazione sull’erba e Olympia.

Colazione sull’erba, 1863, Museo d’Orsay di Parigi

Dal momento in cui la Colazione sull’erba fu rifiutato al Salon, nel 1863, fu esposto in un circolo alternativo che Napoleone III aveva istituito appositamente per quegli artisti non propriamente canonici, come Édouard Manet. Peccato che nemmeno al Salon dés Refusée l’opera trovò consenso positivo adeguato ed è facilmente intuibile capirne il motivo. Infatti, la tela mostra una perfetta e tipica situazione borghese, come può essere il rito della colazione, con una sola eccezione, più che evidente e più che insolita: la donna in compagnia dei due uomini borghesi è completamente nuda. Eppure, nessuna vergogna, nessun imbarazzo. Fa colazione sull’erba come se fosse niente. A Manet non piacciono le mezze misure: predilige, al contrario, la naturalezza nel comportamento della donna, la sua rappresentazione è troppo realistica, specialmente in un momento così apparentemente quotidiano. Si può immaginare come il pubblico non riuscisse a cogliere l’intento dell’artista, che, grazie all’espediente della nudità, vuole indicare il passaggio dalla pittura del passato a quella del presente, il contrasto che ne deriva. Eppure, la riflessione di Manet non si ferma qui: non si può ignorare, infatti, l’ispirazione per questo quadro a partire dal Concerto campestre di Tiziano. Prendendo come modello il pittore veneziano (e ricordiamo che molte delle opere di Manet si rifanno anche allo stile di Goya, Velázquez, Giorgione), le due figure femminili (quella in primo piano e quella china sullo sfondo, coperta da veli, a raccogliere dell’acqua) rappresentano due ninfe, dunque un atto di purificazione, rispetto alle figure maschili, che fanno parte della società, perciò vestite e distinte.

Anche nel secondo caso abbiamo Tiziano come riferimento, poiché Manet si ispira, in modo assolutamente originale, alla Venere di Urbino, e poi saranno altri artisti quali Goya a riagganciarsi al medesimo obiettivo, come si nota con la sua Maya desnuda. Ma l’Olympia dell’autore francese desta ancora più stupore. Innanzitutto, la questione del colore: gli impressionisti canonizzati non facevano mai uso del nero, mentre Édouard Manet, essendo sui generis, non si fa certo problemi a riguardo. Perciò la tonalità della pelle della serva e del pelo del gatto ai piedi del letto si perdono sullo sfondo, ed entrano ancor più in contrasto con la pelle bianca, limpida della donna spoglia adagiata sul letto, le cui lenzuola risultano sempre più bianche e candide. Inoltre, a provocare scandalo è il fatto che la donna ritratta fosse una prostituta, che addirittura in maniera così sfrontata fissava lo sguardo sullo spettatore.

Olympia, 1863, Museo d’Orsay di Parigi

Il dipinto in copertina s’intitola Il bar alle Folies-Bergère e risale al 1881. Risulta significativo in quanto una tra le ultime opere realizzate da Manet. La rappresentazione centra in pieno la produzione artistica del pittore, partendo dal soggetto e arrivando alla concezione dello spazio illusionistico, dal momento in cui, alle spalle della cameriera Suzon, vi è uno specchio che mostra tutto il locale parigino alla moda, e anche, sul lato destro, l’uomo con cui la donna sta conversando. Anche in questo caso il nero domina, in tutte le sue macchie, eppure non vi è percezione di soffocamento, nonostante il bar alle Folies-Bergère sembri molto affollato. E ciò è indice della sapienza tecnica di Manet. In ultimis, Musica alle Tuileries, esemplificativo ancora una volta per evidenziare l’ambiente borghese della città parigina in cui viveva l’artista, in cui si potevano incontrare i grandi artisti, intellettuali, letterati dell’epoca. Ai giardini delle Tuileries grande festa: sembra di partecipare realmente a un concerto, insieme a una folla di gente che canta, balla, chiacchiera e si diverte. Entrando nel vivo di tutto quel colore.

Édouard Manet morirà a Parigi il 30 aprile 1883.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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