Gotthold Ephraim Lessing: un uomo in cammino

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Gruppo del Laocoonte

Gotthold Ephraim Lessing (Kamenz, 22 gennaio 1729 – Braunschweig, 15 febbraio 1781), l’uomo dell’eterna questua, fu scrittore, filosofo e drammaturgo. Spirito libero per nascita e illuminista per adozione, viene considerato uno dei più importanti personaggi di questo periodo che formerà il suo carattere e ravviverà il già forte interesse per la ricerca della verità. La sua educazione illuministica ha il merito di aguzzargli la vista e di stimolare l’atteggiamento critico verso ogni cosa attorno; aspetto che tutti dovremmo coltivare per sforzarci di comprendere meglio il reale senza dogmatismi. L’Illuminismo infatti ha l’enorme pregio di non prendere più nulla di già dato come giusto e vero a priori ma di indagare se le cose stiano effettivamente così. Questo atteggiamento verso il mondo, perché di atteggiamento si parla, porta a mettere gradualmente in crisi tutto il sistema culturale e valoriale dell’epoca.

Lessing per tutto l’arco della sua vita si fa portatore attivo di questo domandarsi che considera necessario. L’applicazione della sua ragione avviene quindi in tanti e disparati campi di indagine apportando sempre una voce diversa dal coro rendendo così dialettica la risposta, mai definitiva. Una cosa che apprende presto infatti è che ogni conoscenza acquisita deve essere soggetta a correzioni e contributi provenienti dalle nuove esperienze vissute, in modo tale da considerare conoscenza autentica non quella di chi difende a qualunque costo le proprie posizioni ma quella di chi si espone con piglio dubitante ma aperto. Del resto la sua ricerca continua per una vita senza che il suo cammino si fermi mai.

Charles Gabriel Lemonnier, Une soirée chez Madame Geoffrin (1812)

Egli affida le proprie riflessioni a una rivista indipendente creata insieme a due suoi amici nella quale può sentirsi totalmente libero di esprimere il suo pensiero. Da essa si inserisce nel dibattito teorico sull’eredità classica scrivendo il Laocoonte col quale sostiene, diversamente da Winckelmann, che le arti figurative si differenziano dalla poesia perché le prime rappresentano delle immagini istantanee e quindi nello spazio mentre la seconda rappresenta azioni in successione e quindi nel tempo. Ma l’apporto di Lessing non si ferma qui, infatti egli partecipa anche al dibattito contemporaneo sul teatro contro la posizione di Gottsched, che sostiene che, per la rifondazione del teatro tedesco ci si debba basare sui francesi Corneille e Racine, grandi sostenitori delle tre misure aristoteliche. Lessing contrappone ai due francesi Shakespeare, per lui esempio di genialità assoluta, che non necessita di regole per far appassionare il pubblico. Egli trascrive anche i principi della tradizione e del teatro moderno nella Drammaturgia d’Amburgo che non ha, come ci dice il suo autore, «la pretesa di fornire una trattazione sistematica della drammaturgia» bensì il pregio di accompagnare il lettore all’interno dell’arte teatrale. Contrariamente a quanto superficialmente ci si aspetterebbe egli non rigetta completamente Aristotele ma lo rielabora in funzione della propria esperienza personale. In particolare si interessa al concetto aristotelico e platonico di imitazione (mimesis) da lui scartata nel senso di copia esteriore del reale ma ripresa e celebrata quando intesa come antro caleidoscopico del nostro sentire soggettivo. Quel che interessa a Lessing è proprio indagare la natura dell’uomo: i personaggi acquistano quindi sfumature più simili alle persone reali e, nell’andamento, il comico si mischia col tragico… come nella vita.

 

Esempio della sua estrema criticità vagliante ogni cosa da lui incontrata, è il suo pensiero religioso affidato alle parole e al racconto di Nathan il saggio nell’omonimo suo dramma. Quest’ultimo, interpellato dal Saladino su quale sia la vera religione, risponde con una storia. C’era un padre di tre figli da lui amati in ugual misura che possedeva un anello con il potere di rendere amabile davanti a Dio l’uomo che l’avesse in suo possesso e credesse al suo potere. Arrivati i suoi ultimi giorni di vita e non sapendo a chi dei figli donare l’anello, dal momento che tutti e tre erano ugualmente meritevoli, decise di farne due copie perfette e distribuire i tre anelli in maniera casuale. In questo modo ognuno dei figlio avrebbe dovuto credere al proprio anello e comportarsi rettamente per rendersi amabile a Dio. Questa metafora ci dice che non è possibile sapere quale delle tre religioni monoteistiche sia la migliore ma che la necessità è di vedere quello che hanno in comune: tutte e tre sono amate ugualmente da Dio che viene creduto attraverso la fede in esse. Ecco le ultime parole della storia che nuovamente ci ricordano l’esempio di Lessing e della sua vita vissuta alla volta della verità:

È certo ch’egli vi ha amati del pari tutti e tre, poiché non volle umiliarne due per premiarne un terzo. State bene! Emulate or voi quel suo amore incorruttibile e scevro di pregiudizi.

Stefano Brusco per MIfacciodiCultura

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